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israele.net Rassegna Stampa
13.08.2026 Una delle verità più scomode e più taciute di questo conflitto è anche una delle meglio documentate: da decenni i gruppi terroristici palestinesi sistematicamente reclutano, indottrinano, addestrano e utilizzano i bambini per scopi militari
Articolo di Mansoor Hussain Laghari

Testata: israele.net
Data: 13 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Mansoor Hussain Laghari
Titolo: «Una delle verità più scomode e più taciute di questo conflitto è anche una delle meglio documentate: da decenni i gruppi terroristici palestinesi sistematicamente reclutano, indottrinano, addestrano e utilizzano i bambini per scopi militari»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione dell'articolo di Mansoor Hussain Laghari del Times of Israel, più un inserto di Jns e Jerusalem Post dal titolo: "Una delle verità più scomode e più taciute di questo conflitto è anche una delle meglio documentate: da decenni i gruppi terroristici palestinesi sistematicamente reclutano, indottrinano, addestrano e utilizzano i bambini per scopi militari"

Accesso a un tunnel terroristico piazzato da Hamas all’interno di un asilo d’infanzia a Rafah (striscia di Gaza meridionale). All’interno del tunnel sono stati recuperati i corpi di sei ostaggi israeliani assassinati a sangue freddo nell’agosto 2024. Secondo il diritto internazionale, la parte che posiziona deliberatamente risorse militari tra i civili è responsabile delle conseguenze

Scrive Mansoor Hussain Laghari: Poche immagini sono più strazianti di quella di un bambino morto. Ogni vita innocente persa a Gaza è una tragedia.

Come padre, come musulmano e come persona che ha dedicato gran parte della propria vita alla difesa dei diritti umani, mi rifiuto di diventare insensibile alla sofferenza dei bambini, siano essi israeliani o palestinesi.

Ma la compassione non può sostituire l’onestà.

Gran parte del dibattito internazionale misura questa guerra contando il numero di bambini morti senza chiedersi quasi mai, prima di tutto, come quei bambini siano finiti nel mezzo di un campo di battaglia.

I numeri da soli non possono spiegare la realtà. Conta il contesto. Contano le responsabilità.

Una delle verità più scomode di questo conflitto è anche una delle meglio documentate: da decenni, le organizzazioni terroristiche palestinesi sistematicamente reclutano, indottrinano, addestrano e utilizzano i bambini per scopi militari.

Non è propaganda israeliana. È un fatto documentato dalle Nazioni Unite, dall’UNICEF, da Human Rights Watch, da Amnesty International, da Child Soldiers International, dalla Reuters e da numerosi ricercatori indipendenti.

I bambini sono stati usati e vengono usati come vedette, corrieri, trasportatori di armi, informatori, aiutanti nella costruzione di tunnel e, in svariati casi, come combattenti armati.

Durante la seconda intifada, diversi minorenni palestinesi vennero usati per compiere attentati suicidi che uccidevano e ferivano civili israeliani.

Quegli attentati venivano apertamente rivendicati da organizzazioni come Hamas, Jihad Islamica Palestinese, Brigate Martiri di Al-Aqsa, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Questo avrebbe dovuto scuotere le coscienze del mondo intero. Invece, è diventato solo l’ennesimo capitolo dimenticato.

La militarizzazione dei giovani palestinesi non è mai stata un fatto accidentale. Era istituzionalizzata.

Per anni e anni, Hamas ha organizzato campi estivi in stile militare dove decine di migliaia di ragazzini imparavano a maneggiare le armi, erano sottoposti a esercitazioni tattiche e disciplina militare, subivano indottrinamento ideologico.

Le organizzazioni internazionali hanno ripetutamente documentato quei programmi. Lo scopo non era ricreativo. Era l’addestramento.

Negli anni scorsi, le Nazioni Unite hanno continuato a documentare il reclutamento e l’impiego militare di bambini palestinesi.

Quella pratica non è scomparsa. Si è evoluta.

Una volta che si riconoscono questi fatti, sorge spontanea un’altra domanda scomoda.

Se Hamas ha ripetutamente e sistematicamente violato il diritto internazionale reclutando bambini in strutture militari, come mai si considera improbabile che la stessa organizzazione operi anche dall’interno di scuole, ospedali, quartieri residenziali e infrastrutture civili?

L’organizzazione ha apertamente adottato una strategia che annulla ogni distinzione tra vita civile e militare.

Le sue estese reti di tunnel (usate per scopi militari, mai come rifugi per civili ndr) si snodano sotto case ed edifici pubblici.

Sono state frequentemente rinvenute armi e munizioni in aree civili.

Centri di comando hanno operato nel cuore di quartieri densamente popolati.

Ognuna di queste scelte aumenta il pericolo per i civili, soprattutto per i bambini.

Niente di tutto questo concede a Israele un’immunità dal controllo.

Le nazioni democratiche devono sempre esaminare la propria condotta militare.

Le vittime civili hanno diritto a un’indagine ovunque esistano prove credibili.

Israele ha obblighi giuridici e morali ai sensi del diritto dei conflitti armati.

Ma tali obblighi non cancellano le responsabilità di Hamas.

Secondo il diritto internazionale, la parte che posiziona deliberatamente risorse militari tra i civili è responsabile dei rischi straordinari che crea in questo modo per quei civili.

Questo principio esiste proprio perché, nel corso della storia, soggetti armati hanno cercato di sfruttare le popolazioni civili come scudi umani contro la risposta militare.

Il più grande tradimento nei confronti dei bambini palestinesi non è riconoscere questa realtà. È negarla.

Ogni bambino palestinese reclutato in un movimento militante rappresenta una colpa dei dirigenti.

Ogni aula scolastica trasformata in un centro di reclutamento ruba altro futuro.

Ogni tunnel scavato sotto un quartiere trasforma le famiglie in involontari partecipi alla guerra.

I bambini palestinesi meritano scuole invece di campi militari.

Insegnanti invece di reclutatori.

Libri invece di mitragliatori.

Speranza invece di martirio.

Finché ai bambini verrà insegnato che morire per una causa è più onorevole che vivere per un futuro, la pace rimarrà dolorosamente irraggiungibile.

Voglio che i bambini palestinesi crescano insieme ai bambini israeliani, non contro di loro.

Quel futuro inizia con la richiesta di qualcosa che la comunità internazionale troppo spesso si rifiuta di dire chiaramente: nessun bambino dovrebbe mai essere usato come arma.

Né a Gaza. Né in nessun altro luogo.

Solo quando i bambini palestinesi saranno liberati dalla morsa delle organizzazioni militanti avranno veramente l’opportunità di costruire il futuro di pace che meritano.

(Da: Times of Israel, 31.7.26)

Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, il gruppo terroristico Hamas ha intensificato gli interrogatori e le torture ai danni dei civili palestinesi nella Striscia di Gaza, nel tentativo di rafforzare la propria posizione.

Lo ha dichiarato mercoledì un post su X la portavoce araba delle Forze di Difesa Israeliane, tenente colonnello Ella Waweya.

Secondo il post, una valutazione congiunta dei servizi di sicurezza (Shin Bet) e dell’intelligence delle Forze di Difesa israeliane ha rilevato un’impennata di arresti arbitrari e gravi violenze contro tutti i segmenti della popolazione, comprese donne e minorenni.

Hamas, sottolinea Waweya, opera all’interno di infrastrutture civili, tra cui ospedali, scuole, moschee ed edifici governativi, dove compie sistematicamente detenzioni arbitrarie, torture e abusi a danno di comuni residenti e non solo di oppositori politici.

I metodi del gruppo terroristico includono violenza fisica estrema, ricatti, isolamento prolungato, minacce psicologiche e altre forme di maltrattamento.

“L’organizzazione terroristica che ha portato la Striscia di Gaza alla distruzione e alla devastazione – conclude il messaggio rivolto ai palestinesi dalla portavoce militare in lingua araba – seguita a seminare distruzione e a colpire voi, abitanti di Gaza”.

(Da: jns.org, Jerusalem Post, 12.8.26)


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