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Setteottobre Rassegna Stampa
07.09.2026 Israele. Il capo della sicurezza interna di Hamas diventa gola profonda
Cronaca di Shira Navon

Testata: Setteottobre
Data: 07 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: «Israele. Il capo della sicurezza interna di Hamas diventa gola profonda»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Shira Navon dal titolo: "Israele. Il capo della sicurezza interna di Hamas diventa gola profonda"

Israele. Il capo della sicurezza interna di Hamas diventa gola profonda

Muin al-Arabid è stato portato vivo fuori da Gaza. Per gli investigatori israeliani può diventare una fonte decisiva sulla struttura del gruppo

 

Muin al-Arabid, responsabile dell’apparato di sicurezza interna di Hamas nella Striscia di Gaza, è nelle mani di Israele. È stato catturato il 1° settembre durante un’operazione congiunta dello Shin Bet e dell’esercito nel cuore di Gaza City, trasferito in territorio israeliano e sottoposto a interrogatorio. Dopo le prime sessioni, fonti della sicurezza lo definiscono già un «tesoro d’intelligence», per la quantità e la qualità delle informazioni che potrebbe possedere sulla struttura militare, sulle armi, sulle infrastrutture sotterranee e sui tentativi di Hamas di ricostruire le proprie capacità.

L’operazione era stata preparata da tempo e ha richiesto l’ingresso di una forza speciale in un’area controllata da Hamas. Secondo le ricostruzioni israeliane, gli uomini dello Shin Bet hanno raggiunto l’obiettivo utilizzando mezzi di copertura, mentre l’Aeronautica colpiva obiettivi militari nelle vicinanze per proteggere il reparto durante l’azione e il successivo ripiegamento. Al-Arabid è stato catturato ferito. L’esercito ha comunicato che nessun militare israeliano è rimasto colpito durante l’operazione.

La scelta di prenderlo vivo è il dato politicamente e militarmente più importante. Al-Arabid occupava una posizione che gli consentiva di conoscere dall’interno i meccanismi di controllo di Hamas sulla popolazione della Striscia, i rapporti tra sicurezza interna e ala militare, la protezione dei dirigenti e i sistemi utilizzati per individuare infiltrazioni e collaboratori di Israele. Secondo Benjamin Netanyahu, il dirigente avrebbe partecipato anche all’occultamento e al trasferimento degli ostaggi israeliani e alla protezione di esponenti di primo piano dell’organizzazione.

Negli ultimi mesi, sempre secondo le autorità israeliane, al-Arabid si era concentrato sulla ricostruzione dell’apparato di Hamas nel nord della Striscia e sul ripristino della sua capacità di governo. Gerusalemme lo accusa inoltre di aver contribuito a preparare azioni contro le forze israeliane e di avere avuto un ruolo nei tentativi del gruppo di presentarsi come disposto al disarmo mentre lavorava alla propria ricostituzione.

È proprio su questi aspetti che si concentrano ora gli interrogatori. Gli investigatori vogliono conoscere consistenza e localizzazione degli arsenali ancora disponibili, catena di comando, numero degli uomini rimasti operativi, depositi e infrastrutture. Altri temi, indicano fonti israeliane, restano coperti dal segreto.

Il valore dell’arresto non riguarda però soltanto ciò che al-Arabid potrà raccontare. La sua cattura ha prodotto un effetto immediato sulla dirigenza di Hamas. Dopo l’operazione, l’organizzazione avrebbe rafforzato le proprie misure difensive nel timore di nuovi raid israeliani. 

L’esercito ha innalzato temporaneamente il livello di allerta lungo il confine e predisposto mezzi aerei in previsione di possibili reazioni.
Secondo fonti della sicurezza, tra i comandanti di Hamas si è diffusa la convinzione che Israele disponga di informazioni molto più precise di quanto ritenessero e possa raggiungerli anche attraverso operazioni terrestri clandestine, oltre che con attacchi aerei. Un effetto psicologico che per Gerusalemme rappresenta parte integrante del risultato ottenuto.

La cattura di un responsabile della sicurezza interna ha infatti una caratteristica particolare. Al-Arabid apparteneva proprio alla struttura incaricata di impedire penetrazioni israeliane, individuare collaboratori, proteggere i vertici e mantenere il controllo del territorio. Il fatto che sia stato localizzato e prelevato all’interno di Gaza colpisce quindi direttamente un apparato costruito per evitare operazioni di questo genere.

Restano versioni contrastanti sulle vittime palestinesi durante il raid. Fonti locali hanno riferito della morte della moglie di al-Arabid e di altri civili, mentre le autorità israeliane hanno concentrato le proprie comunicazioni sugli obiettivi militari colpiti e sull’assenza di perdite tra le proprie forze.

Molto dipenderà ora da ciò che emergerà dagli interrogatori. Un uomo collocato al centro dell’apparato di sicurezza di Hamas può conoscere nomi, luoghi e procedure che per anni sono rimasti fuori dalla portata dell’intelligence israeliana. Per questo la cattura di al-Arabid vale più della semplice eliminazione di un dirigente. Israele ha ottenuto qualcosa di più raro in una guerra dominata dagli attacchi a distanza, un avversario di alto livello ancora vivo e con una parte considerevole dei segreti dell’organizzazione nella memoria.

 


info@setteottobre.com

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