La "purezza delle armi": l'etica dell'Idf che i critici di Israele non vogliono vedere
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
C’è qualcosa di nauseante nel modo in cui una parte dell’Occidente giudica l’esercito israeliano: pretende da Israele una perfezione morale che non ha mai richiesto ad altri eserciti che hanno combattuto le guerre più recenti. Quando combattono gli americani, gli inglesi o i francesi si parla di “tragici errori”, di “danni collaterali”, della terribile complessità della guerra urbana.
Quando combatte Israele, improvvisamente si scopre che ogni bomba dovrebbe essere riempita di cioccolatini o di fiori. "Mettete dei fiori nei vostri cannoni" cantavamo in gioventù. Oggi i fiori dovrebbe metterli solo Israele per non essere insultato e demonizzato in ogni articolo di giornale, in ogni salotto televisivo. Il nemico ha il permesso di coprire il cielo sopra Israele di missili per annientarci. E' il regalo che l'Occidente si aspetta: la scomparsa di Israele. Ma resteranno delusi!
Contro chi combatte l'IDF? Non contro un esercito nemico schierato in campo aperto, con uniformi, caserme e trincee facilmente identificabili. Combatte contro Hamas, un'organizzazione che ha costruito una gigantesca infrastruttura militare dentro un territorio densamente abitato, utilizzando abitazioni, scuole, strutture pubbliche e aree civili per nascondere uomini, armi, depositi e tunnel.
Eppure, quando l’IDF interviene per stanare i terroristi, la domanda che domina è: quanti civili sono morti? Una domanda legittima, naturalmente. Ma terribilmente incompleta se non si chiede contemporaneamente quali misure sono state adottate per evitare quelle morti e chi invece le ha fortemente volute, da usare come propaganda contro l'esercito e lo stato di Israele?
Ed è qui che l’analisi di John Spencer, uno dei massimi esperti mondiali di guerra urbana e di strategia militare, diventa importante. Spencer non è un generale israeliano. Non è un portavoce del governo israeliano. Lui sostiene che Israele abbia adottato misure per ridurre i danni ai civili più di qualsiasi altro esercito in altri conflitti urbani contemporanei, in Iraq, ex Jugoslavia, Afghanistan, Ucraina. Qualcuno si è mai chiesto se Putin avvisa la popolazione ucraina quando, di notte, bombarda edifici e ospedali a Kiev?E la NATO avvisava forse i civili serbi prima di sganciare le bome sulle loro case?
Proteggere i civili significa avvertire la popolazione prima delle operazioni di guerra e Israele lo fa. Lo ha fatto durante tutti i tre anni di guerra.
Israele avverte i civili di evacuare.
Israele telefona.
Invia messaggi.
Distribuisce mappe.
Indica percorsi.
Organizza corridoi.
Utilizza pause operative.
Sceglie, quando possibile, munizioni di precisione.
Israele ricorre persino al cosiddetto roof knocking, l'avvertimento sul tetto destinato a far comprendere agli occupanti che un edificio sta per essere colpito in modo che possano evacuarlo.
Ma persino queste precauzioni che nessun esercito al mondo ha mai usato diventano motivo di accusa da parte delle brave persone che urlano free free Palestine e che boicottano i prodotti israeliani, la cultura, la scienza ebraica. Oppure quelle altre che non si sporcano le mani incendiando le città perché sono i cosiddetti intellettuali, i borghesucci, i politicanti. Per questa gentaglia se Israele avverte la popolazione palestinesi, “sta facendo propaganda”.
Se non avverte, “ vuole fare genocidio”.
Se apre un corridoio, “è una deportazione”.
Se non lo apre, “impedisce l’evacuazione”.
Se colpisce un terrorista nascosto in un edificio, “bombarda un edificio civile”.
Per non parlare dei bambini che, secondo Save the Children e la sua propaganda quotidiana in TV, muoiono di fame senza dire che il cibo lo ruba Hamas che piuttosto di darlo alla popolazione lo butta, marcio, al macero.
Insomma, l’unica operazione che sembra garantire l’assoluzione di Israele è non combattere quando viene attaccato e naturalmente farsi ammazzare in silenzio.
Il concetto israeliano di Tohar Haneshek, la “purezza delle armi” spiega il comportamento di Israele in guerra. Un'etica che nessun altro esercito possiede nonostante il mondo ci accusi di ogni sorta di crimine. È un principio nato prima ancora dello Stato di Israele, nelle organizzazioni di autodifesa ebraiche della Palestina mandataria, e successivamente entrato nell'etica dell'IDF.
L'idea è semplice ma tremendamente difficile da applicare: l'arma deve rimanere “pulita” dal sangue innocente ed è da criminali accusare di genocidio un Paese costretto alla guerra, che avvisa i civili in tutti i modi possibili prima di ogni azione contro i terroristi.
Vogliono annientare Israele che si difende con tutta la forza che ha, cercando di fare meno danni possibili a una popolazione che vive odiandolo, che il 7 Ottobre acclamava, ballava di felicità e di soddisfazione accogliendo gli sgozzatori di ebrei.
www.israele.net ha pubblicato un articolo di Michael Berenhaus che scrive: "Il 7 ottobre non si è trattato di una battagliola. Se i terroristi di Hamas non fossero stati fermati, e fossero stati raggiunti da altre decine di migliaia di terroristi piombati in Israele da Gaza, avrebbero sterminato 7,4 milioni di ebrei.".
Deborah Fait