Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Davide Romano dal titolo "Antisemitismo. Sinistra sempre più contaminata"

Davide Romano
A Bansko neonazisti bulgari hanno circondato un hotel intonando "Sieg Heil" davanti a giovani ebrei. Non è un caso isolato: in Bulgaria, negli ultimi mesi, sinagoghe imbrattate con svastiche e un monumento alla memoria devastato convivono con scritte "Free Palestine" spruzzate su un'altra sinagoga a coprire le foto delle vittime del 7 ottobre. Un solo Paese, matrici opposte sulla carta, identico bersaglio nella sostanza. È lo specchio di quanto accade in Europa e negli USA. Il rapporto della coalizione /7, che riunisce le principali organizzazioni ebraiche di sette Paesi occidentali, registra oltre 23.000 episodi di antisemitismo nel solo 2025, il 136% in più rispetto al 2022. Venti le vittime mortali, il dato più alto in trent'anni: dall'attentato di Bondi Beach durante Hanukkah (la festa delle luci) a quello alla sinagoga di Manchester, passando per gli uccisi all'ambasciata israeliana a Washington. Nessuno riconducibile all'estrema destra: i primi due rivendicati dall'Isis, il terzo da un uomo che ha urlato "Free Palestine" al momento dell'arresto. I dati più recenti del Combat Antisemitism Movement relativi al 2025, 4.107 episodi con matrice identificabile, mostrano un ribaltamento netto rispetto al 2023: l'estrema destra è scesa al 9,8% dell'identificabile. La sinistra radicale rappresenta il 66,9% con 2.747 episodi e l'islamismo il 23,3% con 957 episodi. Insieme raggiungono il 90,2% di tutti gli episodi con matrice identificabile. Un rovesciamento rispetto al 2023, quando destra e sinistra pesavano ancora per un terzo ciascuna. Non significa che la destra radicale sia sparita, come dimostra Bansko. L'odio verso gli ebrei non appartiene a una sola ambigua posizione politica, ma a chiunque trovi negli ebrei o nello Stato ebraico un nemico su cui scaricare la propria visione del mondo. Attribuirlo solo a una ideologia o ad una religione sarebbe un errore: il problema è lo spazio concesso ai fanatici nelle varie comunità.
Chi minimizza l'antisionismo come semplice critica politica dovrebbe fare i conti con la sua genealogia. Nel Mein Kampf Hitler descriveva il sionismo come copertura di un'organizzazione di sfruttatori ebrei, priva di reale intenzione di costruire uno Stato. Parte dell'antisionismo radicale contemporaneo ripropone schemi dell'antisemitismo classico: Israele come maschera di un potere occulto, il sionismo come inganno, gli ebrei come soggetto collettivo manipolatore. Non significa che ogni critica al governo israeliano sia antisemita; significa che negare agli ebrei il diritto a uno Stato proprio non è un canovaccio nuovo. Anzi.
Ed è nella scelta dei bersagli che la distinzione si sgretola: la violenza che si dichiara solo anti israeliana continua a colpire sinagoghe, scuole ebraiche e negozi kosher. Se questo accade oggi in una stazione sciistica bulgara come su una spiaggia di Sydney, significa che per molti ebrei l'Occidente del 2026 non offre più quel senso di sicurezza che sembrava acquisito vent'anni fa. E i dati ci dicono che ultimamente le cause sono sempre più da ricercare a sinistra.
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