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Setteottobre Rassegna Stampa
16.09.2026 Gli israeliani tornano in Marocco
Cronaca di Rosa Davanzo

Testata: Setteottobre
Data: 16 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: «Gli israeliani tornano in Marocco»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Rosa Davanzo dal titolo: "Gli israeliani tornano in Marocco"

Gli israeliani tornano in Marocco

Tre collegamenti diretti alla settimana tra Tel Aviv e Marrakech. Il settore turistico marocchino aspetta il ritorno dei visitatori israeliani e punta a recuperarne 20 mila entro fine anno

 

Quasi tre anni dopo il 7 ottobre e l’interruzione dei collegamenti diretti, gli israeliani stanno tornando in Marocco. Ad agosto sono ripresi i voli fra Tel Aviv e Marrakech e oggi sono disponibili tre collegamenti diretti alla settimana, operati da compagnie israeliane. Un ritorno ancora limitato nei numeri, ma importante anche per il significato dei rapporti fra Israele e uno dei Paesi arabi che hanno normalizzato le relazioni con lo Stato ebraico.

Secondo le previsioni del settore turistico, entro la fine dell’anno potrebbero arrivare direttamente in Marocco circa 20 mila israeliani. Una cifra ancora lontana dai livelli precedenti alla guerra, quando i visitatori provenienti da Israele erano arrivati a circa 100 mila, ma la domanda iniziale lascia intravedere una ripresa significativa. I voli disponibili, secondo gli operatori, registrano già un’elevata occupazione e altri israeliani raggiungono il Paese facendo scalo in aeroporti intermedi.

«Vediamo che c’è domanda e ci aspettiamo che continui a crescere», spiega Yishai Molad, responsabile del settore viaggi attivi del gruppo Issta Sport.

Il Marocco occupa un posto particolare nell’immaginario e nella storia di molti israeliani. Centinaia di migliaia di cittadini dello Stato ebraico hanno origini marocchine e per loro un viaggio a Marrakech, Casablanca o nei villaggi dell’Atlante può significare anche ritrovare luoghi legati alla storia familiare.

È il caso di Uri Attias, guida turistica nato da genitori marocchini e da oltre trent’anni accompagnatore di gruppi nel Paese. Ad aprile tornerà in Marocco con una comitiva dopo un’assenza di circa tre anni e mezzo.

«Per me tornare in Marocco è come tornare a casa», racconta. Attias parla marocchino e conserva nel Paese una vasta rete di amicizie. I suoi viaggi cercano di andare oltre gli itinerari turistici tradizionali: visite nelle case, nei villaggi e nelle scuole, incontri con famiglie locali, pasti condivisi e contatti con la comunità ebraica.

Il rapporto personale, racconta, è rimasto intatto anche durante gli anni della guerra. «Gli amici sono come una famiglia, sia gli ebrei sia i musulmani. Quando mi ospitano alla fine del digiuno del Ramadan, ai matrimoni o alle feste familiari, sono uno di casa».

Anche sul versante marocchino il ritorno dei turisti israeliani è molto atteso. Negli anni precedenti alla guerra si era sviluppato un intero settore economico rivolto ai visitatori provenienti da Israele: ristoranti kosher, alberghi, società specializzate in escursioni in fuoristrada, autisti e guide. L’improvvisa scomparsa di quel mercato ha rappresentato per molte attività una perdita considerevole.

«Ci sono molte imprese in Marocco che aspettano davvero i turisti israeliani. Per loro sono una fonte di ossigeno», afferma Attias. Alcune società organizzavano due o tre viaggi al mese destinati esclusivamente a gruppi israeliani prima che tutto si interrompesse. Secondo la guida, l’atteggiamento della popolazione locale nei loro confronti non è sostanzialmente cambiato: «Aspettano che tornino i gruppi organizzati».
La ripresa sta inoltre riportando sul mercato forme di turismo diverse dai tradizionali circuiti fra Marrakech, Casablanca e le città imperiali. Gli operatori propongono escursioni in bicicletta, viaggi in fuoristrada e itinerari attraverso i villaggi e le montagne dell’Atlante, con una particolare attenzione agli incontri con le comunità locali.

Per molti israeliani resta centrale anche il turismo delle radici. C’è chi cerca il villaggio dal quale partirono genitori o nonni, chi visita le tombe di rabbini e tzaddikim e chi vuole ricostruire una parte della propria storia familiare. In Marocco la presenza ebraica risale a molti secoli fa e ha lasciato sinagoghe, cimiteri, quartieri e luoghi di pellegrinaggio ancora profondamente legati alla memoria degli ebrei marocchini trasferitisi in Israele.

Il ritorno dei voli diretti assume così un significato che va oltre il turismo. Dopo quasi tre anni di guerra, tensioni regionali e drastica riduzione dei viaggi degli israeliani in molti Paesi della regione, la rotta Tel Aviv-Marrakech riapre un canale rimasto congelato dal 7 ottobre.
Per ora i numeri sono piccoli rispetto al passato. Ma gli aerei hanno ricominciato a volare e, dall’altra parte del Mediterraneo, c’è un settore turistico che aspetta gli israeliani con una frase molto semplice: tornate.

 


info@setteottobre.com

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