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israele.net Rassegna Stampa
28.07.2026 Quella sosta nei bagni dell’aeroporto dove iniziarono a crollare i dogmi assorbiti in anni di indottrinamento
Articolo di Jns.org

Testata: israele.net
Data: 28 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Jns.org
Titolo: «Quella sosta nei bagni dell’aeroporto dove iniziarono a crollare i dogmi assorbiti in anni di indottrinamento»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jns.org dal titolo: "Quella sosta nei bagni dell’aeroporto dove iniziarono a crollare i dogmi assorbiti in anni di indottrinamento: un pacifista sudafricano racconta il percorso da intransigente attivista anti-israeliano a strenuo sostenitore della coesistenza e delle ragioni dello stato ebraico"

Scrive Etgar Lefkovits: Quando l’attivista pacifista sudafricano Klaas Mokgomole atterrò per la prima volta nel principale aeroporto internazionale di Israele, vicino a Tel Aviv, chiese dove fosse il bagno “riservato ai neri”.

18 giugno 2026: il sudafricano Klaas Mokgomole in visita in Israele

Quello che allora era un attivista anti-israeliano, a cui era stato inculcato che Israele è uno “stato di apartheid”, pensava che l’addetto dell’aeroporto internazionale Ben-Gurion, che lo guardava con aria interrogativa, semplicemente non capisse il suo inglese.

“Cosa intende per bagno riservato ai neri?”, chiedeva sconcertato l’addetto israeliano.

Mokgomole, che era alla sua prima visita in Israele, spiegò all’addetto che non voleva essere arrestato per aver usato il bagno sbagliato.

“Scelga quello che vuole”, fu la risposa dell’addetto.

27 gennaio 2022: manifestazione a Sandton, Johannesburg (Sud Africa)

Il sudafricano entrò in un bagno maschile e rimase sbigottito nel vedere ebrei, arabi e cristiani, bianchi e neri, tutti insieme.

“Forse è così solo nell’aeroporto perché è un luogo internazionale – si disse – Vedremo il vero apartheid quando gireremo nel Paese”.

Naturalmente non fu così.

Quella visita del 2015 si è rivelata un punto di svolta per l’allora attivista del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), che solo un anno prima era stato espulso dalla sua università di Johannesburg per aver interrotto con la violenza un evento culturale israeliano.

Nei dieci anni trascorsi da quel viaggio, il 35enne sudafricano, originario di un piccolo villaggio nella provincia di Limpopo, ha subìto una notevole trasformazione passando da intransigente attivista anti-israeliano a strenuo sostenitore di Israele e della coesistenza.

L’israeliana Mazal Tazazo, madre, architetta e assistente sociale, sopravvissuta alla carneficina del 7 ottobre, intervistata da ABC11 nel marzo 2025

“La mia vita è cambiata quando ho scelto di abbandonare le certezze a favore della curiosità – dice a JNS – Vedere la realtà sul campo e interagire con persone di diversa estrazione mi ha trasformato in una persona convinta che la coesistenza, non la divisione, offra la strada migliore da seguire”.

Mokgomole, che ora tiene conferenze a livello internazionale e gestisce programmi d’informazione su Israele dalla sua casa nel quartiere sudafricano di Soweto, è tornato nello Stato ebraico il mese scorso, grazie alla società di consulenza no-profit con sede in Israele Secret Light, in vista della pubblicazione in autunno del suo libro di memorie, provvisoriamente intitolato Klaas in Session.

Il suo cambiamento è stato a dir poco straordinario. Parlando in una casa privata nella periferia di Tel Aviv, Mokgomole racconta la sua giovinezza radicalizzata come leader studentesco del partito al governo, l’African National Congress (ANC), che, un decennio prima degli attacchi terroristici di Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023 e dei successivi cortei “Dal fiume al mare”, organizzava adunate in cui i manifestanti scandivano slogan come “Un ebreo, un proiettile” e “Uccidere gli ebrei, uccidere i sionisti”.

“Eravamo già radicalizzati – rievoca, sottolineando come Israele venisse costantemente paragonato al Sudafrica dell’apartheid – Ti ritrovi con persone che non hanno mai messo piede in Medio Oriente e finisci semplicemente per assorbire di tutto”.

Soldatesse delle Forze di Difesa israeliane

Dopo aver interrotto con la volenza un recital pianistico israeliano organizzato presso la sua università, Mokgomole è stato giudicato colpevole di cattiva condotta ed espulso.

Sua madre, che sapeva ben poco di Israele al di là di ciò che aveva letto nella Bibbia, ne rimase sconvolta, ricorda Mokgomole, mentre suo fratello lo esortava a documentarsi su ogni questione prima di aderire a qualsiasi movimento.

Grazie un buono-regalo, Mokgomole acquistò un libro su Israele scritto dal noto giurista americano Alan Dershowitz.

Poco dopo, un amico lo mise in contatto con un viaggio in Israele organizzato dal South African-Israel Forum, che era disposto a offrire una possibilità all’ex attivista BDS.

Ignorando ammonimenti e derisioni online da parte di ex leader studenteschi che lo esortavano a non andare, Mokgomole si recò in Israele.

Dopo la sua esperienza con i bagni multietnici dell’aeroporto, rimase colpito da una visita alla città di Sderot, nel sud di Israele, dove apprese che, parecchi anni prima degli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre, gli abitanti israeliani avevano solo 15 secondi di tempo per mettersi al riparo dai razzi palestinesi che venivano frequentemente lanciati su di loro dalla Striscia di Gaza.

“Mi sono reso conto che il movimento BDS non mi aveva mai raccontato quella parte della storia – afferma – e che la loro campagna per la Palestina era una maschera per predicare odio contro gli ebrei”.

Da quel momento in poi Mokgomole ha deciso di informare gli studenti del suo Paese su ciò che ha visto di persona in Israele “affinché non cadano nella stessa trappola della disinformazione e imparino a pensare fuori dagli schemi”.

Ora collabora con organizzazioni ebraiche sudafricane per costruire ponti tra le comunità africane ed ebraiche.

Appassionato di corsa, ha anche partecipato alla Maratona di Gerusalemme come parte del suo insolito viaggio, anche in tempo di guerra.

(Da: jns.org, 21.7.26)


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