Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Francesca Musacchio dal titolo: "Minculpop Propal alla Sapienza. La deriva vergognosa e la voglia di boicottaggio a Israele"

Se vuoi diventare rettore della Sapienza devi prima promettere di boicottare Israele. È questo, al netto delle formule sulla pace e sui diritti, il significato politico della lettera del Comitato Sapienza per la Palestina nella quale i docenti firmatari chiedono ai candidati alla guida dell’ateneo «impegni programmatici, limpidi e vincolanti» contro le collaborazioni con istituzioni, università e centri di ricerca israeliani. La richiesta pretende, quindi, una dichiarazione preventiva di conformità: chi aspira a governare la più grande università italiana deve prendere «nettamente le distanze da Israele», rinunciare alla neutralità e aderire a una precisa lettura del conflitto mediorientale. Il candidato non viene valutato per la capacità di garantire pluralismo, ricerca e autonomia scientifica, ma per la disponibilità a trasformare l’ateneo in soggetto militante.
Nella lettera, Israele è indicato come causa della «moltiplicazione delle guerre» e come responsabile di una politica di aggressione che durerebbe da 78 anni. Non compaiono il massacro del 7 ottobre, il terrorismo di Hamas, i razzi lanciati contro i civili israeliani, le guerre di aggressione subite dallo Stato ebraico o il ruolo dell’Iran e delle sue milizie. La selezione dei fatti è il presupposto sul quale si costruisce la pretesa di subordinare l’accesso al rettorato a una scelta politica già scritta. Dopo la mappatura del “turismo sionista”, arriva così un’altra forma di classificazione, liste, registri e persecuzioni. Nel primo caso si censivano alberghi, imprese e persone. Ora si misurano i candidati rettori di un ateneo sulla disponibilità a interrompere i rapporti con Israele. Cambiano gli strumenti ma resta il metodo: individuare un bersaglio, separarlo dagli altri e rendere la distanza da quel bersaglio una prova di affidabilità.
Per l’associazione Setteottobre «forse solo il fascista Minculpop avrebbe osato tanto» e denuncia il tentativo di piegare la libertà accademica a una linea ideologica: «I professori ProPal della Sapienza, con una lettera piena di falsità storiche e menzogne sul conflitto in Medio Oriente, senza mai citare le vittime civili iraniane, i cristiani trucidati in Africa per mano della Jihad, e soprattutto senza citare l’orrore del 7 ottobre, vogliono che i candidati rettori aderiscano alla propaganda di Hamas, con buona pace della libertà accademica, della ricerca della verità nel metodo scientifico, del rispetto per le opinioni diverse», afferma il presidente Stefano Parisi.
La pressione ideologica contro Israele si inserisce, inoltre, in un sistema universitario nel quale cresce la presenza organizzata di realtà studentesche riconducibili all’area della Fratellanza Musulmana. È stata infatti costituita una nuova struttura nazionale con il compito di coordinare associazioni già operative in diversi atenei del Nord Italia: Brescia, Milano, Pavia, Bergamo, i poli dell’Insubria tra Varese, Como e Busto Arsizio, le sedi del Piemonte orientale tra Novara e Alessandria e l’Università di Parma. Non si tratta più, dunque, di gruppi locali isolati, ma del tentativo di costruire una rete stabile, con una propria governance, incarichi interni e una capacità di collegamento tra università diverse. Il passaggio è rilevante perché trasforma l’attivismo religioso e politico nei campus in una presenza strutturata, capace di muoversi su scala nazionale, di sostenere le iniziative locali e di incidere nel dibattito accademico con maggiore continuità. È in questo quadro che la campagna per il boicottaggio di Israele trova un terreno particolarmente favorevole.
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