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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.09.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettera a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

Auguro ai nostri lettori e amici ebrei un felice Anno Nuovo (5787). E ringrazio gli amici non ebrei per la loro vicinanza e amore per Israele.

SHANA' TOVA'

d.f.

 

3 Lettere

 

1.

 

Cara Deborah, 

certo è dura per Israele. Nella strenua lotta per la sua sopravvivenza, dover esso affrontare tutto (sostanzialmente) il mondo islamico, una parte importante del mondo laico ed anche (il solo pensiero mi fa orrore) una parte cospicua del mondo ebraico. Ma Israele vincerà, come il bene vince sul male.

Un affettuoso shalom,

Angelo Costanzo 

 

Caro Angelo,

Certo che Israele vincerà anche questa volta contro tutti i suoi nemici, interni ed esterni. E' dura, ha ragione. Il 7 Ottobre avrebbe sconvolto e distrutto il morale di qualsiasi altro paese. Pensi cosa accadrebbe se mezza Italia fosse distrutta dal terrorismo, se i tagliagole avessero sgozzato, decapitato, stuprato, rapito migliaia di italiani innocenti. Il Paese sarebbe destabilizzato in modo totale. Israele, nonostante tutto, nella più grande disperazione, ha reagito. In contemporanea con i massacri nel sud, Israele è stato attaccato su 7 fronti, colpito da missili e bombe. Poi una guerra di 12 giorni con l'Iran che sparava nel centro di Israele sulle case dei civili. Eppure ne siamo usciti e abbiamo vinto. Socialmente ci siamo ricostruiti, economicamente Israele sta meglio di tanti paesi europei. Lo shekel è forte. Vogliono distruggerci ma , dopo 3000 anni, siamo ancora qua e siamo forti!

Un cordiale shalom

Deborah Fait

 

2.

 

Ciao Deborah!

Sono Bruno, ci siamo conosciuti personalmente nell'estate del 2015, quando abbiamo bevuto un té insieme nel bar sotto casa tua, a Rehovot, insieme a mia moglie Lucia e due dei miei figli, allora ragazzini (Che ricordi bellissimi e vividi che abbiamo ancora di Gerusalemme e di Israele...). Da allora i miei contatti con te sono stati unicamente sulle pagine di IC, che continuo a seguire da ormai tanti anni, ma ho spesso pensato a te in questi mesi terribili, nei quali ho dovuto affrontare quotidianamente la marea pregiudizialmente antisraeliana anche tra gli amici e i parenti, con un dispendio enorme di energia e col dubbio, mai dissolto, che sia inutile discutere con gli odiatori (e non dovrei dirlo a te, che sei una leonessa indomita in questo campo!).

Il pretesto per contattarti e risentirti é dato da un articolo pubblicato sul quotidiano della mia cittá d'origine (sono emiliano trasferito da 25 anni a Bolzano, ricordi?) che ho letto a inizio estate e che ti allego. Ho deciso di rispondere in questo modo alla giornalista, ma chissá? Forse anche tu vorrai gettarti nella mischia con la tua penna infuocata, che tanto ammiro.

Ti abbraccio con affetto, Am Israel Chai!!!

Bruno

 

Ciao Bruno,

 

Si, mi ricordo di voi come di una bellissima famiglia. Non sono riuscita a leggere tutto l'articolo che, comunque, fa schifo. Lo so che è inutile scrivere che mentono spudoratamente, che nessun soldato israeliano mai e poi mai, , ucciderebbe volontariamente dei civili e toccherebbe mai i bambini. Dire che sono stati colpiti volontariamente è un'ingiuria da denuncia. Guardino invece verso i loro amici di Hamas cui non importa niente del proprio popolo. Basterebbero le parole di Mashal, capo di Hamad che dal Qatar, all'inizio della guerra disse "Più donne e bambini moriranno, più la nostra causa sarà conosciuta". Fate in modo, dunque che muoiano in tanti per poter incolpare Israele. E così hanno fatto. Ieri è uscito un mio articolo sull'etica dell'esercito Israeliano. Leggilo, se vuoi.

Saluti a Lucia e ai tuoi ragazzi . 

Un affettuoso shalom

Deborah Fait

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3.

 

Cara Deborah,

Ti scrivo questa riflessione per condividere un’analisi che continua a imporsi con forza alla luce delle ultime rivelazioni. Il quadro che si sta delineando attorno alla figura del premier Benjamin Netanyahu, messo in luce dalle recenti inchieste del quotidiano Haaretz, mostra una grave sequenza di fallimenti di intelligence e scelte politiche errate che hanno preceduto il 7 ottobre. Nel ripercorrere questi fatti, è difficile non notare un parallelismo storico sconcertante con un altro momento drammatico della storia recente: la tragedia dell’11 settembre 2001 e le decisioni dell’amministrazione Bush, preceduta su questo fronte anche dall’amministrazione Clinton.

Consultando la vasta letteratura sull’11 settembre — sia i volumi pubblicati da analisti e opinionisti americani a sostegno della Casa Bianca, sia le opere di saggisti americani o internazionali di orientamento critico — emerge un dato ampiamente documentato. Negli anni e nei mesi antecedenti al più grande attacco terroristico avvenuto sul suolo statunitense, giunsero a Washington segnali d'allarme precisi. Governi amici come la Russia di Putin, l’Egitto e la Giordania avvisarono direttamente le autorità americane del pericolo. A questi avvertimenti si sommavano le informazioni raccolte da fonti infiltrate all’interno di Al-Qaeda e i riscontri emersi dalle indagini sul campo condotte dall’FBI. Nonostante questa complessa rete di informazioni, gli allarmi furono colpevolmente ignorati o sottovalutati.

La dinamica che ha caratterizzato i mesi precedenti al 7 ottobre in Israele sembra ripercorrere lo stesso identico schema. Già anni prima, l’intelligence militare israeliana era riuscita a decodificare le linee guida del piano operativo di Hamas. Inoltre, in una dinamica che ricorda da vicino i famosi avvertimenti non ascoltati prima della guerra del Yom Kippur del 1973, vi furono contatti diretti e telefonate di allerta giunte dai governi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. Eppure, ancora una volta, l’apparato di sicurezza e la leadership politica hanno archiviato questi segnali come minacce poco credibili.

Non credo che dietro questi fallimenti vi sia un intento cospiratorio. La spiegazione risiede più probabilmente in un limite di comprensione e di immaginazione di fronte a piani ritenuti "troppo grandi" per essere messi in pratica. Nel 2001, nessuno a Washington concepiva che un gruppo dirottasse simultaneamente quattro aerei di linea per trasformarli in missili contro le Torri Gemelle e il Pentagono. Allo stesso modo, nel 2023, la dottrina israeliana riteneva inconcepibile un’invasione via terra su vasta scala, caratterizzata da un coordinamento di unità strategiche di Hamas che sapevano con precisione millimetrica dove colpire, muovendosi con efficacia sia contro le basi militari sia all'interno dei kibbutz.

In entrambi i casi, l'incredulità delle istituzioni di fronte alla complessità del piano nemico ha prodotto una tragica sottovalutazione della minaccia. Sarà unicamente la storia, con la distanza del tempo, a poter emettere un giudizio definitivo su questi due eventi destinati a segnare per sempre le rispettive epoche.

Shalom

Luca Ablondi

Caro Luca,

Come nessuno poteva immaginare l'attacco alle Torri Gemelle, nonostante gli avvisi, comprese le telefonate del Mossad alla CIA, così nessuno avrebbe potuto credere a quello che sarebbe accaduto il 7 Ottobre. Nemmeno la fantasia più demoniaca avrebbe potuto prevederlo. Troverai oggi un mio articolo che parla proprio di questo argomento, dell'incredulità ma soprattutto dell'impossibilità che l'ideatore dei massacri, Sinwar potesse rischiare di mettere Israele all'erta e di far fallire così un piano di stragi programmato da anni.

Un cordiale shalom

Deborah Fait

 


takinut3@gmail.com

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