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Il Tempo Rassegna Stampa
19.08.2026 L'odio ProPal boicotta ancora il calcio israeliano
Commento di Francesca Musacchio

Testata: Il Tempo
Data: 19 agosto 2026
Pagina: 7
Autore: Francesca Musacchio
Titolo: «L'odio ProPal boicotta ancora il calcio israeliano»

Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Francesca Musacchio dal titolo: "L'odio ProPal boicotta ancora il calcio israeliano"

Costretto a riporre la bandiera palestinese prima di Olimpia Milano-Hapoel Tel Aviv”: la denuncia del consigliere Paladini

«Siamo una società di calcio, non un'organizzazione politica. Crediamo che lo sport possa unire le persone anziché dividerle ulteriormente.

Siamo orgogliosi di rappresentare l'Hapoel Tel Aviv e il calcio israeliano e continueremo a farlo con rispetto, dignità e umiltà». Lo dice a Il Tempo Erez Naaman, direttore operativo (Coo) dell'Hapoel Tel Aviv, che domani incontrerà a Bergamo l'Atalanta per i playoff di Conference League.

Ma il fronte ProPal ha trasformato l'evento sportivo nell'ennesimo attacco contro Israele.

Tra le richieste, quella di cancellare Atalanta Hapoel Tel Aviv, disertare lo stadio, sospendere il tifo e, per chi entrerà, fischiare la squadra israeliana. Bds (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) Bergamo pretende anche l'esclusione di Israele da Uefa e Fifa. L'appello al boicottaggio è rimbalzato sui social insieme all'invito a non sostenere l'Atalanta.

Non risulta, al momento, un corteo o un presidio formalmente fuori dallo stadio. Ma il catalogo delle accuse contro Israele è sempre lo stesso: i bambini uccisi a Gaza, l'apartheid, la pulizia etnica e il genocidio attribuiti a Israele, la distruzione delle strutture sportive palestinesi e le limitazioni imposte ai loro atleti. Si denuncia lo «sportwashing», si citano le squadre degli insediamenti e si invoca il precedente della Russia per accusare le federazioni internazionali di usare due pesi e due misure.

Nel mirino finisce così una squadra israeliana senza distinguere fra governo, Stato e club. Eppure l'Hapoel ha radici progressiste, una tifoseria anche arabo israeliana e promuove progetti calcistici per bambini ebrei, arabi, drusi e beduini. Dettagli sacrificabili quando la parola d'ordine è boicottare Israele.

Naaman non ignora il clima che attende la delegazione.

«Siamo consapevoli della situazione, ma la nostra attenzione è rivolta al calcio e alla partita. Confidiamo nelle autorità locali, nell'Atalanta e nell'Uefa perché garantiscano un ambiente sicuro per tutte le persone coinvolte. I nostri giocatori vengono a Bergamo da calciatori, per disputare un importante partita europea. Rispettiamo il diritto di tutti a esprimere pacificamente le proprie opinioni e speriamo che dentro lo stadio il calcio possa restare al centro».

Sul campo, invece, «conosciamo molto bene il livello della squadra che affronteremo.

L'Atalanta è uno dei club più forti e rispettati del calcio europeo e per noi è una grande sfida, oltre che un privilegio poter competere contro di loro. Arriviamo con molto rispetto e umiltà. Dovremo essere al meglio, restare disciplinati e concentrati e dare tutto come squadra. Conosciamo la differenza di esperienza e di livello, ma il calcio si gioca sul campo e la nostra responsabilità è rappresentare l'Hapoel Tel Aviv nel miglior modo possibile».

L'incontro, però, rimane nel mirino della galassia pro Pal. E mentre la Questura sta definendo il dispositivo di sicurezza, l'Atalanta ha disposto che i nati o residenti in Israele possano acquistare biglietti soltanto nel settore ospiti attraverso l'Hapoel. I precedenti, infatti, consigliano prudenza. In occasione dell'incontro Italia Israele, giocato a Udine lo scorso ottobre, migliaia di manifestanti sfilarono contro la partita. Una parte del corteo tentò di superare il cordone di sicurezza per dirigersi verso lo stadio causando scontri con le forze dell'ordine.

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segreteria@iltempo.it

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