Anno nuovo, speranza nuova?
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://emet.press/nouvel-an-nouvel-espoir-388317.html

Michelle Mazel
Con l'avvicinarsi del nuovo anno, lo Stato ebraico si ritrova isolato, condannato e bersaglio di calunnie oltraggiose. Grandi manifestazioni scandiscono slogan che chiedono apertamente la sua cancellazione dalla cartina geografica. Le università più prestigiose del mondo chiudono le porte ai suoi ricercatori ed ai suoi studiosi; i suoi artisti vengono fischiati e boicottati, i suoi turisti molestati. Sono stati dimenticati gli eventi del 7 ottobre 2023? Le orde scatenate che si sono riversate su comunità pacifiche all'interno dei confini ufficialmente riconosciuti di Israele, commettendo atrocità e orrori che vanno al di là di ogni immaginazione, in un'orgia di odio e distruzione? È fondamentale sottolineare che tutto ciò è stato filmato e pubblicato in tempo reale sui social media dai perpetratori, ed è ancora online oggi. I “militanti” di questa organizzazione terroristica, che è Hamas, visto che è di questa che stiamo parlando, se ne sono andati con un considerevole bottino e diverse centinaia di israeliani da prendere in ostaggio. Non tutti fecero ritorno; coloro che l’hanno fatto restano marcati a vita dai segni indelebili delle torture subite. Tre anni dopo, chi pensa ancora a loro, alle loro sofferenze o a quelle delle comunità devastate? Dove sono i generosi donatori pronti ad adottarli e a dare loro i mezzi per ricostruire le proprie vite? Com'è possibile che, al contrario, siano i torturatori di un tempo e i leader di Hamas ancora al potere a Gaza ad essere oggetto di tutti gli aiuti? La comunità internazionale è pronta a investire somme colossali nella ricostruzione della Striscia di Gaza non appena Hamas accetterà di smilitarizzarsi. Nel frattempo, Israele viene criticato per aver osato difendersi e portar la battaglia nel campo nemico. Fermiamoci un attimo e chiediamoci: come avrebbero reagito altri Paesi nella stessa situazione? Difficile rispondere a un caso ipotetico, direte. Davvero? Rileggiamo insieme l'inno nazionale francese, la Marsigliese, cantato a squarciagola nelle occasioni importanti. Non è forse un'esortazione a combattere contro un'invasione straniera? “Sentite il ruggito di questi soldati feroci nelle campagne? Stanno venendo proprio tra le vostre braccia per massacrare i vostri figli e le vostre mogli.” E questo grido di battaglia: “Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni, marciamo, marciamo!” Ma ciò che la Francia può permettersi è proibito allo Stato ebraico. Nonostante l'amarezza e la sensazione di essere vittime di un'ingiustizia incomprensibile, i suoi cittadini si rifiutano di scoraggiarsi e guardano risolutamente al futuro. L'intero Paese sostiene i sopravvissuti alle prigioni sotterranee di Hamas nei loro sforzi per ricostruire le proprie vite e plaude alle coppie che si stanno formando. Famiglie provenienti da tutto il Paese stanno arrivando a stabilirsi nelle comunità devastate del sud di Israele, dove ovunque riecheggiano le gioiose risa di una schiera di bambini nati dopo la tragedia, l'inizio di una rinascita. Per questo motivo, nonostante le difficoltà, il Paese si prepara con fiducia al nuovo anno ebraico, portatore di speranza.