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Setteottobre Rassegna Stampa
12.08.2026 Hezbollah. La guerra finanziaria colpisce il sistema di potere
Commento di Shira Navon

Testata: Setteottobre
Data: 12 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: «Hezbollah. La guerra finanziaria colpisce il sistema di potere»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Shira Navon dal titolo: "Hezbollah. La guerra finanziaria colpisce il sistema di potere"

Hezbollah. La guerra finanziaria colpisce il sistema di potere
Israele e Stati Uniti stringono i canali dei finanziamenti iraniani mentre in Libano si fermano risarcimenti e servizi destinati ai sostenitori del movimento

La pressione su Hezbollah comincia a farsi sentire dove per decenni l’organizzazione libanese si era dimostrata particolarmente solida, nella disponibilità di denaro. Mentre Israele continua a colpirne le capacità militari, una seconda offensiva, assai meno visibile, punta alle strutture finanziarie che consentono al movimento sciita di pagare i combattenti, ricostruire le infrastrutture distrutte e mantenere quella vasta rete assistenziale che costituisce una delle basi del suo potere in Libano.

Secondo una ricostruzione del New York Times ripresa dalla stampa israeliana, Hezbollah starebbe attraversando la fase di maggiore difficoltà finanziaria degli ultimi anni. Gli stipendi dei combattenti continuano in larga parte a essere versati, mentre alcuni servizi sociali sono stati ridimensionati e soprattutto si sono fermati i risarcimenti promessi alle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte nei combattimenti. Dopo la guerra del 2024 erano stati annunciati aiuti compresi fra 12.000 e 14.000 dollari per le case perdute. I pagamenti sono stati prima rinviati e poi sospesi.

È un segnale importante perché Hezbollah ha costruito la propria influenza anche sulla capacità di sostituirsi allo Stato libanese. Scuole, ospedali, assistenza alle famiglie dei combattenti, prestiti, ricostruzione delle abitazioni e sostegno economico hanno accompagnato per decenni l’apparato militare. Colpire questa struttura significa quindi intervenire sul rapporto materiale che lega l’organizzazione a una parte consistente della comunità sciita.

Israele aveva indicato chiaramente questo obiettivo già colpendo le sedi di Al-Qard al-Hassan, l’associazione finanziaria legata a Hezbollah e sottoposta a sanzioni statunitensi dal 2007. Formalmente si presenta come un organismo che concede prestiti senza interessi secondo i principi della finanza islamica; nei fatti ha svolto funzioni paragonabili a quelle di una banca parallela, operando soprattutto nelle zone a maggioranza sciita di Beirut, nel sud del Libano e nella valle della Bekaa. Nel luglio 2025 la banca centrale libanese ha vietato agli istituti finanziari autorizzati qualsiasi rapporto diretto o indiretto con Al-Qard al-Hassan, accentuandone l’isolamento dal sistema bancario ufficiale.

A rendere più difficile la situazione è intervenuto il mutamento degli equilibri regionali. La caduta del regime di Bashar al-Assad ha spezzato il corridoio terrestre siriano attraverso il quale per anni Teheran aveva potuto trasferire armi e risorse al proprio alleato libanese. L’Iran ha cercato percorsi alternativi, utilizzando intermediari, società di cambio e il sistema informale della hawala, che permette di trasferire denaro attraverso una rete di mediatori senza che il contante debba necessariamente attraversare fisicamente le frontiere.

Washington ha intensificato a sua volta l’offensiva. Il dipartimento del Tesoro americano ha colpito società e operatori accusati di trasferire fondi iraniani a Hezbollah e, nel febbraio scorso, una società libanese attiva nel commercio dell’oro, indicata come parte di un sistema creato per trasformare riserve auree in liquidità. Nel 2025, secondo il Tesoro statunitense, dall’Iran sarebbe arrivato a Hezbollah oltre un miliardo di dollari attraverso diversi canali. Una cifra enorme che tuttavia deve oggi confrontarsi con i costi della guerra, della ricostruzione e dell’assistenza a una popolazione duramente colpita.

Per Hezbollah la scelta diventa così sempre più difficile. Ricostituire l’arsenale e le strutture militari richiede risorse immense, mentre ridurre l’assistenza significa indebolire quel sistema di consenso e dipendenza che ha permesso all’organizzazione di consolidare uno Stato parallelo dentro il Libano.

Sarebbe prematuro considerare Hezbollah finanziariamente soffocato. L’organizzazione e l’Iran hanno dimostrato più volte una notevole capacità di aggirare sanzioni e controlli, aprendo nuovi canali quando quelli precedenti venivano scoperti. Qualcosa, tuttavia, è cambiato. La battaglia contro Hezbollah si combatte ormai anche nei circuiti bancari, nelle società di cambio e nelle riserve d’oro. E se la stretta dovesse continuare, per il movimento guidato da Naim Qassem il problema sarà sempre più concreto: trovare abbastanza denaro per ricostruire le proprie capacità militari senza perdere il sistema sociale sul quale ha costruito buona parte del proprio potere.


info@setteottobre.com

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