Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Gadi Luzzato Voghera dal titolo: "Per una discussione matura e consapevole del DDL antisemitismo"

Ci sono dei fatti difficili da confutare. La crescita dell’antisemitismo è, purtroppo, un fatto. La connessione con il conflitto a Gaza e dintorni di sicuro c’è, ma non è decisiva. In effetti l’antisemitismo è in crescita da molti decenni, si trasforma nei linguaggi e trova modalità di espressione rinnovate, che si adattano ai tempi utilizzando in maniera efficace i media di nuova generazione. Ce lo dicono numerosi studi sociologici, lo confermano le statistiche. Quando le forze politiche individuano un’emergenza e decidono di discutere una legge in parlamento, è perché ritengono – a ragione – che quell’emergenza costituisca un problema. Nelle prossime settimane la Camera discuterà il DDL che tratta il tema dell’antisemitismo, proprio perché si ritiene che il fenomeno sia allarmante e vada gestito. Si tratta di un atto importante, sia sul piano storico sia sul piano politico. I parlamentari sono chiamati a votare dagli stessi sedili che videro nel 1938 l’approvazione dei “Provvedimenti in difesa della Razza italiana”. Non si tratta solo di un atto riparatore. È il gesto, invece, di una democrazia matura, che sa individuare i pericoli e si sforza di ideare gli strumenti per contrastarli. Con la legge del 1938 un’intera generazione di studenti italiani si trovò a studiare sui banchi di scuola un testo – il Secondo libro del fascista – che esaltava ilrazzismo e l’antisemitismo come valori positivi. Oggi si discute un testo che guarda con preoccupazione alla rinascita di quel linguaggio e prova a indicare percorsi – per lo più di formazione e educazione civile – per porre un argine all’espandersi delle azioni e delle espressioni antiebraiche. Ma di che azioni si tratta? Parliamo di effettive minacce ai fondamenti stessi della democrazia parlamentare, fondata sulla Costituzione. Se l’antisemitismo è un danno diretto agli ebrei (o a chi viene considerato tale), è ancor di più un attacco aperto allalibertà di religione, alla libertà di riunione, al diritto allo studio, alla libertà di espressione. Ogni giorno gli istituti incaricati di monitorare il fenomeno segnalano atti di discriminazione, minacce, e la crescita di un pericoloso e inedito clima di “accettazione sociale” dell’antisemitismo, che ricorda molto da vicino l’atmosfera che si registrava nell’Europa dei totalitarismi tra le due guerre. Chi critica il testo in discussione alla Camera intravvedendo in esso un pericolo per la libertà di espressione e di critica è mosso di certo da una preoccupazione legittima. Tuttavia, penso che sia necessario sforzarsi di guardare alla questione nel suo insieme. Considerare cioè l’antisemitismo come un allarme effettivo e non strumentale, e proporre modalità condivisibili per offrire almeno per questa volta al paese l’immagine di un parlamento responsabile, che sappia legiferare con senso di giustizia nei confronti della storia di questo paese, in difesa di una minoranza minacciata, nella prospettiva di un rafforzamento della convivenza democratica.
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