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Il Foglio Rassegna Stampa
04.08.2026 Contro la flotta ombra di Putin. Ora l’Ue (e l’Italia) passa dall’osservazione all’azione
Analisi di Giulia Pompili

Testata: Il Foglio
Data: 04 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Giulia Pompili
Titolo: «Contro la flotta ombra di Putin. Ora l’Ue (e l’Italia) passa dall’osservazione all’azione»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Contro la flotta ombra di Putin. Ora l’Ue (e l’Italia) passa dall’osservazione all’azione"

Nave della Marina italiana abborda petroliera della flotta ombra russa

Roma. L’Unione europea sta aumentando la pressione sulla flotta ombra russa, cioè l’insieme delle petroliere e navi cisterna dalle bandiere e proprietà opache che il Cremlino usa per aggirare le sanzioni internazionali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Sabato mattina la fregata italiana Thaon di Revel, attuale ammiraglia della missione navale europea Irini, ha abbordato la petroliera Toa Payoh nelle acque al largo di Pantelleria per verificarne bandiera e documentazione. La petroliera era già stata sanzionata dagli Stati Uniti un anno fa, e poi era finita anche nella lista dell’Ue perché sospettata di trasportare petrolio russo sotto bandiera camerunense di comodo. Di fronte al rifiuto di collaborazione del comandante, i militari italiani si sono calati a bordo da un elicottero, portando a termine l’ispezione in circa due ore in acque internazionali, con il supporto di un aereo da pattugliamento polacco e di un’unità navale greca. E’ stato il secondo abbordaggio di una nave della shadow fleet in meno di due settimane: il 20 luglio scorso sempre i marinai del Thaon di Revel avevano abbordato la petroliera Mv South Star. Si tratta di un segnale significativo, perché non c’erano mai stati due abbordaggi così ravvicinati.

Fonti della Difesa fanno sapere che da un lato le operazioni delle ultime settimane riflettono il nuovo approccio di Bruxelles, che non vuole più limitarsi a monitorare la flotta ombra che pompa carburante alla guerra di Putin, ma vuole far rispettare le sanzioni anche in mare, e inizia a salire a bordo delle navi per verificarne identità, bandiera e documentazione – solo eventualmente procedere al sequestro, ma soprattutto per esercitare pressione. Ma c’è anche un altro dettaglio che è emerso in questi giorni, perché l’intelligence europea ha notato che più aumentano le restrizioni occidentali sul petrolio russo, più Mosca ha bisogno di utilizzare le sue petroliere fantasma per trafficare greggio, soprattutto adesso che la guerra in medio oriente ha complicato le rotte. Anche qui, c’è dietro una lezione dell’Ucraina, che nel frattempo ha aumentato gli attacchi navali nel Mar Nero diminuendo la capacità russa di proteggere i propri traffici marittimi. La pressione sulla flotta ombra russa è iniziata nel 2025 dagli Stati Uniti (Amministrazione Biden) con un’ondata di sanzioni contro petroliere, armatori e intermediari. Ma ora anche l’Europa sta aprendo un altro fronte strategico, quello dei controlli in mare, perché ha capito che fermare o almeno disturbare i traffici marittimi russi ha una diretta conseguenza sulle entrate petrolifere con cui Mosca finanzia la guerra.

Questa trasformazione è iniziata a marzo scorso e passa proprio dalla EuNavFor Med Irini, il cui comando è ospitato dall’Italia, e si trova dentro all’aeroporto militare di Centocelle a Roma.

Quando la missione navale europea venne lanciata sei anni fa, il suo mandato era quello di far rispettare l’embargo Onu sulle armi dirette in Libia. Per anni le attività si sono concentrate sul monitoraggio dei traffici nel Mediterraneo centrale. Poi però è arrivata l’invasione su larga scala dell’Ucraina e l’adatta-mento continuo di Mosca alle nuove sanzioni europee, e con il rinnovo del mandato approvato a marzo di quest’anno, Bruxelles ha ampliato i poteri della missione. Irini ora può esercitare il cosiddetto diritto di visita previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, per verificare la nazionalità delle navi sospettate di battere falsa bandiera. In meno di tre mesi sono già stati condotti cinque abbordaggi (l’11 maggio scorso il primo caso in base all’autorizzazione Ue di marzo sulla MV Nelsa, poi il 1° giugno sulla MV Oneiroi, il 7 giugno sulla MV Sandhya, il 20 luglio sulla MV South Star e, da ultimo, il 2 agosto sulla MV Toa Payoh – e gli ultimi due hanno coinvolto la componente italiana della missione); è un ritmo che conferma l’escalation della pressione europea su questo fronte. Di più. Dopo l’abbordaggio della petroliera Mv South Star del 20 luglio, il capo della diplomazia europea Kaja Kallas ha annunciato che gli stati membri hanno autorizzato anche l’Operazione Atalanta (la missione Ue nell’Oceano Indiano occidentale e nel Mar Rosso, nata per contrastare la pirateria somala) a condurre abbordaggi per verifica di bandiera contro sospette navi della flotta ombra russa, esattamente come già fa l’Operazione Irini nel Mediterraneo. Secondo diversi osservatori, si tratta del preludio di una maggiore pressione contro Putin. Ciò che emerge anche dal comando italiano è che il rischio diplomatico nell’aumentare la pressione contro Mosca esiste, ma lasciare campo libero ai traffici illegali russi ha sicuramente costi strategici molto maggiori, ed è per questo che l’Ue ha deciso di accettare un livello più elevato di esposizione.


lettere@ilfoglio.it

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