Una nuova sfida per gli Accordi di Abramo
Analisi di Mattia Preto

Mattia Preto
Il nuovo accordo di difesa tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita è una vera e propria sfida agli Accordi di Abramo, tre grandi potenze regionali si uniscono per formare un nuovo assetto strategico che colleghi Europa, Medio Oriente e Asia. Il Mecca Joint Defence Agreement nasce come patto tripartito in cui ogni attore è dotato di elementi chiave che rafforzano l’accordo. La Turchia è un paese industrializzato e membro Nato, fattore non irrilevante per quanto riguarda tattiche e tecnologie militari, il Pakistan è una potenza nucleare e militare e per finire l’Arabia Saudita nuova economia mediorientale che sta espandendo i propri mercati, ma soprattutto nazione protettrice dei più importanti luoghi per la religione islamica, ovvero Mecca e Medina. Questo nuovo asse ha l’obiettivo di allargarsi puntando a svicolare i paesi arabi dall’amministrazione americana, su tutti Libano e Siria.
Turchia
In una lunga intervista al quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, principale testata di riferimento nel mondo arabo, Erdogan ha ribadito che l’accordo non è una minaccia a nessun paese, e che anzi è un tentativo di riappacificare il Medio Oriente. Per chi è abituato a sentire i discorsi del presidente turco sa quante parole al vetriolo ha dedicato a Israele, arrivando ad incontrare i leader di Hamas, ebbene nonostante tutte queste azioni si sono rivelate più propagandistiche che altro, sono state comunque poco efficenti visto che i Pasdaran non ci hanno pensato due volte a colpire la Turchia a lasciare missili verso il territorio turco nel mese di marzo, un monito per Erdogan, quasi a ricordargli della sua partecipazione alla Nato.
Inoltre, c’è l’incognita Siria, Erdogan si è detto felice di questa nuova Siria che garantisce maggiore stabilità rispetto a quella di Assad, c’è un però non da poco, per Recep Tayyip Erdogan la Turchia ha invaso militarmente la Siria nel nord del paese nel 2019, parte di territorio che occupa tutt’ora, ed è lo stesso Erdogan a ribadire che non permetterà a nessuno di prendere il controllo di quella striscia di territorio e diventare una minaccia per il popolo turco.
Pakistan
Il paese dei cinque fiumi (soprannome Pakistan) ha dalla sua parte i numeri e il nucleare; infatti, ha un esercito di terra composto da oltre mezzo milione di unità attive, oltre a quasi 1400 velivoli militari a questo si aggiunge l’arsenale nucleare di circa 170 testate come riporta l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma. Numeri importantiper un paese che fa della forza militare uno strumento per nuovi accordi internazionali.
Nel febbraio di quest’anno il Pakistan è stato messo alla prova dal suo vicino settentrionale, ovvero l’Afghanistan dei Talebani, il casus belli è legato al Tehreek-e-Taliban Pakistan, un gruppo jihadista che opera in Pakistan supportato proprio dai talebani afghani, il conflitto è di fatto ancora in corso ma con un’intensità minore.
Anche tra Iran e Pakistan non scorre buon sangue. Nel 2024 i due eserciti si sono fronteggiati in un conflitto durato appena due giorni, innescato da una serie di attacchi transfrontalieri contro gruppi armati baluci operanti lungo il confine comune. Questo episodio contribuì ad accentuare le preoccupazioni di Islamabad per la propria sicurezza regionale e favorì un graduale riavvicinamento agli Stati Uniti.
Nel settembre 2025 il primo ministro pakistano parlò all'incontro di Pace a Sharm el-Sheik per Gaza, congratulandosi con Donald Trump, con il tycoon che dichiarò di voler avvicinare il Pakistan a Israele, cosa mai avvenuta.
Ora il Pakistan decide di percorrere una via propria nell’intento di non giocare più un ruolo marginale schiacciato da India, Cina e Iran.
Arabia Saudita
Riad negli ultimi mesi è stata attaccata duramente dell’Iran, il fatto che Ankara e Islamabad abbiano deciso comunque di firmare un accordo di difesa congiunta è un forte segnale di fiducia verso i sauditi; infatti, è alquanto rischioso firmare nuovi trattati di difesa quando uno dei paesi firmatari è sotto attacco, perché inevitabilmente ti fa diventare un possibile obiettivo.
Il gigante saudita, dunque, gioca un ruolo strategico e simbolico, per circa 400 anni il ruolo di Custode dei Luoghi Sacri (Islam) è stato tenuto dall’Impero Ottomano, questa tradizione, eredità dei califfati precedenti si rispecchia sul regno del primo ministro e principe ereditario bin Salman, l’Arabia Saudita è non solo una nuova economia emergente che tenta d’imporsi come potenza regionale, ma rimane la custode di Mecca e Medina i due luoghi più sacri per la religione islamica. La Mecca non è solo il luogo in cui è stato firmato l’accordo, ma da anche il nome a questo nuovo trattato la volontà è quello di attrare tutti i paesi islamici del Medio Oriente e non solo.
Se poco prima del 7 ottobre l’Arabia Saudita era vicina ad entrare negli Accordi di Abramo ora è più lontana che mai, per molto tempo Trump ha esortato il Regno saudita a normalizzare i rapporti con Israele, ricevendo risposta negativa, il Mecca Joint Defence Agreement è il segnale che l’Arabia Saudita cerca di creare un nuovo asse difensivo in Medio Oriente.
Accordi di Abramo e Iran
Se come detto il Mecca Joint Defence Agreement è una sfida aperta agli Accordi di Abramo lo è anche all’Iran, tutti e tre i paesi firmatari sono stati target degli attacchi iraniani negli ultimi due anni, destando forti preoccupazioni per un futuro prossimo in cui gli Ayatollah saranno ancora più intransigenti visti gli sviluppi della guerra con gli Stati Uniti degli ultimi mesi.
È molto più plausibile pensare che il trattato della Mecca è volto a creare nuove alleanze difensive nel caso in cui Teheran decida nuovamente di colpire i suoi vicini, con intensità maggiore. Come detto in precedenza il simbolismo in questo accordo non manca infatti tutti e tre i paesi sono a maggioranza islamico sunnita a differenza dell’Iran sciita, i Pasdaran hanno fatto forza su questo elemento riuscendo a creare una grande rete sciita del terrore in cui sono presenti anche Houthi, il gruppo terroristico è una spina nel fianco per il governo saudita che più volte ha tentato di neutralizzarlo senza mai riuscirci davvero.
Inoltre Libano e Siria sono stati al centro delle discussioni nel trattato della Mecca, entrambi i paesi hanno avuto a che fare con l’ ingerenza iraniana, la Siria con Assad e il Libano con Hezbollah, le amministrazioni saudite e turche sanno che il Libano vuole liberarsi di Hezbollah e sperano che si avvicini verso una nuova alleanza sunnita anziché unirsi agli Accordi di Abramo, lo stesso discorso vale per la Siria con la differenza che Assad è stato sconfitto oltre due anni fa, e dal punto di vista di Damasco, la forza occupante ora è Ankara.