Attentati ai Gay Pride e l'ipocrisia antisemita
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Ora tiriamo le fila, per gioco dialettico. Avete mai avuto notizia di un estremista ebraico che si lancia con il furgone sulla folla di un gay pride? Direte che nel 2015 ci fu... Vero e non è meno grave degli altri ma questo è un fiore avvelenato, qui oggi siamo davanti ad un prato anche coltivato.
Avete mai avuto contezza di un radicalizzato islamico che uccide una donna e ne ferisce 10 come a Berlino e prima in serie altri casi eguali in Francia, in Germania, in Italia? Ne avete collezione.
Stanti le risposte ovvie a domande retoriche, ricordo che le bandiere e i simboli delle associazioni ebraiche vengono "espulsi" dalle manifestazioni del gay pride, mentre vi si sventolano le bandiere di Hamas e della Palestina. È come se i topi portassero in corteo con giubilo le bandiere dei gatti.
Diventa palese l'evidente contraddizione di una battaglia che non è per la giustizia, ma fa da maschera alla verità.
L'antisemitismo è così radicato che lo si accetta persino da parte di chi nega palesemente la propria libertà. L'omosessualità non è ammessa nei paesi islamici, ma gli omosessuali sembrano indifferenti a questo assunto e attaccano Israele.
Siamo all'illogicità manifesta. L'uomo che ha colpito il gay pride di Berlino non era un folle o uno spostato: è il portatore, il soldato di una battaglia contro l'Occidente e contro le libertà occidentali.
Indossare un abito che annulla la persona in quanto donna non è il frutto di una diversa cultura, ma di una medesima negazione. Il Signore, che è Uno, non faceva il sarto e non chiedeva guerre sante, perché è stato santo nel creare la vita. A Berlino, invece, c'era un soldato della morte.