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Il Riformista Rassegna Stampa
16.09.2026 Il documentario Naza che accusa senza mostrare
Commento di Andrea Atzeni

Testata: Il Riformista
Data: 16 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Andrea Atzeni
Titolo: «Il documentario Naza che accusa senza mostrare»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "Il documentario Naza che accusa senza mostrare"

 
Andrea Atzeni

Non l’ho visto, non lo vedrò e non mi piace – per dirla con Scheiwiller e Manganelli – questo ennesimo capolavoro del Nouveau Cinéma Palestinien. Né accompagnerò gli studenti alle solite matinée per scolaresche pronte all’indottrinamento. Se si può girare un documentario senza volti né nomi, se ne potrà poi parlar male anche senza averlo visto né sentito? Non si tratta neppure di recensirlo, tra l’altro. Neppure i critici di professione, come vedremo, l’hanno davvero recensito. E poi che l’IDF si accanisse sistematicamente contro i civili palestinesi e che cercasse di farne fuori il più possibile in ogni occasione fino al massacro e al genocidio, l’abbiamo sentito e risentito ormai per anni e anni. Che ci fosse qualche whistleblower, pure. Era ora che qualcuno si mostrasse, finalmente. E invece niente, solo barbe finte e autotune. Tutti d’altronde hanno sentito anche l’altra versione, forse, almeno una volta di sfuggita. Le norme d’Israele e le regole d’ingaggio dei suoi militari sono chiare e dicono l’esatto opposto di quanto si mormora. Non solo non si possono colpire di proposito i civili, sulla base di una principio di civiltà minimale, ma si deve ridurre il più possibile il numero delle pur inevitabili vittime collaterali, nonostante i terroristi in abiti civili e nonostante l’impiego degli scudi umani da parte loro. Nel film, ci è stato spoilerato, alcuni soldati israeliani – che, si badi bene, non ce l’hanno con Israele ma soltanto col suo attuale governo – svelano che gli ordinisuperiori violano di fatto tutte quelle nobili ma astratte direttive. Ora, a qualsiasi spettatore sano di mente avrebbe dovuto affacciarsi nella testa qualche piccolo interrogativo da rivolgere ai bei soldati tenebrosi. Se avete ricevuto tali ordini criminali, perché li avete eseguiti? In questo modo non vi siete resi complici? Non sapevate che il soldato di un paese civile non può essere costretto a obbedire a ordini illegali? Non sapevate che era anzi vostro dovere disobbedire? Quando avete realizzato la vera natura di tali ordini, perché non avete sporto denuncia contro i loro autori ed esecutori? Perché anziché rivolgervi alle autorità avete preferito parlarne in incognito ad alcuni registi alla moda in cerca di idee? Perché non avete orgogliosamente mostrato pubblicamente i vostri volti nel difendere la giustizia e nel fare il vostro dovere? Va bene essere umili e disinteressati, ma i premi non sarebbero toccati a voi? Già immaginiamo le repliche sdegnate. Non possono mostrare i loro volti perché il regime li perseguiterebbe e condannerebbe, li farebbe tacere e sparire in qualche modo. E pazienza se il problema era solo il governo Netanyahu. Israele è comunque come la Russia, l’Iran, la Cina. Peraltro la sola eventuale idea sterminazionista di un Netanyahu per raggiungere il soldato con le armi in pugno quanti passaggi dovrebbe compiere? Lungo la catena avrebbe incontrato soltanto omertosi esecutori d’ordini e volonterosi carnefici al servizio del novello Führer? Allora sono davvero tutti nazisti questi israeliani? Fatti salvi, s’intende, i registi dissidenti e i pentiti che hanno confessato al loro cospetto. Costoro sono la salvezza e la gioia. La salvezza per tutti quanti hanno lodato e premiato il film al Festival del Cinema di Venezia proclamando seri seri di non essere antisemiti, giacché hanno persino degli amici ebrei pure loro! La gioia liberatoria è esplosa in un irrefrenabile applauso di oltre venti minuti dopo la proiezione. E parliamo di esperti del settore, di Premio Speciale della Giuria, mica di maranza alle manifestazioni teppistiche del sabato pomeriggio. A proposito, Paolo Mereghetti, l’eponimo autore del dizionario dei film per eccellenza, ha assegnato sulla sua pagella un votone, un 8,5, al “documentario” che “non tira conclusioni, vuole solo far sapere come l’intelligence israeliana sacrifica uomini, donne e bambini […] Non c’è mai un momento di compassione, di dubbio […] Gli intervistati, opportunamente mascherati […] ricostruiscono come stanno annientando Gaza […] qualcosa che non si può dimenticare”. Che la finzione filmica non vada scambiataingenuamente per la realtà e che un film non possa essere premiato per le sole buone intenzioni (e ancora meno per le intenzioni pessime) sono invece ovvietà che per l’occasione anche il critico più celebrato può dimenticare. Non c’è mai un momento di compassione quando gli aggrediti sono israeliani, né di dubbio quando Israele è accusato delle malefatte più inverosimili mentre si difende. Mereghettinon tira conclusioni, vuole solo contribuire alla propaganda di successo e al successo della propaganda. Almeno però non si è mascherato. Per questo il suo voto non è un misero 2 ma un 3,5 di incoraggiamento. Si applichi, può fare di meglio.

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