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Il Foglio Rassegna Stampa
21.08.2026 Benvenuto missile
Commento di Giuliano Ferrara

Testata: Il Foglio
Data: 21 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Giuliano Ferrara
Titolo: «Benvenuto missile»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giuliano Ferrara dal titolo: "Benvenuto missile"

Giuliano Ferrara
Giuliano Ferrara

 

Per come si sono messe le cose, bisognerebbe augurarsi che un missile iraniano attaccasse, senza morti o feriti, e forse anche meglio se intercettato, una base americana in Europa. Sarebbe una sveglia poderosa, più sonora delle bombe ciarliere di Pomezia, che riqualificherebbe seduta stante, missile entrante, il senso perduto dell’Unione, della Nato, e della loro commistione di debolezza e diplomazia. Finirebbero le interminabili e palloccolose discussioni sul programma Rearm Europe. Si capirebbe all’istante, visto che la guerra elettronica non basta, un drone esplosivo a Lipsia contro un cargo ucraino è insufficiente, la guerra più lunga provocatoria e tormentosa d’aggressione a una democrazia europea, con dietro la Cina attraverso la proxy Nordcorea e l’Iran in aperta alleanza militare, non riesce a farci capire la realtà, ecco, si capirebbe tutto in un missile solo, contro la Bulgaria o la Grecia o la Sicilia o Cipro. Sarebbe quel che i giornalisti pigri considerano una “verità scomoda”. Forse non è nelle cose per le ragioni anche balistiche illustrate dal generale Camporini, forse è solo una minaccia da gradassi perché in realtà i mozzorecchi di Teheran non hanno interesse a svegliare l’Europa dal suo sonno dogmatico e dalla sua pretesa neutralità. Ma sognare un simulacro di estensione mondiale della guerra per evitarne l’effettualità non è proibito. Può anche essere, più dell’idea benevolente ma azzardata di Nathalie Tocci, inviare truppe in Ucraina per darsi una mossa, un modo per districarsi nella fellonia a costi limitati, prima che lievitino oltre la dismisura oggi prevedibile. Può essere la soluzione per vedere il bluff o la minacciosa prospettiva dell’amministrazione Trump e del Pentagono dell’ineffabile Hegseth. I mercati come al solito plaudirebbero alla novità passive-aggressive, e alla scossa. Al momento l’unica cosa non seria ma pesante che caratterizza la diplomazia europea e le diverse posizioni di stati nazionali e opinioni pubbliche è la cosiddetta difesa del diritto internazionale, dunque la condanna di Israele, il soffio anche elettorale dell’antigiudaismo e dell’antisemitismo in Occidente, dunque l’auspicio che sia fatta pace a Gaza, a prescindere da Hamas, in Libano, a prescindere da Hezbollah, a Hormuz e a Teheran, a prescindere dal blocco del petrolio e dallo sblocco delle impiccagioni dei resistenti iraniani e delle resistenti, senza pensare troppo all’uranio arricchito e alla funzionalità prenucleare del regime degli Ayatollah e dei Pasdaran. Per non parlare della riconduzione al problema della corruzione della guerra di difesa europea condotta dagli ucraini di Zelensky. Un incastro paralizzante, politico e morale, di queste dimensioni è difficile da districare. Improbabile, ma in teoria non impossibile, un tocco missilistico scappa e fuggi sul suolo europeo immacolato, non basta un drone a Cipro, e per la Nato non basta un missile verso la Turchia, potrebbe risultare il segnacolo in vessillo di una svolta, l’identificazione e la conoscenza del vero nemico, fino a oggi trascurato per il business e l’energia, che ci manca in ogni senso ma difficilmente si recupera piegandosi al dettato di quella che si ritiene, non del tutto a torto, la potenza regionale vincitrice della drôle de guerre trumpiana in medio oriente. Sono idee pazze, corsivistiche, irresponsabili come da scuola di giornalismo, ma forse non tanto.

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