Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Carmi dal titolo: "Finlandia, critica Israele ma compra le sue armi"

Helsinki prolunga fino al 2034 la cooperazione militare con Gerusalemme e punta 317 milioni di euro sulla Fionda di Davide, mentre cresce la pressione politica contro Israele per la guerra a Gaza
L’ipocrisia non conosce né lingua né confini. Un esempio? La Finlandia alza i toni contro Israele per la guerra a Gaza e contemporaneamente rafforza la propria sicurezza affidandosi alla tecnologia militare israeliana. Helsinki e Gerusalemme hanno prolungato fino al 2034 il quadro della loro cooperazione nel settore della difesa, mentre procede il programma per l’acquisizione della Fionda di Davide, il sistema antimissile sviluppato da Rafael insieme agli Stati Uniti, per un investimento complessivo di circa 317 milioni di euro.
Il contrasto fra politica e sicurezza è evidente. Da una parte, in Finlandia sono aumentate le critiche nei confronti del governo israeliano, con richieste di cessate il fuoco, denunce della situazione umanitaria nella Striscia e, negli ambienti più ostili a Gerusalemme, accuse di «genocidio». Dall’altra, il ministero della Difesa finlandese considera Israele un partner strategico e intende mantenere la collaborazione per almeno altri otto anni.
L’accordo non riguarda soltanto l’acquisto di armamenti. Prevede cooperazione nella ricerca e nello sviluppo, acquisizione congiunta di sistemi di difesa e un meccanismo permanente di coordinamento fra i due Paesi. Una relazione strutturale, dunque, destinata a sopravvivere alle tensioni politiche legate alla guerra.
A spiegare la scelta finlandese basta in larga parte la geografia. La Finlandia condivide con la Russia oltre 1.300 chilometri di frontiera e dal 2023 è membro della Nato. L’invasione russa dell’Ucraina ha radicalmente modificato le priorità strategiche di Helsinki, rendendo la protezione dello spazio aereo e la capacità di intercettare missili balistici una delle principali esigenze delle sue forze armate.
È qui che entra in gioco la Fionda di Davide. Il sistema, sviluppato dalla società israeliana Rafael insieme all’americana RTX, è progettato per intercettare missili balistici tattici, razzi pesanti, missili da crociera e altre minacce aeree a distanze superiori rispetto a quelle coperte da sistemi come Iron Dome. Israele lo utilizza come livello intermedio della propria architettura antimissile, fra Iron Dome e Arrow.
La Finlandia ne aveva deciso l’acquisto già nel 2023, diventando il primo cliente straniero della Fionda di Davide. La scelta acquistava allora un significato particolare perché arrivava poche settimane dopo l’ingresso del Paese nella Nato. Oggi il consolidamento della cooperazione con Israele conferma che Helsinki considera quella tecnologia parte integrante della propria difesa futura.
La televisione pubblica finlandese Yle ha però sollevato interrogativi sulla trasparenza con cui il ministero della Difesa ha comunicato l’estensione dei rapporti militari con Israele. Il tema è diventato politicamente sensibile proprio mentre una parte dell’opinione pubblica e diversi esponenti politici chiedono un atteggiamento più severo verso Gerusalemme.
Il presidente Alexander Stubb ha assunto posizioni critiche sulla condotta israeliana a Gaza e la politica mediorientale è diventata anche in Finlandia terreno di confronto interno. Ciò non ha impedito il mantenimento dei rapporti istituzionali con il governo israeliano né, soprattutto, ha modificato i programmi militari già avviati.
La Finlandia rappresenta così un caso particolarmente netto di una contraddizione che attraversa diversi Paesi europei. Israele viene sottoposto a una pressione politica crescente per la guerra a Gaza, mentre la sua industria militare continua a essere considerata una delle più avanzate e affidabili al mondo. La guerra in Ucraina, il riarmo russo e il ritorno della minaccia missilistica hanno reso i sistemi israeliani ancora più appetibili.
C’è anche un elemento che difficilmente compare nelle dichiarazioni politiche. Molte tecnologie israeliane sono state utilizzate ripetutamente in combattimento. Sistemi di difesa aerea, radar, droni e apparati elettronici vengono acquistati da eserciti che possono valutarne il comportamento in condizioni operative reali. Per Paesi collocati sul fianco orientale della Nato questo rappresenta un vantaggio difficile da ignorare.
Helsinki può quindi criticare le decisioni del governo Netanyahu e mantenere una posizione severa sulla guerra a Gaza. Quando si tratta della propria sicurezza, tuttavia, la valutazione cambia. Con la Russia dall’altra parte della frontiera, la Finlandia ha scelto di affidare una parte della propria difesa antimissile proprio alla tecnologia israeliana.