venerdi 21 agosto 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Un rapporto dell'Ipc quindi dell'Unicef e Oms smentisce la fame a Gaza (Video di Ciro Principe) 11/08/2026


Clicca qui






israele.net Rassegna Stampa
21.08.2026 In uno stato di diritto, l’esercito è in grado di stabilire quando c’è stato un errore comprensibile in quelle date circostanze, quando si è verificata una negligenza evitabile che ha causato conseguenze tragiche ma non intenzionali, e quando invece è sta
Articolo del Jerusalem Post

Testata: israele.net
Data: 21 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Jerusalem Post
Titolo: «In uno stato di diritto, l’esercito è in grado di stabilire quando c’è stato un errore comprensibile in quelle date circostanze, quando si è verificata una negligenza evitabile che ha causato conseguenze tragiche ma non intenzionali, e quando invece è sta»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Jerusalem Post dal titolo: "In uno stato di diritto, l’esercito è in grado di stabilire quando c’è stato un errore comprensibile in quelle date circostanze, quando si è verificata una negligenza evitabile che ha causato conseguenze tragiche ma non intenzionali, e quando invece è stato oltrepassato un limite invalicabile. Israele sa indagare su se stesso: l’autoesame delle responsabilità nelle forze armate è parte integrante della democrazia e della moralità del paese"

Scrive il Jerusalem Post: Mercoledì il Corpo del Procuratore Generale Militare delle Forze di Difesa Israeliane ha pubblicato il suo primo resoconto pubblico sui possibili casi di condotta impropria o riprovevole durante la guerra scoppiata il 7 ottobre 2023.

Si tratta finora di più di 150 casi oggetto di indagine penale. Per quanto riguarda cinque incidenti di particolare rilievo, in due casi prosegue l’indagine penale, mentre altri due hanno portato a provvedimenti disciplinari e uno caso è stato archiviato.

Il rapporto è importante. Le indagini hanno lo scopo di accertare i fatti e distinguere tra una possibile condotta criminale e quelli che sono stati tragici errori, e determinare le responsabilità.

Ciò che è essenziale è la volontà di indagare.

Israele ha trascorso quasi tre anni combattendo una guerra non voluta ed estremamente complessa. I suoi soldati si sono trovati ad operare in ambienti urbani densamente popolati contro combattenti e terroristi di Hamas annidati in mezzo a popolazioni e infrastrutture civili, dove distinguere i combattenti dai non combattenti è difficile e rischioso.

Queste realtà di fatto rendono più probabili gli errori e più complesse le indagini. Esse tuttavia non rendono superfluo un rigoroso autoesame critico.

L’attacco alla World Central Kitchen dell’aprile 2024, in cui persero la vita sette operatori umanitari, fu un devastante fallimento operativo. L’ultimo riesame ha confermato la conclusione che l’incidente giustificava provvedimenti disciplinari, ma non un procedimento penale.

Non è che ogni errore sul campo di battaglia, per quanto terribile, costituisca un crimine. Soldati che hanno sbagliato, convinti in buona fede di colpire terroristi, non meritano né lo stigma né l’incriminazione come criminali.

Altri casi sollevano seri interrogativi.

L’uccisione della piccola Hind Rajab e dei membri della sua famiglia nel gennaio 2024 è ora oggetto di un’indagine penale, volta fra l’altro a stabilire se gli ufficiali che dovevano coordinarsi con l’ambulanza inviata in suo soccorso abbiano commesso grave negligenza.

Yonah Jeremy Bob, del Jerusalem Post, ha riferito che, secondo la Procura Generale Militare, il Coordinatore delle attività governative nei territori non avrebbe tempestivamente trasmesso alle truppe israeliane sul campo le informazioni su un percorso sicuro designato. Questa grave mancanza di comunicazione potrebbe essere all’origine del tragico epilogo. L’indagine prosegue.

Anche l’incidente di Tel al-Sultan del marzo 2025, in cui persero la vita 15 palestinesi variamente collegati ai servizi di soccorso e alle Nazioni Unite, è oggetto di un’indagine penale.

Le Forze di Difesa Israeliane hanno successivamente affermato che sei di loro erano stati identificati come membri di Hamas, ma la Procura Generale Militare ha comunque ordinato la prosecuzione dell’indagine penale.

Nessuno dovrebbe emettere giudizi precipitosi su questi casi. D’altra parte, gli israeliani non devono temere le indagini.

In tempo di guerra, si tende a considerare qualsiasi esame della condotta dei soldati come un attacco ai soldati in quanto tali. È sbagliato.

Sostenere le Forze di Difesa Israeliane nel loro doloroso e necessario sforzo di difendere il Paese non significa credere che ogni singola decisione presa da ogni singolo soldato o comandante sia stata corretta.

Un esercito governato dalla legge deve essere in grado di stabilire quando c’è stato un errore comprensibile (chiunque in quelle date circostanze lo avrebbe commesso), quando si è verificata una negligenza evitabile che ha causato conseguenze tragiche anche se non intenzionali, e quando invece è stato oltrepassato un limite invalicabile.

Questo vale in modo particolare per Israele, che viene sistematicamente accusato da nemici e avversari di commettere crimini intenzionali e premeditati.

La risposta alle accuse esagerate, o politicamente motivate, non è insistere che nessun israeliano commette mai atti illeciti. La risposta più giusta ed efficace è dimostrare che Israele è dotato di istituzioni pronte a esaminare le accuse credibili e ad agire in base a prove e fatti accertati.

Questo ha anche conseguenze a livello internazionale. La Corte Penale Internazionale definisce se stessa come un tribunale di ultima istanza, chiamato non a sostituire i tribunali nazionali, ma ad intervenire quando questi non funzionano.

Un sistema investigativo israeliano funzionante ed autorevole non è certo una concessione all’Aia. Tuttavia rafforza la posizione di Israele, secondo cui le accuse che riguardano le sue forze armate devono essere indagate e giudicate in modo indipendente dalle istituzioni israeliane. (…)

Ovviamente lo scopo di un rigoroso esame delle responsabilità non è quello di soddisfare governi, organizzazioni di attivisti o tribunali internazionali ostili.

Né deve mai accadere che soldati mandati a combattere siano costretti a correre rischi o vengano addirittura sacrificati allo scopo di placare critici malevoli.

Tuttavia, Israele deve esigere da se stesso gli standard che da sempre distinguono le Forze di Difesa Israeliane dai nemici che è costretto a combattere.

Alcune indagini porteranno a procedimenti penali. Altre si concluderanno con provvedimenti disciplinari. Altre ancora concluderanno che non è stato commesso alcun illecito.

È così che funziona un sistema giuridico serio.

Una democrazia dimostra la sua forza non affermando che le sue istituzioni non falliscono mai, ma dimostrando di saper affrontare il fallimento quando si verifica.

Il nuovo rapporto delle Forze di Difesa israeliane è un atteso passo in questa direzione.

L’autoesame delle responsabilità deve essere una componente tempestiva e credibile del modo in cui Israele conduce la guerra nel rispetto del diritto.

(Da: Jerusalem Post, israele.net, 20.8.26)


http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT