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israele.net Rassegna Stampa
31.08.2026 Per 15 anni gli abitanti del kibbutz Kfar Aza avevano organizzato l’evento “Aquiloni per la Libertà” con messaggi di pace per i loro vicini
Articolo del Jerusalem Post

Testata: israele.net
Data: 31 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Jerusalem Post
Titolo: «Per 15 anni gli abitanti del kibbutz Kfar Aza avevano organizzato l’evento “Aquiloni per la Libertà” con messaggi di pace per i loro viciniA»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Jerusalem Post dal titolo: "Per 15 anni gli abitanti del kibbutz Kfar Aza avevano organizzato l’evento “Aquiloni per la Libertà” con messaggi di pace per i loro vicini. Doveva tenersi anche il 7 ottobre 2023 ma quel giorno vennero massacrati più di 60 membri del kibbutz, compreso l’ideatore dell’evento e tutta la sua famiglia. La carneficina era stata preceduta dal lancio di migliaia di aquiloni incendiari"

 

Scrive Liat Collins: Dimenticatevi la canzoncina di Mary Poppins Let’s go fly a kite (“Andiamo a far volare un aquilone”).

In Israele, dopo il 7 ottobre 2023, gli aquiloni non sono simboli di innocente divertimento infantile.

Liat Collins

Si sono trasformati da simboli di libertà in armi di guerra fisica e psicologica. È perfido, ma geniale.

Nelle ultime due settimane, improvvistamente più di dieci aquiloni lanciati dalla Striscia di Gaza sono atterrati nel sud di Israele. Ognuno di essi porta un messaggio. E non è un messaggio di pace.

2018: aquiloni incendiari palestinesi e (sotto) i loro effetti su campi agricoli israeliani nei pressi della Striscia di Gaza

Portano l’inquietante ricordo della campagna di aquiloni di Hamas del 2018-21 che ha preceduto l’invasione e le mega-atrocità del 7 ottobre 2023.

Nel 2018, prima gli aquiloni, poi i palloncini a elio, in seguito persino dei preservativi vennero fissati a ordigni incendiari ed esplosivi e lasciati fluttuare oltre il confine con Israele.

Si trattava di ecoterrorismo e, letteralmente, di politica della terra bruciata nella sua forma peggiore, con la distruzione di migliaia di dunam di terreni agricoli, boschi e riserve naturali, insieme a gran parte della fauna selvatica che vi abitava.

Ma Israele veniva incolpato, perché reagiva.

Come notavo già nel 2018, l’obiettivo dichiarato dei continui tumulti palestinesi ogni venerdì lungo il confine di Gaza con Israele, che venivano presentati come manifestazioni innocue e non violente, era invece chiarissimo sin dallo slogan “La Marcia del Ritorno”.

Come strategia di propaganda è incredibilmente semplice.

Quando si accosta l’immagine di bambini che fanno volare gli aquiloni a quella di un soldato, Hamas vince e Israele perde.

Se Israele interviene, viene dipinto come un esercito brutale che se la prende coi bambini. Se si astiene dall’intervenire, viene visto come debole e irresoluto. In entrambi i casi, lo stratagemma non fa che gettare altra benzina sul fuoco per future violenze, che tornano utilissime a Hamas e al terrorismo islamista.

Non finì lì, come ora sappiamo. La “Marcia del Ritorno” era una dichiarazione d’intenti, non un semplice slogan.

Un poster del festival Aquiloni per la Libertà organizzato ogni anno nel kibbutz Kfar Aza, fino al 7 ottobre 2023

Il 7 ottobre 2023, migliaia di terroristi capeggiati da Hamas invasero il sud di Israele uccidendo, mutilando, stuprando e sequestrando centinaia di ostaggi.

Intere comunità furono date alle fiamme, case bruciate con le famiglie legate all’interno, i partecipanti al festival musicale Supernova braccati e uccisi ovunque cercassero rifugio.

I terroristi erano così fieri delle loro azioni che se ne vantavano in tempo reale, filmando stupri e omicidi con telecamere GoPro e condividendo immagini di morte e distruzione sui social. In alcuni casi le trasmettevano in diretta streaming ad amici e familiari delle vittime per rendere ancora più atroce il dolore e il terrore.

Se volete capire perché oggi, per gli israeliani, gli aquiloni simboleggiano l’innocenza perduta, dovete riandare a cosa è accaduto dell’evento annuale Kites for Freedom (“Aquiloni per la Libertà”) che si teneva al kibbutz Kfar Aza.

Ogni anno, per 15 anni, gli abitanti del luogo avevano inviato con gli aquiloni dei messaggi di pace e speranza ai loro vicini di Gaza oltre il confine.

Nel 2023, l’evento “Aquiloni per la Libertà” era previsto per il 7 ottobre, la festa ebraica di Simchat Torah.

Ma i terroristi palestinesi piombarono nel kibbutz nelle prime ore del mattino.

La famiglia Kutz: i genitori Aviv e Livnat e i figli Rotem, Yonatan e Iftach. Il 7 ottobre avevano in programma di far volare aquiloni al confine con Gaza per la festa annuale che promuoveva messaggi di pace verso i loro vicini palestinesi. Invece, sono stati bruciati vivi dai terroristi di Hamas nella loro casa a Kfar Aza

Tra gli oltre 60 membri del kibbutz Kfar Aza uccisi quel giorno c’era Aviv Kutz, il fondatore di “Aquiloni per la Libertà”, assassinato nella sua casa con la moglie e i tre figli. I loro corpi bruciati sono stati trovati abbracciati su un letto nella stanza di sicurezza della loro abitazione, data alle fiamme. Un’intera famiglia sterminata.

In una dichiarazione rilasciata questa settimana, Hamas pare abbia affermato che gli aquiloni sono solo “giocattoli per bambini” dei campi profughi di Gaza, e avrebbe messo in guardia Israele dall’intraprendere le azioni che ha minacciato.

Ma quei “giocattoli” sono attaccati a fili, in alcuni casi lunghi 4 km, e decorati con slogan minacciosi in arabo. Mary Poppins non c’entra niente. Si tratta di abuso di minori.

Seguendo il filo, si arriva a un terrorista di Hamas che ancora una volta si fa scudo dei bambini.

I media di tutto il mondo, nutriti dalle notizie provenienti da Gaza, sono pieni di storie strappalacrime di poveri bambini sfollati che cercano solo di divertirsi e ora vengono minacciati dalla potenza israeliana.

Il fatto che i bambini israeliani abbiano imparato a diffidare di aquiloni e palloncini, perché possono essere collegati a ordigni esplosivi, non sembra preoccupare nessuno, nemmeno coloro che sostengono di avere a cuore i diritti umani di tutti. (…)

È stato ipotizzato che gli aquiloni, in questa fase, possano essere utilizzati senza ordigni esplosivi o dispositivi incendiari per valutarne la gittata e il punto di atterraggio.

Una cosa è chiara: quegli aquiloni non sono giocattoli, sono un test volto a capire a che punto e in che modo Israele reagirà.

Il Ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato un messaggio su X in diverse lingue, incluso il farsi (persiano), in cui afferma: “Anche un giocattolo per bambini può essere trasformato in un’arma da Hamas… Non tollereremo attacchi contro i civili”.

Martedì, il Board of Peace ha ordinato l’interruzione del lancio degli aquiloni. Ma, stando a quanto riferito, ha anche avvertito Israele di non intraprendere alcuna azione.

Ron Schleifer, esperto internazionale di guerra psicologica, dice che l’uso degli aquiloni è un esempio da manuale di “strategia offensiva che opera a piccoli passi”. Una tecnica che consiste nel compiere piccoli passi così che, se si esamina ogni singolo passo separatamente, sembra che non stia accadendo nulla. Ma quando si guarda il quadro generale dall’alto, ci si rende conto che sono stati fatti grossi passi avanti.

L’idea di fondo è che l’avversario non scatenerà un gran caos per un piccolo passo, perché rischia il ridicolo. Ed è proprio ciò che Hamas sta cercando di ottenere.

Schleifer riconosce la difficoltà intrinseca nello spiegare al mondo una situazione in cui sembra che l’esercito israeliano minacci i bambini di Gaza che “giocano” con gli aquiloni.

“È una trappola molto sofisticata – dice – I loro fotografi sono sul campo e condividono le immagini con i media internazionali, Reuters, AFP ecc. per testare la reazione di Israele. E qualunque cosa facciano le Forze di Difesa israeliane, non andrà bene. Se non reagiranno, sarà una sciocchezza: in Medio Oriente verrà interpretato come un segno di debolezza. Se agiranno contro gli aquiloni dei bambini, sarà ancora peggio. Abbiamo visto cosa è successo nel 2018 con la Marcia del Ritorno, quando gli aquiloni si sono gradualmente trasformati in palloni incendiari e poi in granate e lanciarazzi. È a suo modo geniale”.

Israele non può permettersi di chiudere un occhio, e non dovrebbe farlo nemmeno il resto del mondo.

Il 7 ottobre non arrivò all’improvviso. È iniziato con gli aquiloni: una campagna che portava a nuovi livelli di cinismo l’abuso dei minori da parte di Hamas.

Israele deve trovare un modo per tagliare i fili prima che quell’abuso causi nuovi disastri.

(Da: Jerusalem Post, 28.8.26)

 


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