Finzioni pericolose. Come i palestinesi sanno imbrogliare il mondo
Lettera aperta di Yosef ben Hektor

Salve Dame Devorah.
Mia madre, Z”L, mi ha orientato, e le sarò per sempre grato, a Byron, Shelley, Keats; splendidi esempi di una eccezionale corrente letteraria di magistrale importanza, quella dei poeti romantici inglesi; quel meraviglioso fenomeno culturale nacque in Inghilterra come reazione all’Illuminismo, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Punti cardine di quell’affascinante movimento, erano:
- La natura: vista come fonte di ispirazione, bellezza e rivelazione spirituale.
- L’individualità: l’esaltazione dell’esperienza unica e soggettiva dell’individuo.
- Il sublime: il sentimento di stupore e terrore provato di fronte alla grandiosità della natura.
- Il soprannaturale: l’interesse per il mistero, il sogno e l’inconscio.
Mio padre, Z”L, dal canto suo, era uomo saggio. Era poco loquace ma quando parlava erano tratti calligrafici di raro estetismo.
Le sue citazioni richiamavano i classici latini come Fedone e alcuni megarici (da cui probabilmente prende un certo accento eleatico) relativi all’eleatismo di Parmenide, quindi tra il mondo sensibile, molteplice e mutevole, regno del divenire e dell’apparenza (… che quindi non si può dire che sia), e dal discepolo Melisso, con il quale era ammessa, in linea di principio, la possibilità di una pluralità di realtà, opposte alla concezione edonistica epicurea; tutta questa roba qua è incisa sulla roccia a perenne memoria, di un padre eccellente.
La farsa o commedia degli equivoci.
Il pubblico dell'antica Roma, assisteva assiduamente alle rappresentazioni teatrali, ad esempio le commedie di Plauto come i Menecmi e l'Amphitruo, erano testi basati sull'equivoco. Per il teatro greco e soprattutto le commedie latine, questi meccanismi letterari erano interessanti intrecci, costituivano un espediente letterario e scenico colmo di situazioni teatrali ricche di equivoci e confusione.
Ecco, tutto ciò lo ha vissuto e lo vive tuttora Israele con la guerra di Gaza.
Il grosso problema è che in questo reale scenario, anch’esso pieno di finzioni e nascondimenti, c’è ben poco di attraente e divertente.
Gli arabi, mascherati da umili palestinesi, appaiono al pubblico come in realtà non sono.
Prendiamo El Samhouri, un “insegnante e preside” dell’UNRWA (agenzia ONU): ma proprio secondo hamas, costui, il “martire” El Samhouri ha ricoperto il ruolo di comandante sul campo nel Battaglione “Muhammad al-Shamali” delle Brigate Al-Qassam (braccio armato di Hamas). Un filmato di Hamas lo mostra mentre emerge da tunnel terroristici e dichiara d’aver scelto “la via della jihad”.
Quindi il preside e insegnante dell’UNRWA, era il ruolo scelto nella finzione, decorato alla memoria, da Antonio Gutierrez (… che interpreta se stesso nella finzione scenica, come Segretario Generale delle Nazioni Unite).
In realtà il decorato, nella vita reale, era un capo terrorista che esaltava l’odio e indottrinava gli scolari palestinesi a maledire gli ebrei; definiti “figli di scrofe e scimmie”.
Cambia la scena nel teatro delle illusioni.
Centinaia di necrologi pubblicati da Hamas e Jihad Islamica hanno rivelato che molte persone precedentemente descritte come giornalisti o civili, risultavano invece ricoprire incarichi operativi all’interno delle organizzazioni terroristiche.
Mohammed Nasser Abu Huwaidi, questo bravo attore nella finzione della commedia degli equivoci indossava la casacca da giornalista, ma nella realtà della vita di tutti i giorni, il bravo commediante risultava essere un combattente della Jihad Islamica, con tanto di divisa e basco.
Altro bravo caratterista era Ahmed Abu Eisha, che recitava il ruolo di collaboratore dell’emittente Palestine Today, legata alla Jihad Islamica.
A piangere la sua morte il Committee to Protect Journalists(CPJ) che lo aveva inserito nel proprio elenco dei giornalisti uccisi nella guerra. Tuttavia, un necrologio pubblicato successivamente dalla Jihad Islamica lo ha identificato come comandante di unità e membro della cosiddetta “Central Information Unit” dell’organizzazione.
Quindi nella vita reale codesto attore faceva parte dell’intelligence terroristica.
Altro attore dal promettente futuro, strappato alla vita, era Yaqoub Anan al-Bursh, dirigente della radio palestinese Namaa Radio. In seguito alla morte è stato rimosso dal database dei giornalisti deceduti dopo che Hamas lo ha identificato come membro di uno dei propri battaglioni nel nord della striscia di gaza.
Maysara Salah, nella finzione scenica risultava associato al network Quds News, ma secondo una comunicazione di hamas faceva parte dell’apparato mediatico militare del movimento e combatteva nelle file della Brigata Nord.
Ahmed Samir Muhammad Washah, nel copione della recita, indossava i panni di operatore video dell’emittente qatariota Al Jazeera, ma poi si è saputo che fuori dal ruolo teatrale era in realtà un membro dell’ala militare di hamas, che stava partecipando alla pianificazione di attacchi contro le forze israeliane.
La commedia degli equivoci piange un altro attore, tale Ahmed Abu al-Atta, che nel 2024 recitava, interpretando le vesti di calciatore palestinese e la cui morte aveva suscitato condanne internazionali. Un recente necrologio di hamas lo identifica invece come vice comandante dell’unità missilistica della Brigata di Gaza City.
Il sessantaseienne Ahmed Khamis Abu Younis, interpretava invece il ruolo di semplice civile, pertanto non un ruolo particolarmente impegnativo sul piano della destrezza recitativa. Nella vita reale è stato successivamente indicato da hamas come membro di un battaglione della Brigata Rafah e coinvolto in attività militari prima della sua prematura morte.
Poi, la vicenda degli aiuti umanitari, sequestrati da hamas, che addossava colpe inesistenti al cattivo Israele, reo di affamare donne, vecchi, bambini e di sparare sulla folla inerme; ma trattavasi di fiction, perché la trama rivela che nel “polpettone” televisivo stile Blockbuster, prodotto da hamas, loro sono i buoni, ma trattasi solo di una sceneggiatura, nulla di reale.
Potrei continuare ma mi fermo, perché gli attori muoiono ma registi e sceneggiatori continuano il loro industrioso lavoro, utile ad incrementare a dismisura il trappolone cinematografico;
un mondo teatrale mediatico alimentato da sempre nuove e ulteriori opere… neanche divertenti, abbastanza nefaste e devo dire dalla trama scontata.
Il pubblico internazionale quelle trame se le beve tutte d’un fiato, come uno spritz a prima mattina che rende ebri, grazie a un giornalismo orientato e da media malsani che piangevano e piangono tuttora finte lacrime, per finti giornalisti deceduti, lanciando strali e vituperi contro Israele. Hanno tratto in inganno migliaia e migliaia di persone, cadute nel tranellone di una commedia ben congegnata, da hamas e compagni iraniani col turbante, interpretata da attori che recitavano un copione scritto ad personam; ad ognuno il suo ruolo nel gigantesco teatro di gaza, dove le vittime vere di questa tragedia vera, erano e sono tuttora proprio gli abitanti di gaza, usati come comparse, nel maestoso fondale del palcoscenico mediatico.
Israele invece, deprecato e diffamato, ha dovuto e deve, combattere con personaggi che appaiono in una veste, linda, imbellettata e stimata, mentre in realtà i curricula vitae li descrive come semplici terroristi o provetti tagliagole.
Questa è vita vera, nella quale Israele deve fare i conti ogni notte e ogni giorno, ad infinitum; per rimanere in ambito latinista, con una locuzione che significa, per sempre.
Perché sia ben chiaro, Israele e gli ebrei, non mollano, non si arrendono, nessun “8 di Settembre”, nessuna “Reale” tutta italiana, deprecabile e vergognosa infamante “resa incondizionata”, fatevene una ragione, spettatori non paganti di squallide commedie, neanche minimamente avvicinabili alle fulgide rappresentazioni teatrali greche e latine.
Semmai vi è il ricordo costante ad imperitura memoria, di un’altra data, il “7 Ottobre 2023”, che segna per sempre la fine di un’epoca.
Un forte abbraccio & laila tov
Yosef ben Hektor