Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Sara Hernández Díez dal titolo: "Spagna campione del mondo, Paese sempre più diviso"

La vittoria della Roja riaccende lo scontro con gli indipendentisti mentre cresce un clima di ostilità verso i simboli nazionali e Israele
È successo di nuovo: un traguardo di un’intera nazione spagnola, la vittoria ai Mondiali di calcio 2026, è stato calpestato da una parte della stessa Spagna. È triste vedere che i sorrisi e l’entusiasmo di tifosi grandi e piccoli si siano trasformati in lacrime e rabbia con l’approvazione del governo Sánchez.
È deplorevole che diversi comuni di orientamento indipendentista abbiano ripetutamente invocato motivi di sicurezza, costi logistici o tutela della convivenza per negare l’installazione di maxischermi, mentre si consente che striscioni che invocano la distruzione dello Stato di Israele e dello Stato spagnolo imbrattino le strade e le piazze. Siamo arrivati al punto che, il giorno della finale, diverse piattaforme di tifosi, come “Barcelona con la Selección”, si sono viste costrette ad affittare discoteche o locali privati per guardare la partita, dopo i continui rinvii da parte dei municipi. Inoltre, si permette a un deputato, Francesc de Dalmases (del partito indipendentista catalano Junts per Catalunya), di pubblicare sul social network X: «Sono catalano e non ho nulla a che fare con la Spagna».
Mentre nei Paesi Baschi gli indipendentisti sono scesi in piazza per «garantire la sopravvivenza di Euskal Herria», affermando che l’ufficialità del proprio Paese e della propria nazionale è necessaria. In testa alla manifestazione di Bilbao si potevano leggere striscioni con slogan come: «Euskal Herriak ofizialtasuna. Espainolismoari ez» (Ufficialità per Euskal Herria, no allo spagnolismo) e, sempre a Bilbao, 300 sostenitori della nazionale basca hanno aggredito i tifosi della Roja; a Vitoria, 30 radicali hanno attaccato con spray al peperoncino e picchiato due giovani solo perché indossavano la maglia della Spagna; a Eibar è stata bruciata una bandiera spagnola e, in Navarra, una decina di radicali baschi incappucciati, armati di sbarre e manganelli estensibili, ha attaccato alcuni tifosi che stavano seguendo la partita sulla terrazza di un bar. E, naturalmente, il Parlament della Catalogna non renderà omaggio agli otto giocatori catalani che domenica scorsa hanno conquistato il Mondiale.
Il paradosso? Mentre gli indipendentisti iberici sventolavano le loro bandiere nazionali insieme a quelle della Palestina, i palestinesi inondavano i social network di bandiere della Spagna e le piazze di magliette della nazionale spagnola (colpisce vedere così tante magliette originali, il cui prezzo supera i 100 euro).
Ultimamente in Spagna nulla è come dovrebbe essere. La bandiera spagnola e la maglia della nazionale sono considerate una provocazione dagli indipendentisti che odiano sia la Spagna sia Israele, gli stessi che sostengono Hamas. Occorre accettare che la musica risuoni nelle piazze quando vengono rimessi in libertà detenuti dell’organizzazione terroristica basca ETA (Euskadi Ta Askatasuna), persino responsabili di reati di sangue, e tacere quando il governo Sánchez decide che la voce della Spagna non si farà sentire a Eurovisione a causa della partecipazione di Israele. E così in ogni ambito: anche nella letteratura. Nei Paesi Baschi e in Catalogna vengono pubblicati libri e persino favole per bambini che incitano all’odio verso tutto ciò che è spagnolo sotto gli occhi di tutti e nessuno fa nulla. Tuttavia, durante l’ultima Fiera del Libro di Santander (Cantabria), un gruppo di attivisti filopalestinesi, intonando slogan contro Israele, ha impedito la presentazione del libro del poeta argentino Marcos Ricardo Barnatán e di suo figlio Jimmy, mentre alla Fiera del Libro di Madrid uno stand esponeva uno striscione che proponeva la scomparsa dello Stato di Israele.
Sánchez concede ogni tipo di concessione agli indipendentisti baschi in cambio di voti, mentre questi continuano a imporre, se non più il terrore, certamente la paura in alcune zone del nord del Paese. E ora la Corte di Giustizia dell’UE sostiene l’amnistia per gli indipendentisti catalani, gli stessi che hanno lanciato un razzo contro un elicottero della polizia. Nel frattempo, il rapporto sull’evoluzione dei reati e degli incidenti d’odio dello Stato afferma che, rispetto all’anno scorso, i reati di antisemitismo sono aumentati dell’86,5%, ma anche in questo caso non viene fatto nulla. La Spagna è campione del mondo di calcio, ma per tutto il resto ha urgente bisogno di aiuto: se non dal mondo, almeno da Bruxelles.