Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, la traduzione dell'articolo di Jns dal titolo: "L’inviato USA esorta alla cautela mentre Israele e Libano riprendono i negoziati a Roma"

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, Michel Issa, ha espresso lunedì un cauto ottimismo in vista della ripresa dei colloqui tra rappresentanti israeliani e libanesi a Roma, prevista per martedì, avvertendo però che «rimane ancora un’enorme quantità di lavoro tecnico da svolgere» per garantire «la sicurezza dei civili sul terreno».
«C’è una differenza sostanziale tra redigere un accordo sulla carta e attuarlo in modo responsabile», ha dichiarato Issa riferendosi all’accordo quadro del 26 giugno tra Gerusalemme e Beirut, avvertendo che «procedere troppo rapidamente rischia di mettere in pericolo proprio i civili che questo processo mira a proteggere». Ha aggiunto che entrambe le parti «devono concordare un processo chiaro e concretamente attuabile prima di andare avanti».
Il prossimo vertice, in programma dal 4 al 6 agosto nella capitale italiana e confermato da un funzionario del Dipartimento di Stato statunitense, dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, arriva dopo mesi di intensi sviluppi sia sul piano militare sia su quello diplomatico.
Le ostilità sono scoppiate il 2 marzo 2026, quando Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha ripreso gli attacchi con razzi e droni dal Libano meridionale, infrangendo il cessate il fuoco in vigore dal novembre 2024. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno risposto con un’ampia campagna aerea e con l’espansione delle operazioni terrestri per mettere in sicurezza il confine. In risposta alla ripresa dei combattimenti, il presidente libanese Joseph Aoun ha promesso di fare «l’impossibile» per porre fine al conflitto transfrontaliero e ha avviato iniziative per mettere fuori legge la milizia filo-iraniana.
Lo slancio diplomatico è cresciuto grazie ai primi negoziati mediati dagli Stati Uniti a Washington, culminati il 26 giugno con il raggiungimento di un Accordo Quadro Trilaterale articolato in 14 punti, durante il quinto round di negoziati. L’accordo prevede il disarmo di Hezbollah, mentre Gerusalemme ha ribadito che il ritiro completo delle proprie truppe avverrà soltanto dopo che la minaccia alla sicurezza sarà stata eliminata.
L’impegno diplomatico ai massimi livelli è proseguito il 21 luglio, quando Aoun ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca. Trump ha promesso sostegno agli sforzi del Libano per la stabilizzazione del Paese ed ha espresso la speranza che Beirut possa, in futuro, aderire agli Accordi di Abramo. Dopo un sesto ciclo di colloqui svoltosi a Roma il 14 e 15 luglio, nella prossima sessione i gruppi tecnici si concentreranno sull’ampliamento delle zone pilota, sulla risoluzione delle controversie di confine e sulla definizione di un percorso verso un accordo di pace globale.
«Entriamo in questi colloqui con un notevole slancio, dopo il successo del lancio della prima zona pilota nel Libano meridionale e il produttivo incontro tra il presidente Aoun e il presidente Trump», ha dichiarato il funzionario del Dipartimento di Stato.
L’attività diplomatica si svolge sullo sfondo di continue tensioni tattiche lungo il confine. Domenica, le Forze Armate Libanesi (LAF) avevano inizialmente sostenuto che cinque soldati fossero rimasti feriti in un «attacco del nemico israeliano» nei pressi di Bint Jbeil. Tuttavia, dopo le prime verifiche, che non hanno rilevato alcuna attività delle IDF nella zona, una successiva indagine ha stabilito che il veicolo delle LAF era saltato su un ordigno esplosivo di Hezbollah situato al di fuori della Zona di Sicurezza del Libano Meridionale. Le Forze Armate Libanesi hanno quindi riconosciuto che l’esplosione era stata provocata da un «oggetto sospetto» e non da un attacco israeliano, precisando che l’incidente è tuttora oggetto di indagine.