Nelle scuole palestinesi si impara la matematica con i morti israeliani del 7 ottobre ma i media italiani si dedicano gli aquiloni
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
C’è un posto al mondo, quello che molti chiamano Palestina, dove pensano che il 7 ottobre non sia stato un massacro, ma un'azione eroica da trasformare in lezione scolastica, degna di quelli che il mondo identifica come palestinesi, che io chiamo invasori arabi arrivati per lo più dal sud della Siria.
Dunque, vediamo un po'. Nelle scuole presenti nei territori occupati dai palestinesi, il 7 Ottobre non è una lezione di storia per capire come sia potuto accadere. Non è una lezione di educazione civica per spiegare ai bambini che massacrare, torturare, violentare, rapire esseri umani, venderne le teste mozzate al mercato, è un crimine.
Nelle scuole palestinesi il 7 ottobre è diventato materiale didattico. Bambini di nove anni si sono trovati davanti esercizi di matematica costruiti sul numero degli israeliani uccisi durante l’attacco di Hamas. Un problema chiede di moltiplicare il numero degli israeliani uccisi in un giorno per il numero dei giorni. E l’insegnante approva entusiasta le risposte esatte. Complimenti. La pedagogia delle bestie feroci nel nuovo millennio: prima si impara a fare le moltiplicazioni, poi a moltiplicare i morti, ebrei naturalmente.
In diverse scuole sono state organizzate celebrazioni nelle quali il massacro degli ebrei del sud Israele viene descritto con parole come “orgoglio”, “onore”, “gloria”, “vittoria” e persino “gioia”. Bambini di pochi anni sono stati coinvolti nella recitazione di testi che esaltano gli autori del massacro.
E allora permettetemi una domanda semplicissima: che cosa dovrebbe pensare un bambino quando la scuola gli insegna che uccidere un israeliano è motivo di gloria? Che cosa dovrebbe diventare, crescendo? Un medico? Un ingegnere? Un insegnante? O magari un adulto assetato di sangue convinto che il prossimo massacro sarà un'altra “eroica vittoria”? Stiamo parla di educazione all'odio che la società occidentale finge di ignorare. Stiamo parlando di rendere bambini e adolescenti simili alle bestie di Hamas. Siamo già a buon punto. Ricordiamo come si sono comportati i giovanissimi di Gaza, che i media fanno passare per povere vittime cui Israele vieta persino di giocare con gli aquiloni. Ricordiamo le loro urla di gioia e auguri di morte verso gli ostaggi trascinati per le strade. Ricordiamo i loro salti, i loro girotondi di felicità, le loro corse vicino agli israeliani strattonati per avere la possibilità di dar loro qualche calcio. I bravi e cari bambini palestinesi! I terroristi di domani.
C'è qualcosa di particolarmente osceno nel vedere il 7 ottobre trasformato in una favola eroica, fa venire il voltastomaco. Il mondo occidentale dovrebbe avere il coraggio di dirlo senza balbettare che non si costruisce nulla insegnando ai bambini ad ammirare chi massacra altri esseri umani e a volerli imitare una volta cresciuti. Siamo davanti a una fabbrica di odio peggiore di quella fatta finora, da quasi 80 anni. Chiediamoci che cosa accadrà domani, se continuano a insegnare ai bambini che le stragi di ieri sono state eroiche? Siamo davanti a un'educazione alla barbarie islamo-nazista. Un binomio che fa paura, che terrorizza ma che gli occidentali, soprattutto quelli di sinistra, sembrano ammirare, da stupide amebe quali sono diventati.
“Bambini, oggi facciamo matematica. Se il 7 ottobre sono stati uccisi X israeliani, quanti saranno i morti se ripetiamo l’impresa?”
Ne avete sentito parlare, lo avete letto in qualche giornale? Avete sentito Tajani gridare "Inaccettabile"? I TG hanno dato questa sconvolgente notizia? No? Niente? Ma pensa un po' di quanta protezione gode questa gentaglia che ammazza moralmente e psicologicamente i suoi stessi figli. Che schifo!
I media hanno ignorato queste oscenità per parlare…degli aquiloni che i "poveri bambini palestinesi" non possono usare per "giocare". Capito il livello dei nostri giornalai, con tutto il rispetto per i giornalai veri? Ignorano la pedagogia del terrorismo delle scuole palestinesi per sdilinquirsi sugli aquiloni di Gaza.
Siamo arrivati al ridicolo, siamo arrivati che sul web donne e uomini si strappano i capelli e maledicono Israele in nome di un aquilone. Dopo anni di guerre, terrorismo, ostaggi e massacri, la nuova grande emergenza internazionale è: Israele che non lascerebbe giocare i bambini palestinesi con gli aquiloni. Commovente. Quasi da lacrimuccia obbligatoria.
Peccato che qualcuno abbia dimenticato di raccontare che nel 2018 gli aquiloni provenienti da Gaza furono utilizzati per trasportare materiale incendiario verso Israele, provocando incendi nei campi agricoli e nelle aree naturali israeliane. Migliaia di ettari di terreni coltivati e di foreste ridotti in cenere. Un’invenzione talmente poco poetica che oggi conviene semplicemente non ricordarla. Ma basta cambiare la didascalia e la storia diventa un'altra.
Il meccanismo è ormai collaudato: si mostra il bambino palestinese, si nasconde ciò che viene prima e soprattutto ciò che viene dopo. Il bambino diventa automaticamente innocente, l'aquilone automaticamente pacifico, Israele automaticamente colpevole. Così l'aquilone diventa il simbolo dell'oppressione israeliana. Geniali!
La propaganda non ha bisogno di cancellare completamente la realtà. Le basta selezionarla e il gioco è fatto.
Dopo il 7 ottobre 2023, dovremmo aver imparato che dietro un'immagine apparentemente innocente non c'è necessariamente una storia innocente. Un bambino che gioca è un bambino che gioca in tutto il mondo, a Gaza non è così. A Gaza si utilizzano i bambini come scudo emotivo (oltre che come scudi umani fisicamente parlando) per costruire una narrazione politica atta a demonizzare e delegittimare una volta di più Israele
Un aquilone è un aquilone. Ma quando qualcuno lo trasforma in un'arma incendiaria, non è più un simbolo di giochi infantili.
Il copione è sempre lo stesso: prima si prende un'immagine innocente, poi si cancella il contesto, infine si consegna al pubblico il colpevole già confezionato.
Il bambino palestinese con l’aquilone? Vittima.
L’aquilone? Simbolo di libertà.
Israele? Ovviamente il mostro che vuole togliere il sorriso ai bambini.
Fine della storia.
E così anche un pezzo di carta attaccato a un filo può diventare una nuova arma della propaganda. Applausi!
Addormentare la gente è importante quanto imbrogliarla. Qualunque cosa purché nessuno pronunci le parole più scomode: terrorismo e odio.
L’aquilone può volare.
La memoria e l'onestà evidentemente no. Brancolano nel buio.
Deborah Fait