Due lettere
1.
Salve Dame Devorah.
La cattura del capo dell’intelligence di hamas, tale Moein al-Arabid, in una vasta e complicata operazione condotta da IDF e milizie palestinesi anti-hamas, ci racconta di un importante risultato nella lotta ad oltranza contro il terrorismo. Questo personaggio, che nella foto diffusa si mostra “incravattato” deflesso in posa con un suit costoso non acquistato con i saldi di fine stagione e sguardo rassicurante, quasi a voler trasmettere affidabilità e competenza, è in realtà un controllore dei sistemi di comunicazione, dirigente nelle procedure di sicurezza, a capo di funzionari che si occupano dei meccanismi costruiti ad arte dai servizi di intelligence iraniana, utilizzati dall’organizzazione terroristica per mantenere il controllo sulla popolazione.
Ebbene, il carrozzone chiamato Board of Peace per Gaza sta esaminando quanto accaduto e nei giorni scorsi il suo direttore generale Nikolay Mladenov, aveva già criticato le operazioni israeliane, suscettibili, a suo giudizio, di compromettere il processo di stabilizzazione e disarmo.
Si capisce dalla mia espressione gergale, “carrozzone”, che sebbene nelle idee di Trump, questo organismo doveva pragmaticamente occuparsi di risolvere le annose vicende, nei fatti si dimostra invece un direttorio pronto a puntare il dito contro Israele, scaricando le colpe, tanto per cambiare, allo Stato ebraico.
Ho diffidato fin dalla sua costituzione, di questo direttorio, perché anche se le intenzioni potevano apparire degne di nota, nei fatti poi, come immaginavo, il tutto si risistema nel vecchio solco pro-palestina.
Altro che super-partes.
Ma nulla di nuovo, siamo abituati.
Da codesti burocrati, orientati, non si leva mai uno starnuto contro hamas e tutti i suoi perfidi addentellati.
I miliziani palestinesi anti-hamas, sono sostenuti da Israele e se si riuscisse ad estirpare la pianta velenosa, potrebbero un domani costituire le basi per un governatorato politico palestinese, violence free, capace di stabilire rapporti onesti e di fiducia con Israele, per una convivenza pacifica che diventi volano per la prosperità degli arabi, chiamati palestinesi, che li vivono, per un futuro di rappacificazione, all’insegna della smilitarizzazione totale e assoluta dei facinorosi, prodromica ad una auspicabile collaborazione e successivo loro autonomo sviluppo economico.
Per ora è pura fantascienza, ma lo si spera.
Naturalmente i media nazionali non hanno dato notizia della brillante operazione congiunta che ha portato nelle patrie galere israeliane il capo terrorista di hamas.
Non mi stupisce perché le notizie che costoro diffondono sono a senso unico pro-pal.
Anche qui, i “mezzi busti” dei tanti Tg, si presentano ben arredati, pettinati e profumati, ma dalle loro bocche pervade un racconto ben filtrato a monte, che deve orientare, non aggiornare, deve sobillare gli animi, non informare.
È il caso, ad esempio, del Tg di Tv2000, che come descrive Wikipedia, “is an Italy -based broadcasting network that carries Roman Catholic -themed programming”, quindi profondamente Vaticano e all’ennesima potenza.
Ebbene, casualmente voltando canale mi sono imbattuto nel Tg, che in un servizio descriveva “i cattivi”, nella loro diffusa mala identificazione, descritti come “coloni”.
Anche un prete di lì, arabo, straparlava contro quegli ebrei.
Sì perché alla fine si torna sempre lì; l’antisemitismo incrostato e calcificato nei secoli dei secoli.
Giornata facile, per codesti, il male sono gli ebrei colonizzatori, non chi si è appropriato di terre israeliane, grazie ad Arafat, senza averne titolo né appartenenza territoriale, ignorando le millenarie radici ebraiche di quei luoghi, anche biblicamente documentabili.
Si perché nella guerra dei sei giorni, mentre la riunificazione di Gerusalemme da parte delle forze israeliane, avveniva con enormi sacrifici umani, il fronte della Giudea e Samaria, rimaneva nelle mani dei militari giordani.
La coperta era necessariamente corta; se si riusciva a riconquistare con fatica e sofferenza l’interezza della città, capitale d’Israele, la cosiddetta West Bank, per essere completamente liberato, non aveva sul posto il medesimo potenziale militare, rimanendo quindi in mani arabe.
Quella occupazione dei giordani, dove proprio yasser arafat fece in seguito confluire arabi da molti luoghi, costa ancora cara a Israele, perché è divenuto nello scorrere del tempo il loro illecito avamposto, stabilendo il falso mito dei palestinesi e della, da loro definita, cisgiordania.
Ecco che quindi la cattura di un capo terrorista, Moein al-Arabid, non costituisce notizia, scartata a priori dalle redazioni di tutti i Tg, figuriamoci da quella dei vescovi e preti di Tv2000, che invece non perdono l’appuntamento per scagliare strali contro “i cattivi”, “coloni”, come ormai è prassi e consuetudine definire degli ebrei che proteggono i loro cari e le loro terre da, i “buoni”, arabi.
Ma la Chiesa Cattolica è la rappresentante del bene, della pace, della riconciliazione, dell’amore universale, per tutti i popoli… tranne che per Israele e per gli ebrei, comodamente definiti deicidi, usurai, capitalisti, imperialisti, colonialisti, bla bla bla, etc. etc., il repertorio è lungo e articolato.
Un prete una volta mi disse:
“… voi siete superati, anacronistici, Gerusalemme è solo quella “celeste” del “cielo” la “nuova Gerusalemme”, la vostra religione è vecchia e usurata, “l’antico testamento” si chiama apposta così”, il vostro Patto con D-o è scaduto e annullato con l’omicidio di Gesù, quando il velo del Tempio si squarciò, determinando il vostro declino e le punizioni che avete subito, sono il Decreto di D-o, contro la vostra razza”.
Fantastico, sembrava di ascoltare lo Schutzstaffel Otto Adolf Eichmann.
Ascoltato in “religioso” silenzio e prendendo atto dei toni sprezzanti e tutt’altro che accomodanti, all’insegna del “dialogo di pace” (quando gli pare), che applicano scientemente allorché intortano gli astanti e i loro fedeli, resi volutamente ignoranti, con i loro vuoti e vacui panegirici improntati alla sociologia spicciola, quasi da autobus, unita al marxismo con cui amano miscelare e condire le loro omelie, decisi pertanto di cambiare registro.
Mi “armai di pennello” e cominciai a dipingere il loro affresco, altro che Cappella Sistina.
Gli raccontai con minuzia e pazienza le loro qualità sovrumane.
Li collocai nel loro scenario prediletto, descrivendoli come i veri rappresentanti dei famigerati “sepolcri imbiancati”, altro che i farisei che amano attingere con i loro insulti ogni “tre per due”.
Gli esposi come in verità l’ipocrisia fosse la loro vera dottrina e soprattutto la loro doppia morale; la diocesi di Boston ha pagato milioni di dollari alle famiglie di bambine e bambini molestati e violentati, da sacerdoti e prelati, per evitare di finire in tribunale, salvando così la faccia e la “facciata imbiancata del sepolcro”.
Il metodo “Boston”, è applicato ovunque, meno che nelle nazioni del “terzo mondo”, che non avendo un sistema giudiziario moderno e i media locali, se ci sono, sono proni al profumo del denaro che a fiumi, dal loro stracolmo Banco IOR - Istituto per le Opere di Religione, innaffiano i palati anche di ingordi e indifferenti governanti, attenti ad amministrare, non i loro devastati popoli, ma solo i loro conti bancari, sparsi nei vari e variegati “paradisi”, si, ma fiscali.
Aggiunsi che il mondo della finanza e degli affari… anche sporchi, fosse la loro vera Gerusalemme, “celeste” si, ma perché è il colore di certe banconote di grosso taglio… e così terminai il mio dipinto.
Mi fermai, per salvare l’onore di molti preti, che credendoci, compiono la loro missione quotidiana, noncuranti delle avversità e delle miserie, che dal grattacielo o dagli attici da 500 metri quadri, per lontananza non solo fisica, i vertici vaticani non riescono a vedere.
*Aggiungo un dettaglio, accadutomi giorni or sono:
una cosiddetta “amica d’Israele”, così si è presentata, mi ha avvicinato, essendo facilmente identificabile con il mio yarmulke, sempre ben “avvitato” sul capo, dicendomi che i sopravvissuti all’Olocausto sono troppo rigidi e dovrebbero dichiarare che il re, “pippetto il fuggiasco” (… così lo appellava mio padre, Z”L), aveva rifiutato tre volte la promulgazione delle famigerate “leggi razziali”, quindi, i reduci da Auschwitz, dovrebbero dichiararlo.
Non credevo a ciò che ascoltavo; oltre a non credere al fantomatico triplice rifiuto, le ho risposto che i sopravvissuti, da Modiano ai pochi altri rimasti, vanno lasciati in pace, con i loro demoni che li angosciano giorno e notte, circa il nocumento di compulsivi sensi di colpa, proprio per essere sopravvissuti, a fronte di parenti e amici, usciti invece dalle ciminiere degli inceneritori.
Inoltre, costei, affermava che le scolaresche in Israele, non dovrebbero essere condotte allo Yad Vashem, perché crescerebbero - secondo codesta sciagurata - con livore e rancore.
Assurdo, ma vero, quello che ho dovuto ascoltare.
Tra le righe delle sue parole, emergeva solenne un non detto, che ho percepito e sarebbe come a causa di questa pedagogia, che Israele combatterebbe e si difenderebbe, quindi, per costei, l’amministrazione ebraica dovrebbe interrompere le visite guidate, così in un futuro (… distopico, aggiungo), Israele mollerebbe la presa, concedendo la resa ai palestinesi.
Alla delirante analisi di costei, ho risposto inoltre che il memoriale dello Yad Vashem, che dall’ebraico significa "un memoriale e un nome", tra l’altro derivato da un versetto del Libro di Isaia, (… ma questo dettaglio biblico, ella non lo conosce, la orgogliosa cattolica… solo della domenica… ma anche forse neanche), che serva a rappresentare uno specifico, corposo e drammatico ricordo, di un tragico evento, all’interno della lunga storia ebraica e quindi esso va raccontato ai bambini, anche facendogli vivere quella austera atmosfera di dolore.
Farneticazioni allo stato puro, di una cattolica, appartenente alla guardia d’onore del Pantheon in Roma, che evidentemente, di “resa” se ne intende.
Salutandola le ho ricordato che noi non siamo cristiani.
Ebbene, di questi “amici d’Israele” non sentiamo alcun bisogno e se ci stanno distanti, tanto meglio.
Dalla trincea:
“Passo e chiudo - copy that”
Shabbat Shalom
Yosef ben Hektor
Caro Yosef,
L'antisemitismo è stato liberato da ogni vergogna e oggi tutti quelli che hanno un odio in corpo si permettono di scaricarlo sugli ebrei. Ripetono senza stancarsi e senza vergognarsi minimamente la retorica antisemita vecchia di secoli, millenni e la faccenda più impressionante è che tutto questo odio gli esce proprio dalla pancia, dal profondo di quel cuore che scordano di avere. Ovunque ci si giri raccogliamo odio, qualunque cosa si legga o si ascolti è prodotto dell'odio che provano per l'ebreo. La Chiesa: non basterebbero cent'anni per ricordare tutto quello che ha fatto di male in special modo contro il popolo ebraico, basterebbe ricordare i 1000 anni di persecuzioni contro gli ebrei culminate nell'Inquisizione del 1478 con una bolla di papa Sisto IV, voluta dai re cattolici Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. E i secoli che ne seguirono e portarono alla Shoah e ai milioni di ebrei ammazzati in Russia prima dagli Zar e dopo da Stalin. Però noi siamo ancora qui, noi non molliamo e questa è la peggior punizione che i nostri nemici possano ricevere. Nei secoli dei secoli!
Shavua tov
Shalom
Deborah Fait
2.
Cara Deborah,
Seguo da sempre i tuoi interventi, accorati e mai banali, sulla realtà israeliana. Proprio la tua lucidità spinge a porre una domanda inevitabile, per quanto scomoda: Benjamin Netanyahu rappresenta ancora la soluzione politica e strategica per Israele, dopo la tragedia del 7 ottobre e questi tre anni di guerra esistenziale, oppure è arrivato il momento di fare un passo indietro?
Il confronto con la storia del Paese sorge spontaneo. Pensiamo ad Ariel Sharon: un gigante della sicurezza, un leader pragmatista capace di prendere decisioni dolorose e spiazzanti per il bene superiore di Israele, arrivando a comprendere quando la propria parabola politica doveva trasformarsi o lasciare spazio al futuro. Sharon ha dimostrato che persino i "padri della patria" sanno che l'interesse nazionale trascende il singolo uomo.
Netanyahu ha guidato il Paese attraverso una delle sue fasi più buie, affrontando una minaccia multilivello che ha messo a dura prova la sopravvivenza stessa dello Stato ebraico. La sua determinazione e la sua visione strategica nel contrastare le forze dell'asse iraniano sono innegabili. Tuttavia, occorre interrogarsi sul prezzo politico e sociale di questa leadership permanente. Un leader di lungo corso rischia di identificare la propria stabilità personale con quella della nazione, polarizzando un Paese che ha invece un disperato bisogno di coesione interna per affrontare le sfide del dopoguerra.
C’è però un elemento pragmatico che non si può ignorare, e che gli stessi critici di "Bibi" devono riconoscere: l'incapacità dell'opposizione di offrire un'alternativa solida. Negli ultimi anni, la galassia dei suoi avversari si è mostrata frammentata e incapace di garantire una guida duratura. I governi di coalizione nati per sostituirlo sono crollati nel giro di pochi mesi, vittime di veti incrociati e di un'eterogeneità paralizzante. Netanyahu rimane, nei fatti, l'unico politico d'Israele in grado di costruire, mantenere e portare a termine una maggioranza di governo, sia prima che dopo gli eventi più recenti.
Il dilemma attuale di Israele sta proprio in questo paradosso: da un lato l'esigenza di un rinnovamento profondo e di una figura capace di ricucire le fratture interne sulla scia dei grandi del passato come Sharon; dall'altro la realtà di un panorama politico d'opposizione che non ha ancora dimostrato la maturità necessaria per governare un Paese in guerra perenne.
Fino a quando gli avversari di Netanyahu non sapranno mostrare una visione di stato altrettanto forte e stabile, il suo passo indietro rischia di aprire un vuoto di potere che Israele non può permettersi. Ma continuare a fare affidamento su un solo uomo non è una strategia a lungo termine per una democrazia vitale. Mi piacerebbe molto conoscere il tuo punto di vista su questo snodo cruciale.
Shalom
Ablondi Luca
Cato Luca,
Hai espresso bene quello di cui ha bisogno Israele dopo i massacri del 7 Ottobre e i tre anni drammatici che abbiamo vissuto. Netanyahu è stato un grande Primo Ministro, un grande leader ma adesso Israele ha estremo bisogno di rinnovamento oltre che di coesione. Non ho fiducia nell'opposizione, anzi non la vorrei proprio alla guida del Paese. Spero che dai partiti della destra esca un nuovo leader in grado di opporsi ai nostri tanti nemici interni e soprattutto esterni. Vi sono dei nomi nuovi che lasciano ben sperare ma, come si sa, quello che esce sempre dalle elezioni è una sorpresa, speriamo sia una sorpresa positiva. Bibi è un vecchio leone stanco, dobbiamo puntare su leoni più giovani, ugualmente combattivi e innamorati di Israele, con la speranza che abbiano imparato da grandi leader come Netanyahu e Ariel Sharon.
Un cordiale shalom
Deborah Fait