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Un rapporto dell'Ipc quindi dell'Unicef e Oms smentisce la fame a Gaza (Video di Ciro Principe) 11/08/2026


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Il Tempo Rassegna Stampa
13.08.2026 Il report delle Ong «Ecco perché a Gaza non è stato un genocidio»
Commento di Alessandro Bertoldi

Testata: Il Tempo
Data: 13 agosto 2026
Pagina: 8
Autore: Alessandro Bertoldi
Titolo: «Il report delle Ong «Ecco perché a Gaza non è stato un genocidio»»

Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Alessandro Bertoldi dal titolo: "Il report delle Ong «Ecco perché a Gaza non è stato un genocidio»"

Perché Netanyahu ha rifiutato l'accordo su Gaza firmato con Hamas - Emma Graham-Harrison - Internazionale

«The Gaza GenoLIE» è il rapporto, pubblicato nei giorni scorsi da una quarantina di Ong, che raccoglie in otto capitoli gli elementi con cui si confuta l'accusa di genocidio ai danni dei palestinesi, mossa contro Israele.

La cronologia delle accuse: la definizione giuridica, giornalisti legati ad Hamas, le immagini fake, i civili utilizzati come scudi umani dai terroristi, gli aiuti e le vaccinazioni forniti dallo Stato ebraico non lasciano dubbi sul fatto che l'accusa di genocidio sia una grande menzogna montata ad arte.

Il primo dato è temporale. Il 7 ottobre 2023 Hamas uccise circa 1.200 persone e sequestrò 251 ostaggi. Già dall'8 ottobre, sostiene il rapporto, l'accusa di «genocidio» dei palestinesi cominciò a circolare, mentre l'operazione terrestre israeliana iniziò soltanto il 27 ottobre. Al Jazeera parlò esplicitamente di genocidio il 14 ottobre e il giorno successivo oltre 800 studiosi firmarono un documento sul rischio di un genocidio.

L'uso del termine ha quindi preceduto il conflitto stesso che viene posto a fondamento dell'accusa.

Il nodo dell'intenzione è invece il cuore della questione giuridica. La Convenzione del 1948 richiede, affinché si configuri il genocidio, «l'intenzione specifica di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo in quanto tale»: un elevato numero di vittime civili, da solo, non basta.

Richiamando il caso Croazia Serbia, il rapporto ricorda che l'intento genocidario desunto dalla condotta deve costituire «l'unica inferenza» ragionevole. A Gaza, sostengono gli autori del rapporto, ne esistevano quattro, di intenzioni, dichiarate e dimostrate sul campo. Infatti, gli obiettivi israeliani erano: liberare gli ostaggi, distruggere le capacità militari di Hamas, rimuoverlo dal governo di Gaza e impedire un nuovo 7 ottobre.

Il documento sottolinea inoltre che le misure provvisorie della Corte internazionale di giustizia del gennaio 2024 non equivalevano a una sentenza che accertasse l'esistenza di un genocidio, come invece si è fatto credere.

Particolarmente esplicativo il capitolo sui giornalisti. Secondo l'analisi, il 72% dei giornalisti uccisi avrebbe avuto legami con Hamas, la Jihad islamica palestinese o altri gruppi terroristici. Nel giugno 2026, infatti, il Committee to Protect Journalists avrebbe avviato una revisione del proprio database dopo che alcuni "giornalisti" erano stati indicati nei necrologi di Hamas e co. come combattenti. Il rapporto cita diversi casi, tra cui Mohamed Naser Abu Huwaidi, presentato come fotogiornalista, ma in realtà comandante della Jihad islamica palestinese, e Amin Fathi Hamdan, giornalista di Al Jazeera e comandante di Hamas.

Centrale è poi la strategia terroristica dei civili utilizzati come scudi umani. La rete sotterranea dei tunnel di Hamas ha superato i 560 chilometri, con accessi sotto ospedali, scuole, moschee e abitazioni. Nel caso dell'ospedale Al Shifa, il rapporto richiama anche un'indagine del New York Times secondo cui Hamas avrebbe conservato armi nell'ospedale stesso.

Il documento analizza anche le fotografie utilizzate come simbolo della carestia a Gaza. Il caso principale è Mohammed al Mutawaq, bambino deperito apparso sulla prima pagina del New York Times nel luglio 2025. Il bimbo soffriva di paralisi cerebrale e di un disturbo genetico che ne comprometteva l'alimentazione, ma il giornale lo precisò solo successivamente, quando il messaggio ormai era passato. Il rapporto non nega la fame a Gaza, ma ne contesta l'utilizzo come prova dell'intenzione di sterminio.

Secondo i dati israeliani riportati, tra ottobre 2025 e giugno 2026 sarebbero entrate nella Striscia oltre 1,78 milioni di tonnellate di cibo grazie a Israele.

L'IDF ha introdotto pause militari quotidiane di 10 ore, corridoi per gli aiuti, aviolanci di alimenti e una fornitura superiore a 70.000 metri cubi d'acqua al giorno. A queste prove si aggiungono milioni di volantini, telefonate e messaggi per favorire l'evacuazione dei civili durante i bombardamenti.

Prova ancora più significativa è stata la campagna antipolio: Israele favorì pause militari per permettere di vaccinare circa 590.000 bambini sotto i dieci anni. Tutti comportamenti evidentemente incompatibili con l'intenzione di distruggere la popolazione palestinese.

The Gaza GenoLIE inserisce infine l'accusa di genocidio in una più antica campagna di delegittimazione di Israele, iniziata con la risoluzione ONU del 1975 che equiparava sionismo e razzismo, revocata nel 1991, ma poi rilanciata in seguito.

La conclusione del rapporto è netta: le sofferenze e le vittime della guerra non dimostrerebbero l'elemento indispensabile per configurare il genocidio, cioè l'intenzione di distruggere i palestinesi come gruppo. Al contrario, gli obiettivi sono sempre stati i terroristi e Israele ha sempre cercato di ridurre le vittime civili e le loro sofferenze, per quanto possibile. Hamas e co. hanno peraltro sempre sostenuto che le vittime civili siano «martiri necessari alla causa». C'è chi difende la vita e chi esalta la morte.

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