Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Rosa Davanzo dal titolo: "Svezia, la ministra di origine palestinese con la Stella di David"

Simona Mohamsson la indossa per i bambini ebrei che hanno paura di farlo. A poche settimane dal voto, l’antisemitismo scuote la politica svedese
C’è una Stella di David al centro della campagna elettorale svedese. A portarla al collo, durante il primo grande dibattito tra i leader degli otto principali partiti in vista delle elezioni del 13 settembre, è stata Simona Mohamsson, 31 anni, ministra dell’Integrazione e leader del Partito liberale. Suo padre è un arabo israeliano nato a Haifa, sua madre una musulmana sciita libanese. Un’origine mediorientale che ha dato ancora più forza al gesto.
«La porto per i bambini che oggi in Svezia non osano farlo», ha spiegato Mohamsson. Il riferimento è agli ebrei svedesi che evitano di mostrare pubblicamente i simboli della propria identità per paura di aggressioni e intimidazioni.
La scena più forte del dibattito organizzato da Expressen e Dagens Industri è arrivata quando Ebba Busch, vicepremier e leader dei Cristiano-democratici, si è avvicinata a Mohamsson e ha appoggiato una mano sulla Stella di David. Ha parlato di una bambina ebrea di cinque anni di Göteborg che porta quello stesso simbolo e può essere investita da minacce e odio. «Non c’è nulla di svedese in questo», ha detto.
Dietro quel gesto c’è però uno scontro politico durissimo. Da settimane il Vänsterpartiet, il Partito di sinistra guidato da Nooshi Dadgostar, è investito da una serie di casi che hanno trasformato l’antisemitismo in uno dei temi della campagna elettorale.
Un’inchiesta di Expressen ha passato al setaccio 25 candidati del partito, facendo emergere post e dichiarazioni che andavano dal sostegno o dalla celebrazione di organizzazioni terroristiche alla diffusione di contenuti antisemiti, fino alla minimizzazione della Shoah e all’esaltazione dell’attacco compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Ventidue candidati sono stati successivamente cancellati dalle liste o hanno rinunciato alla candidatura. Il caso è arrivato anche nel Parlamento svedese: già a giugno Mohamsson aveva sfidato Dadgostar a chiedere ai candidati del suo partito un impegno scritto a favore della soluzione dei due Stati e di una Palestina libera da Hamas.Poi sono arrivate le lettere.
Nell’ambito di una campagna organizzata dal Vänsterpartiet, parlamentari svedesi ed europei avevano scritto a palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Alcuni destinatari risultavano coinvolti in gravissimi fatti di terrorismo. Il partito ha ammesso errori nella verifica dei nomi, sostenendo che i parlamentari non erano stati informati adeguatamente sull’identità dei destinatari.
È su questo terreno che Mohamsson ha attaccato Dadgostar durante il dibattito, accusando il suo partito di indulgenza verso la «romanticizzazione del terrorismo». La leader della sinistra ha respinto le accuse e, nelle scorse settimane, ha sostenuto che nel Vänsterpartiet non vi sia spazio per razzismo e antisemitismo. La polemica, però, è tutt’altro che chiusa. Anche il Comitato svedese contro l’antisemitismo ha criticato Dadgostar, accusandola di avere ridimensionato la portata del problema.
E quasi a dimostrare quanto fosse necessario il gesto di Mohamsson, la Stella di David ha immediatamente attirato altro odio. Dopo il dibattito la leader liberale è stata investita da una valanga di attacchi sui social. Tra questi anche l’augurio «che bruci», rivoltole da una figura impegnata a Malmö sul tema dell’islamofobia. Persino la solidarietà verso gli ebrei, insomma, è riuscita a diventare motivo di aggressione.
Il paradosso della Svezia di oggi sta forse tutto qui. Una giovane donna con radici arabe e mediorientali sente il bisogno di indossare una Stella di David perché alcuni bambini ebrei del suo Paese hanno paura di mostrarla. E mentre lo fa, una parte della politica discute ancora su quanto sia grave l’antisemitismo che ha trovato spazio al proprio interno.
Alle elezioni manca meno di un mese. Il Vänsterpartiet vi arriva con consensi attorno all’8 per cento e può diventare determinante per una futura maggioranza di centrosinistra. I liberali di Mohamsson, invece, combattono per superare la soglia del 4 per cento necessaria per restare in Parlamento.Forse anche per questo quella piccola Stella di David è diventata uno dei simboli della campagna elettorale. Perché pone alla politica svedese una domanda molto semplice: che Paese è quello in cui serve coraggio per mostrarsi ebrei?