Riprendiamo dal FOGLIO l'editoriale dal titolo: "Le cartoline di Putin all’Europa"

La propaganda più efficace, in tempo di pace e in tempo di guerra, non vive solo di affermazioni ma vive soprattutto di rimozioni. Per sostenere una buona propaganda, le rimozioni sono necessarie, cruciali, fondamentali, non per negare una realtà ma semplicemente per ometterla, per nasconderla, per cancellarla. Il gioco è semplice: se neghi l’esistenza di un problema, avrai gioco facile nel demonizzare ogni tentativo di risolvere quel problema. Vale in molti campi, nel mondo, oggi vale prima di tutto di fronte alla minaccia russa. Se la neghi, se la nascondi, se la ometti, se la minimizzi, se la cancelli, avrai buone possibilità di rendere più efficace la tua propaganda. Non serve difendersi: la minaccia non c’è. Non serve armarel’Ucraina: la minaccia non c’è. Non serve alzarel’attenzione contro Putin: la minaccia, per l’Europa, non c’è. L’International Institute for Strategic Studies (Iiss) è un think tank internazionale indipendente con sede a Londra, specializzato in sicurezza, difesa, geopolitica e questioni militari. E’ stato fondato nel 1958, da anni pubblica analisi e ricerche utilizzate da governi, forze armate e studiosi per orientarsi sui dossier militari, è noto soprattutto per il rapporto annuale “The Military Balance” e pochi giorni fa ha pubblicato un importante rapporto che aiuta a illuminare con chiarezza una delle rimozioni più interessanti portate avanti negli ultimi mesi dai propagandisti del finto pacifismo.
Gli americani sono il dubbio maggiore, i russi li vedono sempre più inclini al disimpegno, ripiegati sui propri arsenali a contare le scorte rimaste. Colpendo la Nato, Putin vuole dimostrare che non esiste, non funziona, vuole dividere e sta già facendo le prove: i continui sconfinamenti dei droni russi in Romania o in Polonia servono a testare le reazioni, a infondere paura nella popolazione affinché faccia pressione sui governi che sostengono l’Ucraina. Putin fa dei piani, secondo l’esclusiva del Wall Street Journal, per uccidere la Nato e creare la più grande crisi di sicurezza e anche di identità degli alleati degli Stati Uniti.
L’allarme dell’intelligence americana al quotidiano non è isolato. Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa della Lituania, Robertas Kaunas, ha avvertito che la Russia potrebbe preparare provocazioni sotto falsa bandiera contro i paesi dell’Alleanza atlantica, in modo particolare contro i baltici. Nei mesi scorsi, dei droni ucraini sono caduti in Finlandia, Croazia, Lituania e Lettonia. Si è trattato di errori di navigazione o deviazioni causate da interferenze elettroniche russe, ma in più di un caso lo schianto ha aperto un dibattito sulla sicurezza, tutto interno e senza accuse a Kyiv, ma quello che le autorità della Lituania sottolineano è che Mosca potrebbe architettare attacchi pericolosi e mortali usando droni ucraini. Ancora una volta l’obiettivo sarebbe la divisione, testare le difese aeree e anche di resistenza interne soprattutto nei paesi confinanti che finora hanno guidato dentro all’Unione europea la solidarietà all’Ucraina. Dividendo le opinioni pubbliche, Mosca vuole fermare gli aiuti, creare un senso di pericologenerale che opprima e soffochi i rifornimenti all’Ucraina, crei antipatia nei confronti del popolo ucraino (come sta avvenendo per esempio in Polonia dopo un attento lavorodi propaganda) e non soltanto diventi un problema per con 25, la Danimarca con 16 e i Paesi Bassi con nove. La Francia ne ha registrati otto, mentre Regno Unito e Norvegia sette ciascuno. Finlandia e Svezia hanno avuto quattro avvistamenti ciascuna. Il presidente del comitato militare della Nato, Giuseppe Cavo Dragone, giorni fa ha detto che negli ultimi due anni ci sono stati “circa 700 caccia alleati che sono decollati quasi quotidianamente in risposta ad aerei russi che si avvicinano al nostro spazio aereo”. La negazione della minaccia russa all’Europa, come se poi non fosse sufficiente vedere ciò che accade da quattro anni in Ucraina per capire che l’attacco all’Ucraina da parte di Putin è anche un attacco ai confini della democrazia europea, è un problema non soltanto perché nega la realtà ma perché la rimozione della verità si inserisce all’interno del processo di normalizzazione della minaccia russa all’Europa a cui lavora da mesi Vladimir Putin. Se l’Europa è minacciata e non fa nulla per reagire o si divide nella reazione alla minaccia ci saranno più possibilità nel futuro di vedere l’Alleanza atlantica divisa in caso di aggressione vera e propria dell’Europa. Ieri il Wall Street Journal ha pubblicato un’esclusiva, di cui parla oggi sul Foglio la nostra Micol Flammini, in cui si dà conto che l’intelligence statunitense ritiene che Putin potrebbe mettere alla prova la risolutezza della Nato con un’incursione limitata in un periodo che va dal prossimo autunno al 2029. La ragione, spiega il Wall Street Journal, è controintuitiva: Putin si trova sempre più sotto pressione in Ucraina, si trova in difficoltà in patria, non riesce a trovare un modo per ottenere una vittoria semplice, i droni ucraini ormai creano quasi quotidianamente danni all’esercito russo e all’industria petrolifera russa e aprire un fronte in Europa può aiutare la Russia a mostrare la vulnerabilità della Nato. E’ possibile che lo scenario evocato dall’intelligence americana sia esagerato (nel 2022, gli stessi che oggi sostengono che la Russia non sia una minaccia per l’Europa sostenevano che mai e poi mai Putin avrebbe aggredito l’Ucraina, come ricorderanno certamente i lettori del Fatto quotidiano). Ma è impossibile non rendersi conto di un fatto semplice: una propaganda che oltre a vivere di affermazioni si alimenta di rimozioni nega la realtà, cancella i problemi, demonizza le soluzioni, trasforma gli aggrediti in aggressori, gli aggressori in aggrediti aiutando certamente in modo involontario i nemici dell’Europa ad avere un’Europa un po’ meno forte e i nemici dell’Europa un po’ più forti. Di fronte a un drone russo che sorvola l’Europa, si chiudono gli occhi, si minimizza, si rimuove la realtà. Di fronte a un euro speso per difendersi, tutti in piazza per difendere l’aggressore e indebolire l’aggredito. Un ripassino, per non rimuovere la realtà, può essere utile, con la cover anti propaganda che trovate oggi sul nostro giornale.
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