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Il Tempo Rassegna Stampa
17.08.2026 Il vero volto della Turchia e le nuove minacce contro Israele
Commento di Michael Sfaradi

Testata: Il Tempo
Data: 17 agosto 2026
Pagina: 11
Autore: Michael Sfaradi
Titolo: «Il vero volto della Turchia e le nuove minacce contro Israele»

Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Michael Sfaradi dal titolo: "Il vero volto della Turchia e le nuove minacce contro Israele"

La Turchia di Erdoğan e le sfide del Medio Oriente: Iran, Iraq, Israele e Siria” di Alberto Gasparetto - Pandora Rivista

Una cosa è certa: Recep Tayyip Erdogan e i suoi ministri dicono quello che pensano e quasi sicuramente faranno ciò che hanno detto. Da anni è finito il tempo in cui le famiglie israeliane passavano le vacanze in Turchia, tempi in cui per le strade delle maggiori località turistiche turche l'ebraico era la lingua più gettonata fra i villeggianti.
Più dell'inglese, del francese o del tedesco. Ora però la Turchia ha mostrato il suo nuovo volto, o quello che aveva sempre ben nascosto, e da punto di riferimento per un dialogo di pace in Medioriente è diventata una nazione senza punti di riferimento certi, scomoda per le alleanze storiche e che si muove scomposta nel mondo della diplomazia con l'obiettivo di mettersi a capo della nuova coalizione panaraba, firmata anche dal Pakistan e dell'Arabia Saudita il 7 agosto scorso alla Mecca. Coalizione che gli analisti vedrà presto l'ingresso di altre potenze regionali a cominciare dall'Egitto di Abdel Fattah alSisi. In attesa della formazione del fronte islamico comune, gli accordi di Abramo voluti da Donald Trump potrebbero crollare sotto il peso delle lusinghe o delle minacce in salsa islamica. È proprio la Turchia, che comunque si tiene ben stretta la rete di protezione NATO, a fare la voce grossa e a mantenere alta la tensione.
Non passa giorno che non arrivino minacce turche a Israele, minacce che al momento sono parole ma che come diceva Amos Oz possono diventare pietre. Che per Gerusalemme queste provocazioni rappresentino qualcosa di più serio lo si può capire dal rifiuto israeliano di Ankara come mediatrice e anche alla possibilità che militari turchi possano in futuro far parte della forza internazionale che dovrebbe, è un'utopia lo sanno tutti anche se per motivi politici o ideologici tendono a ignorarlo, disarmare Hamas per permettere l'inizio della ricostruzione nella Striscia di Gaza. L'ultimo attrito importante è arrivato il 13 agosto scorso quando il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, fedele apostolo di Erdogan, ha nuovamente minacciato lo Stato Ebraico facendosi fotografare con alle spalle una mappa della Palestina storica, con incluso il simbolo della "chiave del ritorno", sulla quale lo Stato di Israele era stato completamente cancellato. Anche se la sua dichiarazione non portava nulla di nuovo è stata l'immagine a parlare per lui, un'immagine che nega a Israele il diritto di esistere, un'immagine che nel simbolismo, in particolare nel mondo arabo o islamico in generale ha una valenza importante. Più che le parole è stata quella cartina geografica a dare il via alla reazione israeliana che ha definito la Turchia come nuova base dell'organizzazione terroristica di Hamas e punto di ristoro per i suoi leader, che Ankara non ha e non avrà alcun ruolo nel determinare le misure di sicurezza di Israele a Gaza concludendo che chi minaccia Israele dopo essere stato fotografato in quella posa può risparmiare lezioni che non servono e minacce senza senso. In Israele sanno perfettamente che ciò che viene detto ad Ankara è poi messo in atto e che le dichiarazioni pro Gaza sono solo la scusa per attaccare briga. Per questo motivo, anche se Israele tiene un basso profilo mediatico, le ultime manovre militari della Marina e dell'Aeronautica israeliana nel basso Mediterraneo e il rafforzamento dei presidi militari di terra all'interno del Libano e sulle Alture del Golan sono un chiaro segnale di una preparazione in atto nel caso dovessero alzarsi i venti di guerra ottomani.

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