Riprendiamo da SHALOM la cronaca di Michelle Zarfati dal titolo: "L’Idf cattura il capo della sicurezza di Hamas"

Muein al-Arabid, figura di vertice dell’apparato di sicurezza interna di Hamas, è stato catturato dalle forze israeliane durante un’operazione a Gaza City. Netanyahu elogia Shin Bet e Idf: “Un’operazione audace”.
Un nuovo duro colpo ai vertici di Hamas arriva da Gaza City. Muein al-Arabid, indicato come capo dell’apparato di sicurezza interna dell’organizzazione terroristica, è stato catturato dalle forze israeliane durante un’operazione condotta nella mattinata di martedì 1° settembre. A confermare l’arresto sono stati il premier israeliano Benjamin Netanyahu, le Forze di difesa israeliane (Idf) e lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano.
Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità israeliane, le forze speciali dello Shin Bet hanno fatto irruzione in un edificio nei pressi dell’abitazione di al-Arabid, nella Striscia. Durante il raid l’Aeronautica israeliana ha effettuato attacchi contro diversi obiettivi militari nell’area, con l’obiettivo dichiarato di proteggere le forze impegnate nell’operazione. Secondo la dichiarazione congiunta di Idf e Shin Bet, nessun militare israeliano è rimasto ferito.
L’operazione era stata preceduta da una certa confusione sulle modalità del blitz. Nelle prime ore, alcuni media arabi avevano riferito del coinvolgimento di una milizia palestinese anti-Hamas sostenuta da Israele. Successivamente, però, le autorità israeliane hanno chiarito che la cattura era stata effettuata da forze speciali dello Shin Bet. Anche alcune ricostruzioni palestinesi avevano parlato dell’infiltrazione di una forza israeliana nella parte occidentale di Gaza City, seguita da intensi bombardamenti destinati a garantire la sicurezza degli uomini impegnati nell’operazione.
Al-Arabid viene descritto dalle autorità israeliane come uno dei membri più importanti della struttura di Hamas. Il suo ruolo alla guida della sicurezza interna comprendeva, secondo le informazioni diffuse da Israele, attività di controspionaggio, il controllo dell’ordine interno e la protezione degli esponenti di alto livello dell’organizzazione.
Israele gli attribuisce inoltre un ruolo nella gestione della rete utilizzata per nascondere e trasferire gli ostaggi israeliani, oltre che nelle attività finalizzate a proteggere i dirigenti di Hamas dai raid israeliani. Secondo l’Idf, negli ultimi mesi al-Arabid avrebbe lavorato anche per rafforzare nuovamente il controllo di Hamas nel nord della Striscia e per ricostruire le capacità operative dell’organizzazione nelle aree maggiormente colpite dalla guerra.
Il premier Netanyahu ha definito l’arresto un’operazione “audace”, elogiando pubblicamente lo Shin Bet e l’Idf. Il primo ministro ha ribadito che Israele continuerà a perseguire i vertici di Hamas e coloro che, secondo Israele, hanno avuto un ruolo nel massacro del 7 ottobre 2023. L’operazione si inserisce in una fase particolarmente delicata per la Striscia di Gaza. Il cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti e in vigore dall’ottobre 2025 ha fermato gran parte dei combattimenti su larga scala, ma non ha impedito il proseguimento di operazioni militari israeliane contro Hamas. Israele sostiene che il gruppo stia tentando di ricostruire le proprie capacità militari e di ristabilire il controllo sulla Striscia; Hamas, dal canto suo, accusa Israele di violare il cessate il fuoco.
Proprio nelle stesse ore della cattura di al-Arabid, l’Idf ha inoltre annunciato un attacco contro un comandante di Hamas nel nord della Striscia, a Jabalia, motivandolo con il tentativo di neutralizzare una minaccia alle truppe e ai civili israeliani. Secondo l’esercito, il comandante stava contribuendo alla ricostruzione delle capacità operative di Hamas e alla preparazione di nuovi attacchi.
La cattura di al-Arabid assume quindi un significato che va oltre l’arresto di un singolo esponente. Colpire il responsabile della sicurezza interna significa intervenire su una struttura che, oltre a occuparsi del controllo del territorio e della repressione dei sospetti collaboratori, svolge un ruolo centrale nella protezione dei vertici di Hamas e nel mantenimento della sua presenza organizzata nella Striscia. Per Israele, l’operazione rappresenta dunque un ulteriore tentativo di indebolire la capacità dell’organizzazione terroristica di ricostruire la propria struttura e di ristabilire il controllo su Gaza.