Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Sanzioni a Israele. Di duecento contese territoriali nel mondo, Londra punisce solo Gerusalemme"

“Questo è davvero un giorno cupo per gli ebrei britannici” ha scritto il rabbino capo inglese Shlomo Mirvis. Il rispettato capo religioso della comunità ebraica inglese aveva incontrato Ed Miliband, ministro degli Esteri inglese, per scongiurare quello che è avvenuto oggi. Londra ha approvato il divieto di importazione di prodotti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania e sanzioni contro aziende e individui che li finanziano o facilitano. Misure analoghe sono adottate da Francia, Canada, Paesi Bassi, Irlanda, Belgio, Spagna e Norvegia, ma non dall’Italia. In risposta, Israele ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme e il divieto di ingresso per dodici parlamentari inglesi, fra cui l’ex leader laburista Jeremy Corbyn.
Contro le sanzioni è intervenuto il presidente israeliano Isaac Herzog, definendole “un’interferenza nelle elezioni democratiche di una nazione sovrana” a poche settimane dal voto israeliano. Herzog ha poi ricordato che le sanzioni colpiranno i palestinesi, “privandoli di attività economiche e posti di lavoro”. Poi c’è il tema del doppio standard. Il giurista americano Eugene Kontorovich ha scritto: “Secondo le sanzioni del Regno Unito, un ebreo britannico non può possedere un appartamento in un quartiere ebraico di Gerusalemme. Il Regno Unito non ha restrizioni sull’acquisto di proprietà a Cipro Nord occupato, un mercato caldo per i britannici”. Sul sito del Foreign Office britannico si legge che “la presenza del Marocco nel Sahara occidentale è legale”, nonostante la Corte internazionale di giustizia abbia affermato il diritto all’autodeterminazione dei saharawi. Cinque anni fa, Londra ha firmato un accordo col Marocco per cui le merci del Sahara occidentale godono delle stesse norme commerciali delle altre. La Turchia ha invaso Cipro nel 1974, Londra ha basi sull’isola, non ha mai sanzionato la Turchia né alcun ministro turco e ha firmato un accordo di libero scambio con Ankara nel 2020. Il boicottaggio d’Israele non è il prolungamento della diplomazia e del diritto internazionale. Non supera il test di Natan Sharansky delle “tre D” usato per capire quando le critiche diventano odio: doppio standard (si prende di mira solo Israele fra duecento contese territoriali nel mondo); demonizzazione e delegittimazione. Asimmetria morale mascherata da virtù diplomatica.
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