Boy George: Quando la verità provoca uno scandalo
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://emet.press/boy-george-ou-quand-la-verite-fait-scandale-370716.html

Michelle Mazel
“Noi danzeremo di nuovo”. Il cantante britannico Boy George ha appena pubblicato una canzone che sta suscitando scandalo perché sosterrebbe “le azioni dell’esercito israeliano a Gaza.” E’ più o meno in termini identici che i media commentano questo bellissimo testo ispirato alle atrocità commesse il 7 ottobre 2023 dalle orde di Hamas contro dei giovani riuniti per un festival di danza all’aperto. Questi abomini sono ancora visibili online, poiché i loro perpetratori si sono premurati di filmarli e di pubblicarli in tempo reale sui social network. Sì, ma ecco il punto. Oggi non si vuole più parlare di queste immagini inquietanti. Anzi, se ne è mai parlato davvero? A parte il Segretario Generale delle Nazioni Unite, che ha osato conferire loro una certa legittimità!, non c'è mai stata alcuna riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza né di alcun comitato che si occupi di violenza sessuale contro le donne. E fin dall'inizio, “le azioni dell'esercito israeliano a Gaza” sono state presentate come ingiustificabili. In questo clima, si può dire che la posizione del cantante britannico sia unica e al contempo scioccante. Si pone in netto contrasto, si dice, con quella di altre figure del mondo pop. In Od Nirkod – che significa “Noi danzeremo di nuovo” – Boy George “esprimerebbe il suo sostegno incondizionato alle azioni di Israele a Gaza attraverso una canzone che assume la forma di un rimprovero agli attivisti filo-Gaza.” “Voi dite genocidio, io dico guerra. È a questo che serve l'esercito, quando vieni attaccato. È violento? Certo che lo è, quando si sa che voi volete ucciderci tutti, fino all’ultimo di noi. Voi non avete mai menzionato il 7 ottobre. Delle ragazze violentate contro degli alberi, brutalmente assassinate per il solo crimine di aver danzato. Voi condannate gli ebrei con una memoria selettiva. Siete degli orchestrali che sventolano bandiere, che ripetono un mantra di propaganda come pecore. Se ancora non l’avete capito, io sostengo gli ebrei. Non mi sento particolarmente coraggioso, ho semplicemente bisogno di comportarmi come un essere umano”, declama Boy George prima di pronunciare alcune parole in ebraico alla fine della canzone, peggiorando indubbiamente la sua posizione agli occhi dei suoi detrattori. Questa presa di posizione, scrive Le Figaro, “ha indignato un'altra figura del pop degli anni '80, Martyn Ware, che ha dichiarato: 'Non riesco proprio a credere che il mio vecchio amico Boy George abbia prodotto un'opera di propaganda musicale apertamente a favore del genocidio e anti-palestinese.’” Ci vuole una dose colossale di malafede per considerare questo come propaganda “a favore del genocidio”, dato che si limita a negare la realtà di un'accusa infondata. E in che cosa rinfacciare ad Hamas i suoi crimini può essere considerata come propaganda “anti-palestinese”? Le Figaro precisa, inoltre, che durante la recente edizione dell'Eurovision Song Contest l'artista “aveva sostenuto il candidato israeliano.” E con questo la questione è chiusa.