Boy George, il coraggio di dire «Io sto con Israele!»
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Boy George, icona mondiale della musica e voce indimenticabile dei Culture Club, ha scelto di parlare. E lo ha fatto con una canzone che oggi, nell'industria dello spettacolo, richiede un coraggio che non tutti possiedono: «We Will Dance Again», «Od Nirkod».-Balleremo ancora-
Una canzone dedicata alle vittime del 7 ottobre e al massacro del Nova festival, soprattutto ha voluto offrire solidarietà a Israele e al popolo ebraico. Un messaggio semplice e potentissimo: davanti all'odio feroce e all'antisemitismo planetario, io non mi nascondo e canto per Israele.
E per questo Boy George ha pagato un prezzo.
Al giorno d'oggi puoi dire tutto, puoi cantare tutto, puoi scandalizzare tutti. Ma guai a dire una cosa imperdonabile: «Io sto con Israele».
Puoi riempire i social di slogan contro l'Occidente. Puoi accusare Israele di ogni crimine possibile e immaginabile. Puoi partecipare a manifestazioni dove l'odio per lo Stato ebraico viene spacciato per «pace». Puoi distruggere città, interi quartieri a ferro e fuoco. Puoi chiamare gli ebri assassini. Puoi negare la Shoah. Puoi persino dimenticare il 7 ottobre e dire che non è mai esistito. Ma se solidarizzi con Israele, se ricordi gli stupri di massa, i bambini bruciati vivi, apriti cielo. È l'apocalisse. Lo scandalo e chi solidarizza ne paghi il prezzo.
E così Boy George ha sperimentato sulla propria pelle il prezzo del dissenso. La sua canzone ha scatenato una durissima reazione e il clamore che ne è seguito ha portato anche al suo ritiro dalla produzione londinese di Jesus Christ Superstar. È l'ennesima dimostrazione di quanto possa essere costoso e pericoloso, oggi, dire pubblicamente qualcosa che non coincida con il pensiero dominante di una parte del mondo, qualcosa che non sia woke o politicamente corretto.
Ma c'è una cosa che Boy George non ha perso: la dignità di essere libero.
In un mondo dove molti artisti si affrettano a sventolare le bandiere che garantiscono applausi, like e approvazione, lui ha scelto la strada più scomoda. Ha scelto di stare dalla parte di Israele quando farlo significa esporsi a insulti, accuse e messi alla gogna mediatica. E ha scelto di dire una frase che, in questi tempi, sembra diventata quasi rivoluzionaria: «I stand with the Jews». Io sto con gli ebrei, io sto con Israele e, nella canzone, ripete decine di volte la parola Truth - VERITA'.
Io sto con gli ebrei significa rifiutare l'idea che debbano sempre dimostrare di meritare la solidarietà del mondo. Significa ricordare che il 7 ottobre è accaduto. Che donne, giovani uomini, vecchi e bambini sono stati massacrati. Che persone sono state rapite. Che il terrorismo non diventa meno terrorismo quando le vittime sono israeliane. Ho letto il commento sulla canzone di Boy George su Fanpage, giornale noto per essere sempre contro Israele. Ebbene oltre al sarcasmo e ai vari condizionali sui massacri di ebrei, chi ha scritto l'articolo ha ridotto a soli 44 ostaggi i reali 254 israeliani catturati il 7 Ottobre. La vergogna di certi giornalisti non ha confini.
Boy George ha capito una cosa fondamentale: Il coraggio è stare dalla parte di ciò che è giusto anche quando la maggioranza ti volta le spalle. Per questo il cantante ha perso qualche applauso. Ha perso sicuramente qualche contratto. Ha perso l'approvazione e la simpatia di una parte del mondo dello spettacolo e del pubblico. Un artista può perdere un palco. Può perdere un ruolo. Può perdere una parte del pubblico. Ma quando decide di non piegarsi alla paura, conquista qualcosa che nessun boicottaggio può portargli via: La libertà di dire la verità.
E allora, Boy George, continua a cantare.
Continua a dire «Shalom».
Continua a ricordare il 7 ottobre.
E continua a dirlo forte, anche quando intorno a te qualcuno preferirebbe il silenzio.
Dopo il 7 ottobre, il mondo ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di dire da che parte stanno.
Grazie Boy George e, sì: We will dance again. Balleremo ancora.
Deborah Fait
Ps. Chi lo desidera trova la canzone di Boy George: WE WILL DANCE AGAIN su You Tube