Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Israele. Caccia ai terroristi del 7 ottobre"

Shabak e IDF continuano a eliminare gli uomini che parteciparono al massacro e ai rapimenti. Ventuno uccisi dall’inizio di giugno, mentre l’intelligence completa la mappa dei responsabili
Israele continua a dare la caccia, uno per uno, agli uomini che il 7 ottobre 2023 attraversarono il confine dalla Striscia di Gaza, parteciparono ai massacri nelle comunità del sud, sequestrarono israeliani e li trascinarono nell’enclave. Dall’inizio di giugno sono stati eliminati 21 terroristi inseriti nella lista dei responsabili dell’attacco, undici dei quali coinvolti direttamente nel rapimento o nella detenzione degli ostaggi. L’obiettivo dichiarato dall’apparato di sicurezza israeliano resta quello fissato nei giorni immediatamente successivi alla strage. Raggiungere tutti coloro che vi presero parte.
Meno di due settimane dopo il 7 ottobre, lo Shabak costituì una struttura speciale chiamata NILI, acronimo ebraico di Netzach Israel Lo Yeshaker, «l’Eterno d’Israele non mentirà», espressione tratta dal Primo libro di Samuele. La squadra, composta da specialisti operativi e dell’intelligence e impegnata in stretto coordinamento con l’IDF, ricevette il compito di identificare e localizzare i terroristi rientrati a Gaza dopo l’assalto.
La prima lista di nomi e fotografie si è progressivamente allungata grazie alle informazioni raccolte durante la guerra. Documenti sequestrati nella Striscia, filmati, elenchi appartenenti a Hamas, interrogatori e fonti d’intelligence hanno permesso di ricostruire con crescente precisione identità e responsabilità individuali. Una parte degli uomini ricercati, inoltre, ha continuato a operare nelle strutture militari di Hamas, partecipando alla guerra e successivamente ai tentativi di ricostituzione delle sue capacità operative.
Il ritmo delle operazioni è aumentato negli ultimi mesi. Secondo fonti della sicurezza citate da Ynet, la conclusione della vicenda degli ostaggi detenuti nella Striscia ha rimosso uno dei principali vincoli che condizionavano le operazioni israeliane. Quando i rapiti si trovavano ancora a Gaza, ogni attacco contro un membro di Hamas doveva infatti tenere conto della possibilità che nelle sue vicinanze fosse detenuto un ostaggio. Diverse occasioni furono per questo abbandonate o rinviate.
La procedura resta legata alle informazioni disponibili e alle opportunità operative. Alcuni attacchi vengono decisi rapidamente quando emerge un’informazione che permette di localizzare il bersaglio; altri sono preparati attraverso una sorveglianza che può durare giorni. Secondo un ufficiale del Comando meridionale, prima dell’attacco viene valutato anche il rischio per i civili e alcune operazioni sono state rinviate proprio per ridurre le possibili vittime tra persone estranee alle attività terroristiche.
Tra gli ultimi uomini raggiunti figura Abdullah Jahha, appartenente all’unità navale dell’ala militare di Hamas, ucciso in un attacco nel nord della Striscia. IDF e Shabak hanno confermato che Jahha aveva partecipato all’invasione del territorio israeliano il 7 ottobre e che, durante la guerra e anche recentemente, aveva continuato a promuovere operazioni terroristiche via mare contro militari e civili israeliani. Nell’attacco sono stati eliminati anche Mohammed al-Hawari, comandante di una cellula del battaglione Zeitoun, e Subhi Saqallah, addetto all’osservazione dello stesso battaglione.
La lista comprende figure con responsabilità molto diverse. Husam Shafai, appartenente al battaglione orientale di Khan Yunis di Hamas, partecipò all’assalto al kibbutz Nirim e, secondo le autorità israeliane, al rapimento dei corpi del colonnello Asaf Hamami, del sergente maggiore Tomer Ahimas e del sergente Kiril Brodsky, caduti combattendo il 7 ottobre. Adham Ibrahim Shaaban Nasman, responsabile delle operazioni della Brigata Gaza City, avrebbe invece contribuito a dirigere l’invasione e partecipato alla detenzione di numerosi ostaggi.
Nell’elenco figurano appartenenti ad Hamas e alla Jihad islamica palestinese, comandanti delle forze Nukhba, uomini coinvolti nei rapimenti e terroristi che entrarono nei kibbutz o nell’area del festival Nova. Tra loro anche Walid Haniyeh, nipote dell’ex leader di Hamas Ismail Haniyeh, che secondo Israele era vicecomandante di una compagnia Nukhba e partecipò personalmente all’assalto del 7 ottobre.
La missione ha quindi assunto con il tempo una duplice funzione. Alla ricerca dei responsabili del massacro si è aggiunta l’esigenza militare di impedire che gli stessi uomini contribuiscano alla ricostruzione delle strutture di Hamas. Per l’intelligence israeliana le due esigenze ormai coincidono, perché molti dei superstiti del 7 ottobre sono rimasti attivi nell’organizzazione e partecipano ai suoi tentativi di riorganizzazione.
La lista resta aperta e viene aggiornata quotidianamente. Dietro ogni operazione lavorano strutture dello Shabak e dell’IDF impegnate senza interruzione nell’individuazione dei bersagli e nella ricerca dell’occasione per colpirli. Il principio formulato dalle fonti della sicurezza israeliana è destinato a valere anche quando l’intensità della guerra cambia. «Chiuderemo il conto con tutti». Per gli uomini della Nukhba sopravvissuti al 7 ottobre, il messaggio è altrettanto esplicito. Nessuno deve considerarsi al sicuro.