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Setteottobre Rassegna Stampa
22.08.2026 Turchia. È la nuova minaccia per Israele?
Commento di Rosa Davanzo

Testata: Setteottobre
Data: 22 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: «Turchia. È la nuova minaccia per Israele?»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Rosa Davanzo dal titolo: "Turchia. È la nuova minaccia per Israele?"

Turchia. È la nuova minaccia per Israele?

La Turchia potrebbe diventare, nel giro di dieci o vent’anni, la principale minaccia strategica per Israele dopo l’Iran. L’ipotesi, fino a qualche tempo fa confinata alle analisi di scenario, ha cominciato a entrare nelle valutazioni dell’apparato di sicurezza israeliano mentre lo scontro con Ankara sulla Siria assume una dimensione sempre più apertamente militare.

Il segnale più recente è arrivato il 18 agosto, quando l’aviazione israeliana ha colpito la base aerea siriana di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, poche ore dopo la visita di una delegazione turca. L’attacco ha danneggiato pista e hangar senza provocare vittime. Benjamin Netanyahu ha collegato l’operazione alla prospettiva di uno schieramento militare turco nella base, che Israele considera incompatibile con le proprie esigenze di sicurezza. Ankara e Damasco negano che fosse prevista l’installazione di forze turche permanenti.

La tensione ha raggiunto rapidamente i vertici politici. Il ministro della Difesa Israel Katz ha accusato Recep Tayyip Erdogan di trascinare la Turchia in «avventure pericolose in Siria» e lo ha invitato a evitare di mettere alla prova la determinazione israeliana. Netanyahu ha ribadito che Gerusalemme impedirà ad Ankara di costruire attraverso il territorio siriano una presenza militare capace di minacciare Israele.

Il problema va ormai molto oltre la retorica violentemente anti-israeliana di Erdogan e il sostegno politico offerto per anni ad Hamas. Dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la Turchia ha conquistato uno spazio decisivo nella nuova Siria guidata da Ahmed al-Sharaa. Ankara addestra personale siriano, fornisce assistenza militare e punta a partecipare alla ricostruzione delle forze armate del Paese. Nell’agosto 2025 Turchia e Siria hanno firmato un accordo di cooperazione militare, mentre il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha confermato ancora questo mese la volontà di approfondire la collaborazione nei settori della difesa e della sicurezza.

Per Israele il punto critico è la trasformazione della Siria da corridoio dell’influenza iraniana a possibile area di proiezione della potenza turca. L’Iran disponeva di milizie, missili e infrastrutture costruite progressivamente nel Paese; Ankara possiede le forze armate di uno Stato membro della NATO, una grande industria della difesa e capacità aeree e navali incomparabilmente superiori. Una presenza militare turca stabile in Siria potrebbe inoltre limitare la libertà operativa dell’aviazione israeliana.

L’attenzione si concentra anche sul Mediterraneo orientale. La marina turca è numericamente molto più grande di quella israeliana, dispone di fregate, corvette, sottomarini, unità anfibie e della TCG Anadolu, una grande nave d’assalto anfibio progettata anche per l’impiego di droni. Una capacità che assume un significato diverso se inserita nella crescente proiezione regionale di Ankara, dalla Siria alla Libia, dal Qatar alla Somalia.

La questione investe perfino gli Stati Uniti. L’ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per la Siria Tom Barrack ha criticato l’attacco israeliano contro Abu al-Duhur e Washington sta cercando di rafforzare i meccanismi di deconfliction per impedire che due suoi alleati arrivino a uno scontro diretto. Al momento l’amministrazione americana ritiene lontana questa eventualità, mentre Gerusalemme osserva con diffidenza una politica statunitense che attribuisce ad Ankara un ruolo centrale nella stabilizzazione della nuova Siria.

Un elemento rende però lo scenario più complesso. Israele e Turchia hanno già attraversato crisi profonde, conservando a lungo relazioni diplomatiche e legami economici, e la Turchia resta un membro della NATO. Definirla oggi uno Stato nemico sarebbe quindi improprio. La preoccupazione israeliana riguarda soprattutto la traiettoria.

Quella traiettoria appare sempre più difficile da ignorare. Un Paese con quasi 90 milioni di abitanti, un esercito fra i maggiori dell’Alleanza Atlantica, un’industria bellica in forte crescita e ambizioni regionali dichiarate sta estendendo la propria influenza proprio nello spazio che separa la Turchia dai confini israeliani. Dopo il 7 ottobre, inoltre, la dottrina della sicurezza israeliana concede molto meno spazio all’idea che una minaccia potenziale possa essere trascurata perché ancora lontana. Se Ankara continuerà lungo questa strada, Israele dovrà cominciare a prepararsi a uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi inconcepibile.


info@setteottobre.com

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