Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jns dal titolo: "La storia dimenticata della guerra di Gaza: i milioni di vite che sono state salvate. Se Israele non avesse fermato e respinto Hamas, sarebbero stati trucidati 7 milioni di ebrei"

Michael Berenhaus
Scrive Michael Berenhaus: Il 7 ottobre non si è trattato di una battagliola.
Se i terroristi di Hamas non fossero stati fermati, e fossero stati raggiunti da altre decine di migliaia di terroristi piombati in Israele da Gaza, avrebbero sterminato 7,4 milioni di ebrei in Israele.
Come dimostrano le loro azioni, sono molto più determinati a uccidere gli ebrei che a istituire un proprio Stato.
In generale, gli arabi palestinesi hanno rifiutato numerose opportunità e offerte di uno Stato, ma non hanno mai rifiutato un’occasione per uccidere ebrei.

Il memoriale delle vittime nel luogo del Nova festival
Hanno perso una guerra dopo l’altra, tutte scatenate dagli arabi e/o dai palestinesi. Eppure, mai nella storia della guerra la parte sconfitta ha preteso tanto dalla parte che ha vinto.
A un certo punto, ai palestinesi è stato offerto uno Stato sul 95% del territorio che sostenevano di rivendicare, più un ulteriore 5% in scambi territoriali. Gli è stata anche offerta la possibilità di stabilire la capitale a Gerusalemme.
Hanno rifiutato tutto, perché non è ciò che vogliono.
Uno dei punti principali per cui si oppongono alla creazione di uno Stato è quello che definiscono il “diritto al ritorno” all’interno di Israele.
Molti arabi sfollarono dall’allora Palestina Mandataria durante la guerra del 1948 contro Israele (una guerra scatenata dagli stessi arabi).
Oggi pretendono non solo il ritorno di quei “profughi” all’interno di Israele Israele, ma anche di tutti i loro discendenti per illimitate generazioni (un caso unico al mondo).
Quel numero è già talmente elevato che trasformerebbe la democratica nazione di Israele in uno Stato a maggioranza araba, o persino in una regione annessa a uno dei Paesi arabi confinanti, col risultato di distruggere di fatto Israele, l’unico stato ebraico al mondo.
Non basta. C’è da chiedersi: quale comunità umana che desidera veramente autogestirsi in un proprio Stato porrebbe come condizione imprescindibile quella di potersi stabilire non nel proprio Paese, ma nel Paese confinante?
È la richiesta di chi vuole un proprio Stato o di chi vuole distruggere quello degli altri?

La prima versione della Carta dell’OLP (emendata nel 1968 dopo la Guerra dei sei giorni), all’art. 24 escludeva espressamente qualunque rivendicazione sulle aree controllate da Paesi arabi: “Questa Organizzazione non esercita alcuna sovranità territoriale sulla Cisgiordania nel Regno Hascemita di Giordania, sulla Striscia di Gaza [allora controllata dall’Egitto] o nella regione di Himmah [area del Golan allora sotto controllo siriano]” (clicca per ingramdire)
L’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, venne fondata nel 1964 allo scopo dichiarato di “liberare” Israele. L’OLP non venne fondata per liberare la Giudea, la Samaria (Cisgiordania) o la striscia di Gaza.
Quelle aree erano già sotto controllo arabo: l’Egitto controllava Gaza e la Giordania controllava Giudea e Samaria (oltre a Gerusalemme est). Eppure, per qualche motivo i palestinesi non manifestarono nessuna aspirazione per la creazione di uno stato in nessuno di quei territori.
La verità è che l’OLP voleva solo la scomparsa di Israele.
Curiosamente, nessuno si chiede perché i palestinesi non abbiano mai tentato di “liberare” la Giudea e la Samaria dalla Giordania, e Gaza dall’Egitto. Quei due territori erano già stati etnicamente ripuliti di ogni presenza ebraica con la guerra del 1948, quindi avrebbero soddisfatto l’aspirazione palestinese a uno stato judenfrei, senza ebrei. (…)
Se c’è una cosa in cui i palestinesi eccellono è la propaganda. Con l’aiuto dei dollari del Qatar, hanno condotto una campagna di solidarietà mondiale che denuncia Israele per il numero di vittime palestinesi nella guerra a Gaza, e ci sono riusciti molto bene.
Quelle vittime sono una tragedia. Ma una tragedia che è interamente colpa di Hamas, che ha scatenato la guerra, che avrebbe potuto porvi fine sin dal primo giorno, che ha usato e continua a usare deliberatamente donne e bambini come scudi umani al solo scopo di vincere nel tribunale dell’opinione pubblica mondiale.
Non conosciamo il numero esatto delle vittime civili a Gaza perché Hamas non fa nessuna distinzione tra combattenti e non combattenti e mette nel totale tutti coloro che sono deceduti a Gaza dal 7 ottobre in poi, compresi i morti per cause naturali, per incidente, uccisi negli scontri interni o uccisi da Hamas mentre cercavano di raggiungere le zone umanitarie.
Detto questo, una cosa non si deve mai dimenticare: se Hamas e compari non fossero stati fermati e respinti dalla reazione di Israele, gli ebrei israeliani uccisi sarebbero stati 7,4 milioni.
Questa è la vera storia: più di 7 milioni di vite sono state salvate. Ed è così che si dovrebbe raccontare questa storia, senza stancarsi.
Gli ebrei sono già stati portati a uno sterminio quasi totale da una storia di aggressioni antiebraiche in tutto il mondo.
Gli odiatori degli ebrei hanno rialzato la loro orrenda testa, ma quello che noi dobbiamo vedere sono i milioni di persone che sono state salvate.