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Setteottobre Rassegna Stampa
07.08.2026 Michigan, la vittoria di El-Sayed e la svolta anti-Israele nel Partito democratico
Commento di Alessandro Carmi

Testata: Setteottobre
Data: 07 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Alessandro Carmi
Titolo: «Michigan, la vittoria di El-Sayed e la svolta anti-Israele nel Partito democratico»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Carmi dal titolo: "Michigan, la vittoria di El-Sayed e la svolta anti-Israele nel Partito democratico"

Michigan, la vittoria di El-Sayed e la svolta anti-Israele nel Partito democratico
Il medico musulmano figlio di immigrati egiziani conquista le primarie per il Senato sconfiggendo la candidata sostenuta dall’establishment. La sua affermazione rafforza la corrente progressista ostile a Israele e apre un nuovo capitolo nello scontro interno ai democratici

La vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato del Michigan va bene al di là del semplice risultato elettorale, costituendo il segnale più evidente della crescita dell’ala progressista e apertamente ostile ad Israele nel corpaccione irrequieto del Partito democratico americano.

El-Sayed, 41 anni, medico ed ex direttore della sanità pubblica di Detroit, figlio di immigrati egiziani e musulmano praticante, ha sconfitto di misura la deputata Haley Stevens, sostenuta dall’establishment democratico e destinataria del più grande investimento mai effettuato dall’AIPAC in una singola elezione primaria: circa 30 milioni di dollari. La sua affermazione rappresenta un duro colpo per chi riteneva che il sostegno a Israele costituisse ancora un elemento identitario del Partito democratico. Al contrario, il Michigan conferma che, almeno in una parte dell’elettorato progressista, la guerra di Gaza ha modificato profondamente gli equilibri politici.

Durante tutta la campagna elettorale El-Sayed ha fatto della contrapposizione ad AIPAC uno dei temi centrali del proprio messaggio politico. Ha accusato la lobby filo-israeliana di condizionare la politica americana e ha sostenuto che il conflitto di Gaza sia stato reso possibile proprio dall’influenza esercitata da AIPAC su Washington. Le sue posizioni su Israele sono tra le più radicali espresse da un candidato democratico di primo piano. Ha definito la campagna militare israeliana a Gaza un “genocidio”, ha descritto il governo israeliano come “malvagio” e propone l’interruzione degli aiuti militari americani allo Stato ebraico.

Accanto a queste posizioni, El-Sayed sostiene un’agenda fortemente progressista: sanità universale, tassazione dei grandi patrimoni, abolizione dell’ICE, maggiore intervento pubblico nell’economia e una profonda riforma del finanziamento della politica. È stato sostenuto da Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez ed Elizabeth Warren, diventando uno dei nuovi punti di riferimento della sinistra democratica.

Il suo stile comunicativo spregiudicato ha contribuito a renderlo una figura polarizzante. Nel corso della campagna ha pronunciato dichiarazioni che hanno suscitato forti polemiche. Dopo l’attentato contro una sinagoga del Michigan ha commentato: «Le persone ferite feriscono altre persone». In un’altra occasione, riferendosi al senatore democratico John Fetterman, tra i più convinti sostenitori di Israele, ha evocato l’immagine di «appendere la testa di un orco a un palo» come deterrente. Ha inoltre dichiarato: «Non sono qui per essere gentile» e «Non inizio le risse, le finisco».

Pur non appartenendo formalmente ai Democratic Socialists of America, El-Sayed ha partecipato negli anni a numerosi eventi organizzati dal movimento e viene spesso accostato al sindaco di New York Zohran Mamdani, altro simbolo della nuova sinistra americana. Lo stesso El-Sayed, tuttavia, ha cercato di prendere le distanze dall’etichetta socialista, ricordando che il Michigan è uno Stato in bilico molto più moderato rispetto a New York.

Il risultato assume un valore particolare proprio perché arriva in uno degli Stati decisivi delle elezioni presidenziali americane. Il Michigan ospita contemporaneamente una delle più grandi comunità arabe e una delle più importanti comunità ebraiche degli Stati Uniti. Donald Trump vi aveva sconfitto Kamala Harris con poco più di un punto percentuale, rendendo ogni mutamento degli equilibri democratici particolarmente significativo.

Per molti osservatori la vittoria di El-Sayed dimostra che il tema israelo-palestinese non è più una questione marginale nelle primarie democratiche, ma uno degli elementi che definiscono ormai l’identità delle diverse correnti del partito. La sua candidatura sarà ora sottoposta alla prova più difficile: le elezioni di novembre contro il repubblicano Mike Rogers, in una sfida che potrebbe contribuire a determinare il controllo del Senato degli Stati Uniti.


info@setteottobre.com

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