sabato 25 luglio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Hamas affama i propri bambini (Video di Ciro Principe) 18/07/2026


Clicca qui






Il Riformista Rassegna Stampa
25.07.2026 La città di Firenze deve sapere. La sindaca Funaro di fronte a Israele
Cronaca del Riformista

Testata: Il Riformista
Data: 25 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Il Riformista
Titolo: «La città di Firenze deve sapere. La sindaca Funaro di fronte a Israele»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, la cronaca dal titolo: "La città di Firenze deve sapere. La sindaca Funaro di fronte a Israele"

“È facile parlare di pace quando la guerra non tocca personalmente le comunità e chi la vive. È facile parlare di dialogo quando c’è una situazione di tranquillità tra i popoli. Diventa molto, molto difficile farlo quando si vivono momenti drammatici come quelli che purtroppo stiamo vedendo e che non si fermano, a partire dal massacro del popolo palestinese che è una ferita purulenta per tutti quanti noi.

La città di Firenze non può tirarsi indietro rispetto a questo.

È la città della pace, la città che nel momento più complicato ha messo i popoli in conflitto a sedere insieme. Firenze deve continuare ancora oggi a provare a mandare questo messaggio di pace. Sarà una goccia nel deserto, ma quella goccia che può servire perlomeno ad avviare una discussione o una riflessione.

Quando Noa mi ha fatto vedere il video dove ho conosciuto la storia di Bushra Awad, che saluto e che ringrazio di cuore, di cuore di essere qui… io penso come è accaduto a ognuno di noi quando ha visto quel video e quando ha conosciuto la loro storia, ma soprattutto quando le ho sentite parlare. Due donne che hanno perso in assoluto la cosa, la cosa più importante dell’esistenza di un uomo, che sono i propri figli. Non c’è dolore più grande per una persona che quello della perdita di un figlio.

E quando ti ritrovi davanti donne che hanno subito un dolore di questa serietà, più di qualsiasi altra cosa, che hanno il coraggio e la forza non solo di stare insieme, ma di andare avanti e mandare messaggi di unione, messaggi di fratellanza e messaggi di pace, allora dici: se lo fanno loro, loro non sono solo… sono l’esempio più potente. Ma ognuno di noi deve fare un mezzo, deve assumersi la responsabilità della scelta di condannare in maniera netta quello che di allucinante sta accadendo, ma contemporaneamente mandare un messaggio tendendo tendendo la mano, perché loro sono l’esempio più bello.

Questo che già l’anno scorso… e oggi ho l’onore di farlo personalmente… abbiamo deciso di dedicare il Fiorino d’Oro della città di Firenze a Bushra e Robi, e oggi lo potremo consegnare fisicamente. Siamo felicissimi di avervi qui con noi. Questo è il regalo più grande che potevate fare a Firenze: essere qui insieme a noi, insieme a Noa, insieme a Mire, insieme a tutti voi per le “Mille e una Canti di Pace”. Grazie davvero, Bushra e Robi.

Siamo in un luogo speciale, perché questo questo è un luogo un luogo di pace, di meditazione, di riflessione. Questo è un luogo nel quale parla l’anima. E noi, quando si parla di questi temi, abbiamo bisogno di luoghi come questi, che diano ispirazione, che facciano riflettere, che facciano concentrare ognuno di noi su noi stessi per potersi rivolgere agli altri, per poter dare, insegnare un’attenzione dei messaggi concreti oltre che dei messaggi simbolici.

Non è stamani, in questo contesto, che voglio parlare di quella che è la situazione purtroppo sempre più drammatica che stiamo che stiamo vedendo. Avremo vari appuntamenti in questi giorni e occasioni di parlarne durante gli appuntamenti di questi giorni. Ma io penso che, oltre alla condanna netta e chiara che noi dobbiamo fare, e che devo dire che chi vive in Israele e Palestina continua a fare, e continua a tenere alta l’attenzione da parte mia come cittadina prima che come sindaca, va un “grazie”. Perché vivere in quel contesto e avere il coraggio e la forza per una questione di giustizia sociale, di una giustizia che è legata alla verità, di dire che Netanyahu è un criminale e che sta compiendo un massacro senza precedenti, io penso che sia un atto di verità, ma per chi vive in quel contesto anche un atto che ti porta delle conseguenze, quindi grazie ancora.

Tanto questa attenzione, tanto tempo per parlare. Abbiamo aperto un po’ di tempo fa, nel Salone dei Cinquecento, questo bellissimo momento con con Mohammad… la la verità… e con il nostro David Grossman, che è stato un momento molto toccante. Abbiamo oggi la fortuna di avere tante persone che vogliono parlare di pace, tante persone che vogliono che vogliono tenere alta l’attenzione sulle condizioni terrificanti che il popolo palestinese sta continuando a vivere.

E lo dico oggi: serve ancora di più, perché c’è stato un momento in cui i media erano molto attenti e l’attenzione poi va sempre dopo un po’ scema, diminuisce. E invece c’è bisogno di continuare a tenere alta. C’è bisogno di condannare con fermezza, ma c’è bisogno anche di mandare messaggi di dialogo e di pace, perché noi di questo abbiamo bisogno. E oggi che è sempre più difficile, dobbiamo continuare a farlo.

Il mio invito è a partecipare in questi giorni. Ognuno a portare la propria esperienza, il proprio pensiero personale e collettivo, cercando di mandare un messaggio come lo manderemo anche venerdì quando ci sarà la chiusura delle “Mille e una Canti di Pace”, e avremo tanto tempo per parlarne.

Però questa non è una condizione che riguarda solo ed esclusivamente la terra della Palestina e della terra di Israele, ma questa è una condizione che riguarda tutto il mondo, e ognuno di noi se ne deve fare carico”.

Di seguito, invece, la lettera sottoscritta da un gruppo di ebrei fiorentini

“Gentile Dott.ssa Funaro,

abbiamo letto con grande attenzione, e pari sofferenza, il Suo intervento di venerdì 10 luglio 2026. Come ebrei di diverse Comunità d’Italia, insieme a membri di varie associazioni e cittadini fiorentini, ne siamo rimasti profondamente turbati. Non per le critiche al governo Netanyahu, ma per ciò che manca completamente nel Suo testo: i traumi e i lutti del popolo ebraico, dal 7 ottobre 2023 in poi.

Lei sa perfettamente cosa abbia rappresentato il 7 ottobre. Sa che è stato il più grave massacro di ebrei dopo la Shoah. Sa che quel giorno ha cambiato radicalmente la vita di Israele e delle Comunità ebraiche in tutto il mondo. Lei sa che da allora l’antigiudaismo è ri-esploso ovunque, anche in Italia, dove molti ebrei sono tornati ad avere paura di mostrare la propria identità. Eppure, nel Suo discorso, tutto questo non esiste, non è presente. Lei parla di pace, dialogo e fratellanza, ma ha omesso i nomi degli attori principali: i terroristi di Hamas, che hanno provocato quella tragedia.

Lei ha dato voce al dolore di una sola parte, ai palestinesi, lasciando intendere che il dramma degli israeliani e degli ebrei possa essere trascurato, possa sparire, possa essere tenuto nascosto, come già è successo nel corso dei secoli. Lei definisce Netanyahu un criminale, che sta compiendo un massacro senza precedenti, ma i criminali di Hamas, che da anni tengono in pugno e usano i palestinesi come scudi umani, sfuggono alla Sua attenzione.

Lei, Sindaca Funaro, dovrebbe ricordare che quando indossa la fascia tricolore non parla soltanto come esponente della “sua parte”, perché rappresenta tutta la città di Firenze. E in quella città vivono anche centinaia di ebrei, e non solo, che non si sono sentiti rappresentati dalle Sue parole. La pace non nasce da una memoria selettiva. Non nasce scegliendo le vittime che meritano compassione e quelle che possono essere dimenticate. Non nasce costruendo una narrazione in cui esiste un solo colpevole e un solo popolo degno di essere ricordato.

Ma c’è un aspetto che rende tutto questo ancora più difficile da comprendere.

Lei conosce bene la Storia del popolo ebraico. Lei sa che è una Storia fatta di persecuzioni, espulsioni, discriminazioni e sterminio. Sa cosa significa vivere con la memoria della Shoah e vedere oggi riaffiorare un antisemitismo che molti pensavano appartenesse al passato. Sa cosa significhi vedere sinagoghe presidiate, studenti ebrei intimiditi, famiglie costrette a nascondere i simboli della propria identità per timore di aggressioni. Proprio perché conosce tutto questo, il Suo silenzio pesa ancora di più. Non perché qualcuno debba sostenere un governo israeliano. Nessuno lo pretende. E da chi ricopre il ruolo di Sindaca di Firenze ci si aspetterebbe almeno il riconoscimento pieno del trauma vissuto dal popolo ebraico e della paura che milioni di ebrei continuano a provare dopo il 7 ottobre.

Nel Suo intervento del 10 luglio scorso questo riconoscimento non c’è. Lei ha trovato parole durissime per Israele, ma non un termine altrettanto efficace per il massacro del 7 ottobre, per le persone rapite da Hamas, per gli esseri umani che hanno perso la vita durante la prigionia, neppure per il senso di vulnerabilità che continua ad attraversare la piccola Terra di Israele (più piccola della Toscana) e le Comunità ebraiche nel mondo.

In veste di personaggio politico, Lei sente forse il dovere di chiedere la fine delle sofferenze della popolazione palestinese. Ma ha anche il dovere istituzionale di riconoscere e rappresentare il dolore degli ebrei della Sua città, senza eccezioni. Quando una Sindaca sceglie di raccontare solo una parte della tragedia, smette di essere un punto di equilibrio e diventa parte della contrapposizione stessa. Ed è questo che ci ha feriti.

Il racconto di una Sindaca – come Lei – che, per tradizione familiare, conosce la Storia, i drammi e i valori etici del popolo ebraico, avrebbe potuto tenere insieme tutte le sofferenze e avrebbe potuto portare con la sua voce un autentico messaggio di pace. Così non è stato.

Forse questa lettera non cambierà nulla. Lei è la Sindaca di Firenze, non un Capo di Stato, né una diplomatica chiamata a negoziare la pace. Le sorti di un conflitto tanto complesso si decidono nelle sedi internazionali, grazie ad incontri di delegati, attraverso i rappresentanti dei singoli governi. Nel frattempo, le parole di chi rappresenta un’intera città dovrebbero unire, riconoscere il dolore di tutte le vittime e non lasciare nessuno con la sensazione di essere stato dimenticato. Altrimenti, anche il più nobile appello alla pace rischia di restare soltanto una dichiarazione priva di effetti concreti.

Mentre La esortiamo a rivedere la Sua impostazione etico-politica su questi temi, La ringraziamo per l’attenzione e porgiamo distinti saluti. Shalom”.

Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante


redazione@ilriformista.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT