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Informazione Corretta Rassegna Stampa
03.08.2026 Ceuta vista da dentro
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 03 agosto 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «Ceuta vista da dentro»

Ceuta vista da dentro

Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

 

Negli ultimi giorni Ceuta, piccola enclave spagnola in Africa completamente circondata da territorio marocchino, è stata sulla bocca di tutti per una delle più importanti crisi migratorie degli ultimi decenni, almeno in termini di numeri; infatti, sono stati circa 50 mila i migranti che hanno eluso i valichi di frontiera, creando così il totale caos diplomatico per la Spagna.

Ho avuto la possibilità di visitare Ceuta esattamente un anno fa, accedendo proprio dalla frontiera via terra con il Marocco. In questo viaggio sono riuscito anche a intervistare molti giovani marocchini che tentano di entrare in Europa tramite Ceuta. L’articolo non sarà solo un’analisi geopolitica, ma anche il tentativo di riportare nel modo più accurato possibile la realtà di una città che per molti giovani è l’Eldorado.

La porta d’Europa

Ceuta è un piccolo comune di circa 85 mila abitanti che si affaccia dal lato africano dello stretto di Gibilterra, ma non è il solo comune spagnolo in Africa; infatti, ha una città gemella di 85 mila abitanti anch’essa, che è spostata un po’ più a est, sempre circondata da territorio marocchino ma molto più vicina al confine algerino. La cittadina di Ceuta è storicamente più stressata da crisi migratorie, non solo per la sua vicinanza fisica all’Europa continentale, ma anche perché Ceuta è molto più vicina a grandi centri abitati come Tangeri e Tetuan, oltre ad avere una conformazione fisica del territorio che rende più facile l’attraversamento.

Un viaggio chiamato Haraga

La stragrande maggioranza dei migranti che tentano la traversata ha circa 20 anni. Questo dato non è di certo una novità, ma in questo caso incide anche il modo principale per approdare a Ceuta; infatti, per eludere i controlli di frontiera i migranti nuotano fino a otto ore in mare aperto per poter assicurarsi di non essere fermati dalla Guardia Civil. Questo comporta uno sforzo fisico non indifferente che, in molti casi, può rivelarsi fatale. Questa traversata prende il nome di Haraga, parola del dialetto arabo maghrebino che significa "coloro che bruciano", usata per indicare i migranti che attraversano le frontiere in modo irregolare, spesso bruciando i propri documenti. Questo servirebbe a rendere più difficile l'identificazione da parte della polizia; proprio questa pratica dà il nome alla tratta migratoria.

Si è parlato dell’importanza dei social media in quest’ultima crisi ed effettivamente i social sono cruciali per raccogliere informazioni o unirsi a dei gruppi di ragazzi che tentano la traversata. Ci sono pagine Instagram che superano i 50 mila seguaci. Nei giorni precedenti alla crisi, su queste pagine giravano informazioni che parlavano della possibilità di ricevere asilo politico dalla Spagna, cosa assolutamente falsa ma che ha portato un numero altissimo di migranti a riversarsi sul confine spagnolo.

Gli errori di valutazione di Madrid

Nelle settimane precedenti alla crisi il primo ministro spagnolo è andato in visita ufficiale ad Algeri con l’obiettivo di rinsaldare i rapporti con lo Stato algerino. I rapporti tra Spagna e Algeria si erano incrinati nel 2022, quando l’allora governo iberico approvò il piano di autonomia del Sahara Occidentale proposto dal Marocco su un territorio che ancora oggi risulta conteso. Anche se il 90% di questo territorio è controllato dal regno maghrebino, il restante 10%, desertico e confinante con l'Algeria, è controllato dal fronte Polisario, un gruppo armato sostenuto dall’Algeria che punta a controllare l’interezza del territorio, per lo più con azioni terroristiche come quella avvenuta a maggio con il lancio di tre razzi verso la città di Smara, che fortunatamente non ha riportato vittime.

L’Algeria, però, è il primo fornitore di gas per il regno iberico e quindi un alleato fondamentale sul piano energetico. La visita di Sanchez, però, non si è limitata al piano energetico ma, per assicurarsi le importazioni di gas, visto il suo isolamento sulla crisi di Hormuz, ha dovuto presentarsi ad Algeri facendo un discorso pubblico che parlava chiaramente di accordi in “tutti gli ambiti”, come detto dal premier, aggiungendo che “L’Algeria potrà contare sulla Spagna”. L’ambiguità di Madrid, a pochi mesi dall’attacco di Smara, ha irritato le autorità marocchine che, probabilmente, visti i numeri, hanno lasciato passare molti migranti.

Le politiche di Sanchez relative alla migrazione stanno diventando solo un pretesto politico. La prima iniziativa è quella di concedere la cittadinanza a circa 500 mila migranti irregolari sul territorio spagnolo e la seconda, ben più problematica per enclave come Ceuta e Melilla, è legata a una sentenza di luglio che ha stabilito che i respingimenti sommari non possono essere applicati ai migranti intercettati in mare o che arrivano a nuoto nelle enclave di Ceuta e Melilla. Questo fattore ha invogliato ulteriormente i migranti.

Ceuta, in questo momento, è la porta dell’Unione Europea che ha messo a nudo la politicizzazione della migrazione da parte di Pedro Sanchez, usata per un proprio tornaconto politico. Dare la cittadinanza a 500 mila migranti irregolari è un evidente tentativo di guadagnare voti per le prossime elezioni; inoltre, la sentenza di luglio ha invogliato una migrazione di massa, illudendo migliaia di persone e favorendo narrative fantasiose dei trafficanti di esseri umani, che finora è costata la vita ad almeno 72 persone, per lo più giovani.

Inoltre, Sanchez si è schierato fin da subito contro l’operazione militare contro l’Iran. Questo l’ha portato a dover cercare nuovi alleati, vista la crisi energetica; ciò lo ha spinto a puntare su Algeri, evitando il Marocco, ormai sempre più alleato d’Israele e degli Stati Uniti.


takinut3@gmail.com

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