Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Bertani dal titolo: "Livorno, il concerto per Gaza e quei soldi che chiedono trasparenza"

“One Love Again” raccoglierà fondi per l’ospedale Al-Awda. La CGIL assicura che l’incasso sarà devoluto alla struttura di Gaza, ma restano interrogativi sui legami dell’organizzazione che la gestisce con il PFLP e sui canali attraverso cui passeranno concretamente le donazioni
Qualche tempo fa, Setteottobre si è occupata del manifesto politico “100 Porti per 100 Città” della rete della Flottiglia, per denunciarne la potenziale pericolosità. Dietro le navi lastricate di buone intenzioni si cela, in realtà, un progetto ben preciso: portare la battaglia dal mare alle nostre città e fare di Gaza un attivatore di pressione politica permanente.
Dalle parole ai fatti, il passo è stato breve. Il 31 agosto si terrà a Livorno il concerto “One Love Again”, organizzato dalla Flottiglia assieme al collettivo artistico Il Canto della Balena, particolarmente impegnato nell’attivismo filopalestinese, e alla CGIL. L’evento è articolato in sessioni musicali che puntano il dito contro Israele, con titoli eloquenti come “I Figli della Guerra, il genocidio dimenticato” o “L’inganno dei ‘Signori della guerra’ attraverso la parola e il condizionamento mediatico”. Non una parola, invece, su Hamas, sul 7 ottobre, sugli ostaggi o sugli stupri.
Tuttavia, non si tratta solo di una delle tante iniziative che vediamo nelle nostre città, figlie di una cieca propaganda antisionista e antisemita, divenuta moda e anche veicolo di visibilità per artisti in cerca di pubblico. È qualcosa di diverso e poco rassicurante. È l’esempio concreto di come le parole di un manifesto politico – “100 Porti per 100 Città” – siano divenute realtà e pongano questioni molto serie.
Cominciamo con il dire che il concerto è a pagamento e il biglietto ha un costo di 10 euro. Nella comunicazione ufficiale della CGIL di Livorno si afferma che l’incasso sarà «interamente devoluto (escluso il costo della Siae) all’ospedale Al-Awda di Gaza». Qui sorgono i primi dubbi sull’iniziativa.
L’Al-Awda è gestito dall’Al Awda Health and Community Association (AWDA). Secondo alcuni report governativi israeliani e le ricostruzioni di organizzazioni come NGO Monitor – centro di monitoraggio delle ONG attive nel conflitto israelo-palestinese – l’AWDA avrebbe stretti legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), inserito nelle liste delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti, Unione europea e altri Paesi.
Le ricostruzioni sono dettagliate, indicano sovrapposizioni di incarichi e fanno nomi precisi. Come quello di Rabah Muhanna, uno dei fondatori dell’AWDA e al tempo stesso membro dell’Ufficio politico del PFLP; oppure di Fadi Al Ajrami, esponente di spicco dell’AWDA, che lo stesso PFLP indica quale componente del proprio Comitato centrale. Inoltre, Fatah avrebbe qualificato l’organizzazione come affiliata al PFLP, mentre un audit del 1993, realizzato nell’ambito del progetto americano Democratic Institutions Support, descriveva l’Union of Health Work Committees (UHWC), organizzazione indicata come predecessore dell’AWDA, come «l’organizzazione sanitaria del PFLP».
Si pone poi un ulteriore interrogativo, che riguarda i canali attraverso i quali il denaro raccolto arriverà concretamente al beneficiario. E la questione non è banale.La comunicazione ufficiale della CGIL indica con chiarezza la destinazione dichiarata dell’incasso: l’ospedale Al-Awda. Non specifica però attraverso quale soggetto, conto o canale finanziario le somme raggiungeranno concretamente la struttura.
Dalle condizioni contrattuali della piattaforma di vendita dei biglietti, OOOH. Events, risulta inoltre che l’incasso non verrà bonificato direttamente all’ospedale. Sarà Il Canto della Balena, in qualità di organizzatore, a riceverlo. Da quel momento in poi, almeno nelle informazioni rese pubbliche sull’iniziativa, non viene spiegato quale percorso seguirà il denaro.
La questione assume un peso particolare perché la stessa AWDA ha in passato segnalato «restrizioni nel ricevere fondi dall’estero», raccomandando a una delle proprie reti europee di evitare trasferimenti diretti e di versare il denaro su un conto spagnolo intestato all’associazione partner Paz con Dignidad, che avrebbe poi provveduto a trasferire l’importo. Un sistema, dunque, nel quale le donazioni raccolte passavano attraverso un soggetto intermediario prima di raggiungere AWDA.
Non sappiamo se per il concerto di Livorno verrà utilizzato un meccanismo analogo e sarebbe scorretto affermarlo. Proprio per questo servirebbe maggiore trasparenza. Quali sono le ragioni delle restrizioni segnalate in passato da AWDA? Le contestazioni sul beneficiario hanno avuto un ruolo nella scelta, almeno in altre occasioni, di ricorrere a canali indiretti? E soprattutto, attraverso quale percorso arriveranno a Gaza i soldi raccolti il 31 agosto a Livorno?
La parola “Gaza” è diventata un lasciapassare, un “liberi tutti” che dispensa perfino dal dovere di dare le spiegazioni più basilari. Anche quando dovrebbero essere un atto dovuto, come nel caso di Livorno, dove in ballo c’è una raccolta dichiaratamente benefica destinata a una struttura gestita da un ente sul quale pendono contestazioni molto gravi e che, almeno in alcune occasioni, ha ricevuto donazioni attraverso soggetti intermediari. Chi raccoglie denaro in nome di Gaza ha il dovere di dire con precisione chi lo riceverà, attraverso quali canali e con quali garanzie. A Livorno, per ora, queste risposte mancano.