Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Shira Navon dal titolo: "Ra’amnon dice che Hamas è un’organizzazione terroristica"

Il leader di Ra’am, il partito arabo alla Knesset, ribadisce la condanna del 7 ottobre ma si rifiuta ancora una volta di dire esplicitamente che Hamas deve essere eliminata
Mansour Abbas continua a muoversi sul filo di uno degli argomenti più delicati della politica israeliana. Intervistato dall’emittente pubblica Kan Reshet Bet, il leader di Ra’am, il partito islamico arabo rappresentato alla Knesset, ha ribadito la condanna degli attacchi del 7 ottobre 2023, evitando però ancora una volta di definire Hamas un’organizzazione terroristica che dovrebbe essere eliminata.
Nel corso dell’intervista, la giornalista gli ha rivolto più volte la stessa domanda. La risposta, tuttavia, non è mai arrivata. Abbas ha ricordato che il suo partito aveva condannato “ogni atto di terrorismo” e, in particolare, i crimini commessi da Hamas il 7 ottobre, precisando che quella condanna era stata espressa sia sul piano civile sia su quello religioso e islamico. Ha inoltre sostenuto che Ra’am si è impegnato per preservare la convivenza tra cittadini ebrei e arabi in Israele e ha cercato di contribuire agli sforzi per la liberazione degli ostaggi.
Quando però gli è stato chiesto se Hamas sia un’organizzazione terroristica che deve essere sradicata, il leader islamico ha scelto di non rispondere nel merito. In un primo momento ha liquidato la domanda come una sorta di “test di lealtà”, sostenendo che sottoporlo a un simile esame non fosse né giusto né intelligente. Alla successiva insistenza dell’intervistatrice ha ammesso apertamente di non voler fornire una risposta esplicita.
“Ho una risposta chiara, ma non voglio dirla”, ha dichiarato, aggiungendo di avere le proprie ragioni e che la sua scala di valori è perfettamente definita. Una posizione che ha immediatamente alimentato nuove polemiche, soprattutto perché non rappresenta una novità. Fin dall’inizio della guerra, Abbas ha evitato di qualificare pubblicamente Hamas come organizzazione terroristica, pur prendendo le distanze dal massacro del 7 ottobre.
Il presidente di Ra’am ha sostenuto che domande di questo tipo servano soprattutto ai suoi avversari politici, interessati a dipingerlo come un sostenitore del terrorismo. Ha ribadito invece di voler continuare a svolgere il ruolo di ponte tra le diverse componenti della società israeliana, favorendo il dialogo tra ebrei e arabi.
Le sue dichiarazioni riaccendono il dibattito sul ruolo di Ra’am nella politica israeliana. Fondato come espressione del Movimento islamico del Sud, il partito ha segnato una svolta storica nel 2021 entrando per la prima volta in una coalizione di governo guidata da Naftali Bennett e Yair Lapid. Abbas aveva allora puntato su un’agenda pragmatica, concentrata soprattutto sulle questioni economiche e sociali che riguardano la minoranza araba israeliana.
Dopo il 7 ottobre, tuttavia, gli spazi politici di questa strategia si sono progressivamente ridotti. La guerra ha irrigidito il confronto interno e ogni ambiguità nei confronti di Hamas è diventata oggetto di particolare attenzione.Negli ultimi anni Ra’am è stato inoltre investito da polemiche riguardanti alcune organizzazioni vicine al partito. Tra queste figura l’associazione Aid 48, struttura assistenziale collegata al Movimento islamico, sulla quale le autorità israeliane hanno aperto verifiche per presunti rapporti con enti riconducibili a Hamas. Le accuse vengono respinte dagli interessati, ma continuano ad alimentare il confronto politico.
La linea pragmatica di Abbas è emersa anche nei mesi scorsi, quando ha aperto alla necessità di sviluppare una forma di servizio nazionale-civile per i giovani arabi israeliani. Dopo le polemiche, il leader di Ra’am ha precisato di riferirsi a un servizio volontario organizzato all’interno della stessa società araba e non a un obbligo imposto dallo Stato, confermando tuttavia la volontà di favorire una maggiore assunzione di responsabilità civica nella comunità araba.
L’intervista concessa a Kan dimostra quanto la posizione di Mansour Abbas resti complessa. Da una parte il leader di Ra’am continua a presentarsi come interlocutore favorevole alla convivenza e alla cooperazione tra ebrei e arabi. Dall’altra, il suo persistente rifiuto di definire esplicitamente Hamas un’organizzazione terroristica destinata a essere eliminata continua a suscitare interrogativi e critiche in una parte significativa dell’opinione pubblica israeliana.