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I palestinesi stavano organizzando un altro 7 ottobre (Video di Ciro Principe) 30/07/2026


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Setteottobre Rassegna Stampa
31.07.2026 Spagna, l’antisemitismo cresce mentre Sánchez tace
Commento di Sara Hernández Díez

Testata: Setteottobre
Data: 31 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Sara Hernández Díez
Titolo: «Spagna, l’antisemitismo cresce mentre Sánchez tace»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Sara Hernández Díez dal titolo: "Spagna, l’antisemitismo cresce mentre Sánchez tace"

Spagna, l'antisemitismo cresce mentre Sánchez tace

Murales, aggressioni, reati d’odio e apologia dell’ETA raccontano una Spagna sempre più ostile agli ebrei e sempre più divisa

 

Solo pochi giorni fa Pedro Sánchez ringraziava sui social media una bambina, Layan, che da Gaza gli aveva dedicato un video accanto al murale in cui compare la sua immagine con la bandiera della Spagna da un lato e quella della Palestina dall’altro, insieme alla coppa del Mondiale di calcio 2026.

Nel frattempo, a Barcellona, il murale dell’artista urbano italiano TVBoy dedicato al calciatore Ferran Torres, dopo il gol che ha regalato alla Spagna la vittoria nella finale del Mondiale, è stato vandalizzato e coperto da nuove scritte come «Puta Espanya» o «Volem seleccions catalanes» («Vogliamo le nazionali catalane») poche ore dopo la sua realizzazione.

È assurdo pensare che in Palestina si dipingano murales di Lamine Yamal — festeggiò la vittoria della Liga con il FC Barcelona sventolando una bandiera palestinese — e di Pep Guardiola — accanito sostenitore dell’indipendenza catalana e della causa palestinese, che ribadisce di voler prendere la parola ogni volta che vengono uccisi degli innocenti, ma che non ha mai fatto il minimo riferimento al massacro del 7 ottobre — mentre in Spagna le pareti servono per rendere omaggio ai membri dell’organizzazione terroristica basca ETA (Euskadi Ta Askatasuna, Paese Basco e Libertà), rivendicare la frammentazione dello Stato spagnolo e la distruzione di quello israeliano, oltre a insultare tutto ciò che è spagnolo e israeliano, alimentando un clima di odio sempre più diffuso.

Secondo l’ultimo rapporto ufficiale del ministero dell’Interno, l’antisemitismo nel Paese iberico ha registrato un aumento dell’86,5% nel 2025 rispetto all’anno precedente, dopo essere già cresciuto del 60,9% nel 2024. Il Rapporto sull’Antisemitismo in Spagna dell’Osservatorio sull’Antisemitismo indica inoltre che, nel 2024, i discorsi, gli incidenti e gli attacchi antisemiti sono aumentati del 321% rispetto al 2023.

Così i partner di governo di Sánchez, coloro che aborrono la Spagna e Israele, che non rispettano le istituzioni scolastiche, gli eventi sportivi e culturali né le festività più sentite del Paese, e che raccontano soltanto la propria versione della storia, continuano a fomentare l’odio. Lo dimostra anche il rapporto pubblicato a giugno dall’Ufficio Nazionale per la Lotta contro i Reati d’Odio (ONDOD) del ministero dell’Interno, secondo il quale i reati e gli incidenti d’odio hanno raggiunto il massimo storico in Spagna.

A conferma di questo clima, il 3 luglio a Barcellona si è verificato uno degli episodi di molestia in strada più gravi degli ultimi anni. Un gruppo di cittadini ebrei francesi, all’uscita dalla preghiera di Shabbat in sinagoga, è stato inseguito per un’ora e mezza lungo il lungomare tra insulti, slogan ostili e sputi da una folla in continuo aumento, trovando infine rifugio in un hotel. Un mese prima, sempre nella città catalana, a due donne statunitensi era stato negato l’ingresso in un locale per il solo fatto di indossare in modo visibile la stella di David.

E nei Paesi Baschi? La situazione si riassume nelle dichiarazioni di Daniel Portero, figlio di Luis Portero, procuratore generale dell’Andalusia assassinato dall’organizzazione terroristica ETA nel 2000:«Genera perplessità che una persona i cui successi nella vita non siano stati altro che aver ucciso persone al servizio di un’organizzazione terroristica e aver trascorso mezza vita in prigione possa essere esibita e ricordata anno dopo anno chiedendone la libertà, legittimando così i suoi reati terroristici, producendo tale riconoscimento pubblico un sentimento di disagio e di vilipendio verso le vittime e i loro familiari, difficile da sopportare e da digerire, facendoci necessariamente rivivere la sofferenza causata e gli angosciosi momenti vissuti, oltre a generare una sensazione di schifosa impunità e l’idea che i reati commessi da tali individui siano valsi la pena».

 


info@setteottobre.com

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