martedi` 04 agosto 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

I palestinesi stavano organizzando un altro 7 ottobre (Video di Ciro Principe) 30/07/2026


Clicca qui






Setteottobre Rassegna Stampa
04.08.2026 Iran. Scontro al vertice a Teheran sul futuro del regime
Analisi di Alessandro Carmi

Testata: Setteottobre
Data: 04 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Alessandro Carmi
Titolo: «Iran. Scontro al vertice a Teheran sul futuro del regime»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE l'analisi di Alessandro Carmi dal titolo: "Iran. Scontro al vertice a Teheran sul futuro del regime"

COME CAMBIERÀ IL REGIME - Limes
Dietro l’apparente unità contro Stati Uniti e Israele si combatte una dura lotta tra oltranzisti e pragmatici per decidere il destino dell'Iran

Mentre l’Iran continua a presentare un fronte compatto contro Stati Uniti e Israele, nelle stanze del potere di Teheran si sta combattendo una guerra parallela. Una battaglia politica che potrebbe rivelarsi decisiva quanto quella combattuta sul terreno e che vede contrapposti due schieramenti con visioni profondamente diverse sul futuro della Repubblica islamica.

Da una parte c’è il fronte più radicale, guidato dagli esponenti del movimento Paydari (“Perseveranza”), convinto che la guerra debba proseguire fino a una vittoria completa e che ogni trattativa con Washington rappresenti un cedimento inaccettabile. Dall’altra si collocano il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e i settori più pragmatici del regime, persuasi che la pressione militare debba servire soprattutto a rafforzare la posizione negoziale dell’Iran e ad aprire la strada a un accordo con gli Stati Uniti.

Lo scontro è diventato sempre più evidente dopo il fallimento della tregua raggiunta in primavera e la ripresa delle ostilità. Per i pragmatici il proseguimento della guerra rischia di aggravare una situazione economica già drammatica. Inflazione, svalutazione del rial, disoccupazione e isolamento internazionale stanno alimentando il malcontento della popolazione, mentre un’eventuale revoca delle sanzioni potrebbe consentire all’Iran di recuperare decine di miliardi di dollari e offrire una boccata d’ossigeno a un’economia in grave difficoltà.

I falchi del regime sostengono invece che qualsiasi apertura verso Washington rappresenterebbe una sconfitta politica e ideologica. Attraverso la televisione di Stato e le manifestazioni organizzate nelle principali città continuano a invocare la prosecuzione della guerra e la vendetta contro Stati Uniti e Israele, accusando i sostenitori del dialogo di voler compromettere i principi della rivoluzione islamica.

Il confronto si è spostato anche sul terreno della comunicazione. Secondo fonti iraniane, la televisione pubblica avrebbe interrotto o ridotto la trasmissione di alcuni interventi del presidente Pezeshkian e di altri esponenti governativi, provocando una dura reazione dell’esecutivo. Lo staff presidenziale ha accusato l’emittente di presentare una rappresentazione distorta del conflitto, alimentando la percezione di una contrapposizione tra governo e apparati militari proprio mentre il Paese è impegnato nella guerra.

Sul fondo di questa crisi pesa soprattutto la questione della successione alla guida della Repubblica islamica. Dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei e l’ascesa della nuova leadership, entrambi gli schieramenti cercano di accreditarsi come i veri interpreti della linea del nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei. La sua posizione rimane però volutamente sfumata, consentendo a ciascuna fazione di rivendicarne il sostegno.
Secondo numerosi osservatori, il conflitto interno riguarda molto più del modo di condurre la guerra. È una lotta per definire gli equilibri del potere nel “giorno dopo”, quando bisognerà decidere quale volto dovrà assumere la Repubblica islamica. I radicali puntano a rafforzare ulteriormente il controllo ideologico e repressivo sulla società. I pragmatici ritengono invece indispensabile allentare almeno in parte la pressione politica e sociale per evitare che il crescente disagio economico si trasformi in una nuova ondata di proteste.

Anche all’interno delle istituzioni emergono segnali di insofferenza. Nelle ultime settimane centinaia di ex parlamentari, religiosi, accademici e personalità pubbliche hanno sottoscritto appelli nei quali chiedono di fermare il conflitto e di privilegiare una soluzione negoziata. Un orientamento che riflette il timore di una parte dell’élite iraniana di vedere il Paese avviarsi verso una crisi ancora più profonda.

La guerra contro i nemici esterni continua dunque a fare da sfondo a un confronto che potrebbe ridisegnare il futuro dell’Iran. Per il momento prevale la disciplina imposta dall’emergenza militare. Quando le armi taceranno, però, la battaglia per il controllo della Repubblica islamica potrebbe entrare nella sua fase più decisiva.


info@setteottobre.com

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT