Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di alcuni articoli di media israeliani dal titolo: "L’Autorità Palestinese – dicono – accetta la “soluzione a due stati”. Eppure i suoi esponenti e i suoi media continuano a ripetere che il vero obiettivo è “porre fine a Israele” e che non bisogna dirlo perché “il mondo non lo accetterebbe”. Domanda: sono questi gli “interlocutori di pace” di cui Israele si dovrebbe fidare per il futuro stato palestiense in Cisgiordania e Gaza?"

16.7.26, TV ufficiale dell’Autorità Palestinese: l’obiettivo è porre fine a Israele ma non bisogna dirlo apertamente
Mentre ingenuamente molte persone in tutto il mondo credono ai dirigenti dell’Autorità Palestinese quando dichiarano di essere a favore di una “soluzione a due Stati”, che ovviamente significherebbe uno stato palestinese che vivesse in pace a fianco dello stato d’Israele, in realtà i palestinesi sanno che si tratta di una impostura.
L’Autorità Palestinese sa che perderebbe gran parte del sostegno in Occidente se dicesse apertamente la verità, ovvero che il suo obiettivo è la completa distruzione e scomparsa dello stato ebraico.
Un commentatore politico lo ha recentemente spiegato senza mezzi termini ai telespettatori della televisione ufficiale dell’Autorità Palestinese, sottolineando che i palestinesi non possono parlare apertamente del loro obiettivo ultimo (“la fine della colonia Israele”) perché non sarebbe accettabile per il mondo.
E il conduttore della tv ufficiale dell’Autorità Palestinese mostra d’aver capito perfettamente il concetto.
Hamada Farana, commentatore politico, membro del Consiglio Nazionale Palestinese (l’organo legislativo dell’OLP): “Loro [gli arabi israeliani] si battono per l’uguaglianza e non per la liberazione della Palestina. I palestinesi in Cisgiordania, a Gerusalemme e nella Striscia di Gaza si battono per l’indipendenza e non per la liberazione della Palestina. I palestinesi della diaspora si battono per il ritorno [all’interno di Israele].
Se questi tre concetti si realizzassero, significherebbe la fine della colonia Israele, ma nessuno deve dire, come abbiamo detto in passato, che vogliamo la liberazione di tutta la terra palestinese. Il mondo non è più disposto ad accettarlo”.
Conduttore della tv ufficiale dell’Autorità Palestinese: “Si tratta di un’azione a impatto cumulativo per porre fine all’esistenza di questa colonia”.
(Da: tv ufficiale dell’Autorità Palestinese, 16 luglio 2026)
Nella sua propaganda, l’Autorità Palestinese definisce Israele una “colonia” allo scopo di delegittimarne l’esistenza, dipingerlo come un impianto imperialista e giustificare l’obiettivo di distruggerlo.
Ma lo stratagemma di tacere davanti al mondo questo obiettivo finale non costituisce una novità.
Ad esempio, una dichiarazione molto simile a questa di Hamada Farana venne fatta alcuni anni fa alla tv Al-Jazeera da Abbas Zaki, membro del Comitato Centrale di Fatah (il movimento che fa capo al presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen).
“Il grande obiettivo” che l’Autorità Palestinese si propone di raggiungere, spiegò Abbas Zaki, ovvero la sua “idea ispiratrice” è che Israele “venga a cessare” e sia “cancellato dall’esistenza”, ma i palestinesi non possono parlarne apertamente perché il mondo non lo accetterebbe.
Abbas Zaki, membro del Comitato Centrale di Fatah: “L’accordo si basa sui confini del 4 giugno [1967]. Finché l’accordo si basa sui confini del 4 giugno, il presidente [Abu Mazen] capisce, noi capiamo e tutti sanno che è impossibile realizzare in un colpo solo l’idea ispiratrice, o il grande obiettivo.
Se Israele si ritirasse da Gerusalemme, se Israele sradicasse gli insediamenti, 650.000 coloni, se Israele rimuovesse la barriera [di sicurezza], che ne sarebbe di Israele? Israele cesserebbe di esistere.
Se dicessi che voglio cancellarlo dall’esistenza, sarebbe fantastico, fantastico, [ma] è dura. Questa non è una politica [dichiarata]. Non si può dirlo al mondo. Si può dirlo solo a se stessi”.
(Da: Al-Jazeera, 23 settembre 2011)
(Da: palwatch.org, israele.net, 22.7.26)