Riprendiamo da IL TEMPO la croncaca di Christian Campigli dal titolo: "I grillini accusano Brunori di "sionismo". E lui: "Fango contro di me, ho mostrato la verità""

L'inviato in Cisgiordania del Tg1ha raccontato l'uccisione di due israeliani da parte di un palestinese
Alla faccia della libertà di stampa. La sinistra non perde occasione per ribadire ciò che è ormai noto agli Italiani. Ovvero i giornalisti sono liberi di scrivere e di raccontare i fatti purché emerga una verità identica allo storytelling imposto dalla rive gauche della politica italiana. L’ennesimo episodio di questa penosa deriva ha visto involontario protagonista il collega della Rai, Gian Battista Brunori. La sua colpa?
Non aver detto che gli Israeliani sono brutti e cattivi, che i palestinesi sono delle vittime innocenti e che Hamas sono dei benefattori. «Brunori ha dato vita a una narrazione surreale e vergognosa che offende l’intelligenza di chi guarda - hanno sentenziato gli esponenti grillini in commissione vigilanza Rai -Il Servizio Pubblico è pagato con i soldi dei cittadini per raccontare la verità, non per fare propaganda sionista». Sul tema è intervenuto anche Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano: «se il CdA Rai vuole intervenire sul racconto del Medio Oriente, lo faccia su chi nega, mente o giustifica il 7 ottobre, e su chi parla di un genocidio a Gaza mai dimostrato in alcuna sede giudiziaria».
Nel pomeriggio di ieri abbiamo raggiunto telefonicamente il diretto interessato. Scosso, ma pronto a querelare chi lo ha diffamato. «Il 24 luglio sono stato in Cisgiordania con la troupe. Nel servizio per il Tg1 di venerdì ho mostrato le distruzioni e le aggressioni dei coloni che da varie zone della Cisgiordania hanno messo villaggi palestinesi a ferro e fuoco e ho raccontato anche la dinamica di quanto avvenuto venerdì mattina vicino alla colonia di Havad Gilat dove un gruppo di israeliani disarmati, famiglie con bambini stavano compiendo una escursione.
Erano fuori dal centro abitato, la loro presenza è stata ovviamente vista come una provocazione dai palestinesi ma non si tratta di coloni violenti, veri e propri banditi che nei giorni precedenti e in quelli successivi hanno incendiato moschee e case, e che purtroppo restano quasi sempre impuniti: quando un gruppo di arabi ha attaccato il gruppo di israeliani sono arrivati gli uomini dellasicurezza della vicina colonia e dell’esercito: un palestinese – come si vede chiaramente dalle immagini - ha strappato il mitragliatore ad un addetto alla sicurezza e ha ucciso un israeliano che era a terra, ritratto da una foto che ho mandato in onda, e poi ne ha ucciso un altro». Un giornalista che ha raccontato, senza mistificazioni, una vicenda complessa e drammatica. «Una valanga di fango è stata rovesciata contro di me e contro la mia famiglia, frasi orribili, ma non abbiamo perso la serenità, continuo a fare il mio lavoro: sono consapevole che siamo in zona di guerra. Non parliamo di una legittima critica, che va sempre bene: è invece il contrario, è il prodotto avvelenato della cultura woke, l’ormai collaudata tecnica di cercare di tappare la bocca a chi la pensa in modo differente, a qualsiasi costo».
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