Sei sionista? Non puoi scrivere di niente
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Che io sia sionista è noto, pubblico, anzi ne sono orgoglioso. Avevo quindi messo in conto offese, rilievi personali e persino minacce. Ma non avevo calcolato l'effetto che fa l'imbecillità: quella necessità sorda di ritenere l'altro — chi non la pensa come te, chi non condivide i tuoi stessi valori — "manco un uomo".
Faccio il giornalista e racconto il mondo, piccolo o grande che sia, mettendo in chiaro fin da subito da dove parlo e quali siano le mie idee. Eppure mi sento dire: "Io non leggo i suoi articoli perché lei è sionista".
Rispondo: "Lei quindi non condivide i miei articoli su Israele?".
E la contro-replica: "Tutti. Perché chi sta con Israele non è apprezzabile".
Insomma, secondo questo assunto non ho perso soltanto il diritto di pensarla diversamente sulla guerra in Medio Oriente, ma il diritto stesso di pensare il mondo.
Certo, non ci tengo ad avere lettori idioti. Ma il punto grave è la logica sottostante: è come dire che chi ha i capelli lunghi non possa avere idee su come indossare i calzini, diventando automaticamente "interdetto all'abbigliamento". E la cosa grottesca è che queste persone si definiscono democratiche. Così, il libero pensiero si trasforma in negazione dell'umano e ostracismo.
Non mi lamento, sia chiaro: il vittimismo mi fa senso e non cambierò di una virgola ciò che sono. Ma quello che accade intorno a noi parla chiaro. A un mio amico, solidale nella battaglia pro Israele, l'inquilino ha riconsegnato le chiavi dell'appartamento: non per il bagno che perdeva, ma perché il proprietario era sionista.
Sono cose piccole? Certo, nel grande ordine del mondo sono minuzie. Ma la disumanizzazione nasce sempre così: da un signore gentile, banale e all'apparenza innocuo, che comincia a tracciare una linea tra sé e il "differente", per poi trovare altri cretini disposti a fare lo stesso.
Sono sionista, lo sono liberamente, ho mille altre idee sul mondo e vado avanti per la mia strada. E, a ben guardare, tutta questa storia spiega perfettamente perché amo un Israele armato.