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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.07.2026 Mamdani può ancora minacciare Netanyahu senza arrestarlo
Commento di Ben Cohen

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: «Mamdani può ancora minacciare Netanyahu senza arrestarlo»

Mamdani può ancora minacciare Netanyahu senza arrestarlo

Commento di Ben Cohen 
(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/mamdani-can-still-threaten-netanyahu-without-arresting-him


Ben Cohen

 

A partire da questa settimana, cinque persone sono morte e decine si sono ammalate gravemente a causa di un'epidemia di legionellosi concentrata nell'Upper East Side di Manhattan. Si tratta di una forma estrema di polmonite, che non si contrae per contatto con altre persone, bensì a causa di fattori ambientali, come torri di raffreddamento e impianti idrici, dove i batteri letali responsabili della malattia tendono a proliferare in condizioni di calore. Si tratta, quindi, di una questione che rientra pienamente nelle competenze dell'amministrazione comunale. Come ha sottolineato la Presidente del Consiglio Comunale di New York, Julie Menin, in un editoriale per il New York Post , coloro che hanno perso i propri cari a causa della malattia, insieme ai newyorkesi in generale, “meritano risposte concrete dall'amministrazione del sindaco Zohran Mamdani”, che li ha delusi in modo clamoroso. Per gran parte della scorsa settimana, Mamdani e la sua banda di funzionari stalinisti non si sono nemmeno concentrati sull'epidemia. In modo parodistico, che sarebbe stato divertente se non ci fossero state vite in pericolo, Mamdani ha deviato l'attenzione sulla prossima visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu a New York a settembre per l'Assemblea Generale annuale delle Nazioni Unite. Un “criminale di guerra” stava arrivando nella nostra città, ha avvertito con tono ansimante, quasi come se si aspettasse che i newyorkesi interrompessero il lavoro e si precipitassero in strada a protestare. L'episodio dimostra che, quando si tratta di politica internazionale, che esula completamente dalle competenze del governo cittadino, Mamdani è tanto incompetente quanto lo è sulle questioni su cui dovrebbe invece fare la differenza. Indica inoltre che avere socialisti di facciata alla guida di qualsiasi tipo di governo è pericoloso per la nostra salute collettiva, sia fisica che politica. 

Dopo aver ventilato la possibilità di inviare il Dipartimento di Polizia di New York ad arrestare Netanyahu, Mamdani è stato costretto a ritirare la sua minaccia. Pubblicando un video esplicativo in cui ha allargato le accuse di omicidio rituale non solo contro Netanyahu ma anche contro lo Stato di Israele, il sindaco ha ammesso di non avere l'autorità per incarcerare il leader israeliano. Ha quindi suggerito che fosse il governo federale a farlo. Ma anche questa affermazione è fallace. Gli Stati Uniti non hanno mai aderito allo Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale, il che significa che non hanno giurisdizione per eseguire i mandati di arresto nei confronti di Netanyahu o di chiunque altro negli Stati Uniti. 

Inoltre, la posizione delle Nazioni Unite, in quanto istituzione con sede a New York, è sufficientemente protetta per impedire l'arresto dei leader che partecipano all'Assemblea Generale. Ecco perché, ogni anno, i newyorkesi devono sopportare dittatori e tiranni di vario genere, come il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che paralizzano il traffico e rendono necessari posti di blocco della polizia lungo le principali arterie di Manhattan. Naturalmente, Mamdani non si lamenta di questi leader perché li ammira; anzi, cerca di emularli. Tuttavia, il fatto che Mamdani non possa arrestare Netanyahu non significa che non tenterà di sabotare la visita del leader israeliano. Quest'anno, per la prima volta, New York avrà un sindaco schierato dalla parte dei manifestanti violenti, e non dagli agenti di polizia che garantiscono l'ordine pubblico nelle strade della città. Il copione è ben consolidato. Negli ultimi due anni, la partecipazione di Netanyahu all'Assemblea Generale è stata caratterizzata da violente proteste filo-Hamas. Inoltre, come in altre città del Paese e del mondo, New York è stata regolarmente teatro di manifestazioni in cui le bandiere di Hamas e Hezbollah sono state esposte con orgoglio, insieme a slogan che invocavano la distruzione di Israele e cori antisemiti che esortavano i “sionisti” a “tornare in Polonia.” Da quando Mamdani si è insediato a gennaio, queste proteste sono diventate più sfacciate. Almeno tre manifestazioni a favore di Hamas sono state autorizzate davanti a sinagoghe nei quartieri di Queens, Manhattan e Brooklyn. Invece di condannare e impedire queste violazioni della libertà di culto – forse perché si tratta di un valore troppo “americano” per un islamista come Mamdani – le ha incoraggiate, affermando che “questi spazi sacri non dovrebbero essere utilizzati per promuovere attività in violazione del diritto internazionale.” Questo, ovviamente, si applica solo alle istituzioni ebraiche, non a quelle musulmane come il Centro islamico sciita Al-Khoei nel Queens, dove Mamdani ha coltivato uno stretto rapporto con il suo imam negazionista della Shoah, lo sceicco Fadhel Al-Sahlani. A settembre, quando Netanyahu arriverà a New York, i manifestanti saranno rincuorati dalla consapevolezza di avere l'appoggio del sindaco e della sua amministrazione. In un momento in cui il movimento pro-Hamas a livello globale sta addestrando gli attivisti alle tecniche di “azione diretta” – altrimenti nota come “violenza” per noi – è lecito aspettarsi che queste manifestazioni saranno le più veementi fino ad oggi. I rappresentanti di nazioni come Russia, Iran, Cina e Turchia possono comunque stare certi che non saranno sottoposti allo stesso trattamento riservato al premier israeliano. Chiunque tenti di ostacolare il passaggio dei loro cortei lungo la First Avenue incontrerà sicuramente il disappunto del sindaco. 

Spesso si commenta l'ironia del fatto che la città più ebraica al di fuori di Israele sia governata da un antisemita determinato a distruggere Israele, e bisogna anche ammettere che parte del motivo di questo risultato è dovuto al fatto che una minoranza significativa di ebrei newyorkesi ha votato per Mamdani, proprio come alcuni ebrei a Vienna votarono per il leggendario sindaco antisemita Karl Lueger all'inizio del XX secolo. Come Mamdani, Lueger mantenne rapporti con alcuni ebrei di spicco quando ciò risultava politicamente utile. “Decido io chi è ebreo”, disse in una sua celebre frase. Mamdani sta seguendo le sue orme. Ciononostante, gli ebrei favorevoli a Mamdani non parlano a nome della popolazione ebraica della città e certamente non lo fanno a nome delle numerose organizzazioni ebraiche che vi hanno sede. Nel loro approccio a Mamdani, questi gruppi hanno adottato un tono che sottintende che, pur essendo un personaggio problematico, si può comunque fare affari con lui. Francamente, tutto questo deve finire. Il sindaco di New York crede che Israele non abbia il diritto di esistere come Stato ebraico e che le sinagoghe siano un bersaglio legittimo per la sua base filo-Hamas ogni volta che ospitano eventi legati a Israele. Il pragmatismo, che è una caratteristica naturale dei politici ebrei, in questo caso si rivelerà inefficace.                           L'unica opzione per i leader ebrei di New York è boicottare Mamdani e i suoi alleati, sostenendo al contempo i suoi critici all'interno dell'amministrazione cittadina, come Menin e il commissario di polizia Jessica Tisch. Sì, saranno quattro anni lunghi, ma questo è il prezzo da pagare quando si ha a che fare con un sindaco e un uomo come lui. O verrà sconfitto lui, o lo saremo noi.

 

 


takinut3@gmail.com

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