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Setteottobre Rassegna Stampa
25.08.2026 Iran, cyberattacco spegne una centrale britannica
Commento di Paolo Montesi

Testata: Setteottobre
Data: 25 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: «Iran, cyberattacco spegne una centrale britannica»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Iran, cyberattacco spegne una centrale britannica"

Iran, cyberattacco spegne una centrale britannica

Una centrale elettrica è rimasta fuori servizio per quattro giorni. Per Londra cresce la minaccia iraniana alle infrastrutture strategiche

 

Una centrale elettrica britannica è rimasta fuori servizio per quattro giorni dopo un attacco informatico attribuito ad hacker legati all’Iran. L’impianto era di dimensioni ridotte e la sua indisponibilità non ha avuto conseguenze sulla fornitura di energia, tanto che gran parte della popolazione britannica probabilmente non si è neppure accorta dell’incidente. Il precedente, però, segna un salto di qualità: secondo quanto rivelato dal Telegraph, sarebbe la prima volta che un’operazione informatica riconducibile alla Repubblica islamica riesce a fermare completamente una centrale elettrica nel Regno Unito.

Il nome e la localizzazione dell’impianto sono rimasti riservati per ragioni di sicurezza. È noto invece che l’attacco è avvenuto a luglio e che i tecnici hanno impiegato quattro giorni per riportare la centrale in funzione. Il caso è stato segnalato al National Cyber Security Centre, l’organismo che fa capo al GCHQ e si occupa della protezione del Paese dalle minacce informatiche.

Il governo ha ridimensionato l’impatto materiale dell’incidente. Una fonte ufficiale ha definito l’impianto talmente piccolo da rappresentare una quantità trascurabile rispetto alla capacità complessiva della rete nazionale. Un portavoce ha inoltre assicurato che in nessun momento il sistema energetico britannico è stato esposto a rischi più ampi. Dopo l’attacco, tuttavia, le autorità hanno informato i vertici delle aziende energetiche e diffuso indicazioni di sicurezza alle imprese.

La dimensione dell’obiettivo, del resto, è probabilmente l’aspetto meno significativo della vicenda. Spegnere per giorni una centrale dimostra la possibilità di passare dall’intrusione nei sistemi informatici a un effetto concreto sul funzionamento di un’infrastruttura fisica. In uno scenario di conflitto ibrido, anche un bersaglio secondario può servire a verificare vulnerabilità, sperimentare tecniche e segnalare a un avversario fin dove è possibile arrivare.

Londra aveva già alzato il livello di attenzione. In seguito all’escalation in Medio Oriente, il National Cyber Security Centre aveva invitato le organizzazioni britanniche a rivedere le proprie difese, sottolineando che attori statali e gruppi collegati all’Iran mantenevano capacità di condurre operazioni informatiche. A maggio il governo, insieme allo stesso NCSC, a Ofgem e al National Energy System Operator, aveva inoltre pubblicato una nuova strategia per aumentare la resilienza informatica del settore energetico.

Il problema supera ampiamente il caso iraniano. Richard Horne, direttore del NCSC, ha reso noto a giugno che nei dodici mesi precedenti il suo organismo aveva gestito più di 200 incidenti riguardanti le infrastrutture critiche britanniche e il loro ecosistema. Circa tre quarti risultavano collegabili ad attori statali ostili.

L’attacco alla centrale arriva mentre negli Stati Uniti cresce l’allarme per le incursioni contro gli impianti idrici. A fine luglio più di trenta sistemi locali del Minnesota sono stati colpiti da un’operazione coordinata e l’FBI ha rilevato episodi analoghi in almeno sette Stati. Le autorità federali hanno segnalato somiglianze con precedenti attività di gruppi legati all’Iran, anche se l’attribuzione delle operazioni più recenti resta oggetto di indagine. Il 19 agosto NSA, FBI, CISA e altre agenzie americane hanno diffuso un nuovo avvertimento sulle vulnerabilità dei sistemi industriali utilizzati anche nelle reti idriche ed energetiche.

È proprio questa convergenza tra mondo digitale e infrastrutture fisiche a preoccupare maggiormente i governi occidentali. Centrali elettriche, acquedotti e sistemi industriali dipendono da dispositivi connessi che possono trasformare un accesso informatico abusivo in interruzioni di servizi essenziali.

La centrale britannica colpita a luglio era piccola e quattro giorni di fermo non hanno spento una sola lampadina nelle case del Paese. La prossima volta, però, l’obiettivo potrebbe avere dimensioni e conseguenze molto diverse. Per Londra l’incidente rappresenta quindi soprattutto un avvertimento: la capacità di raggiungere dall’esterno un’infrastruttura energetica e bloccarne il funzionamento è ormai qualcosa di più di un’ipotesi.


info@setteottobre.com

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