Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Andrea Morigi dal titolo: "Gaza, Amnesty scopre gli ostaggi palestinesi di Hamas"

Esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, interrogatori e violenze contro i palestinesi accusati di tradimento. Anche le Nazioni Unite documentano la repressione nella Striscia
Finalmente Amnesty se n’è accorta: gli abitanti di Gaza sono ostaggio di Hamas. Quando non ne diventano complici, ne subiscono la persecuzione sistematica, fino all’effusione del sangue.Per trovare il coraggio di ammetterlo, in un lungo comunicato di venerdì 21 agosto, l’ong crede opportuno ripetere all’infinito il ritornello del “genocidio israeliano”, salvo poi raccontare una storia del tutto diversa: gli assassini di Hamas compiono uccisioni illegittime, sono responsabili di arresti arbitrari, commettono gravi violazioni dei diritti umani e puniscono collettivamente intere famiglie.
Non sarebbe nemmeno necessario riferirne, dato che su Telegram l’organizzazione terrorista islamica ha annunciato l’avvio di una campagna di sicurezza su vasta scala, iniziata il 1° luglio 2026 con l’eliminazione di un uomo, esponendo la sua famiglia al rischio di vendette. In realtà, dal 7 ottobre 2023, riporta la stessa Amnesty International, è in corso una caccia all’uomo da parte di strutture parallele, che compiono incursioni in abitazioni private, sottopongono i sospetti “traditori” a interrogatorio, li minacciano e, al termine di una sommaria istruttoria, li fanno fuori.Ovviamente la colpa viene fatta ricadere su Israele, per aver provocato il collasso del sistema giudiziario nella Striscia. Come se l’emergenza imponesse la barbarie e la sospensione del diritto.
Un triste pretesto per mettere al muro coloro che non hanno collaborato e si sono sottratti alle richieste di ospitare lanciamissili in cortile, di trasformare la propria cantina in un arsenale, di scavare tunnel nel pavimento della cameretta dei figli e di tenere prigionieri ebrei nel sottoscala, come è emerso in seguito dalle ricognizioni dell’Idf nei luoghi nei quali i terroristi si servivano di scudi umani.
Da quelle parti il rifiuto di diventare obiettivi di una legittima azione militare di Tsahal costituirebbe quindi una colpa da punire con la pena capitale. Una circostanza che rende sempre più evidente la necessità di liberare il territorio – ma prima ancora la popolazione – dalla presenza di coloro che Francesca Albanese ritiene rappresentanti politici dei palestinesi, se non addirittura loro benefattori. A smentirla è la stessa Onu di cui è relatrice speciale per la cosiddetta Palestina.
Un rapporto dell’8 maggio 2026 a cura della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato (Gerusalemme Est compresa) segnala 249 casi di esecuzioni extragiudiziali e gravi violenze fisiche fra agosto 2024 e gennaio 2026, che hanno provocato 108 morti.Martiri sì, ma contro la loro volontà, per mano di chi sacrifica la vita degli altri, non la propria.