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Il Riformista Rassegna Stampa
23.07.2026 La popolarità di Mamdani crolla. La soluzione per risalire nei sondaggi? Minacciare di arrestare Netanyahu
Commento di Marco Del Monte

Testata: Il Riformista
Data: 23 luglio 2026
Pagina: 1
Autore: Marco Del Monte
Titolo: «La popolarità di Mamdani crolla. La soluzione per risalire nei sondaggi? Minacciare di arrestare Netanyahu»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Marco Del Monte dal titolo: "La popolarità di Mamdani crolla. La soluzione per risalire nei sondaggi? Minacciare di arrestare Netanyahu"

Tutto il mondo sta vivendo un momento di mediocrità, certificato dal successo dei social e dall’Intelligenza Artificiale, che ormai viene impiegata in ogni aspetto della nostra vita: dal robot per la pulizia del pavimento alla navetta che va sulla luna. A questa invenzione ormai si chiede tutto e sostituisce il farmacista e lo psicologo, lo stratega e il missionario. Chiaramente si va per paradossi, ma ciò non toglie nulla all’affermazione: non c’è un capo di stato, un sindaco, un parlamentare, un giudice che sia all’altezza del suo compito, e allora ognuno insegue quello che a suo sentire può tirarlo fuori dal pantano. Abbiamo avuto lunghi periodi in cui non si parlava altro che di Gazae di quello che rappresentava per i movimenti pro-Pal, che hanno dimostrato una cosa: l’umanità si sazia di sé stessa, e ora c’è un momento di “stanca”; perfino la guerra in Iransembra non interessare più nessuno e questo è un male perché, come ogni malattia che non si debella subito, diventa cronica.

Ci sono infezioni che possono essere stroncate con massicce dosi di antibiotici, ma se l’assunzione dei farmaci necessari si interrompe a metà, la malattia rimarrà sempre latente e pronta a riesplodere. La guerra dell’Iran è stata interrotta al dodicesimo giorno (giugno 2025): ora la sua durata è un’incognita cosmica; il regime poteva essere abbattuto in un mese, mentre ora cammina pure se non si sa chi comanda; il meccanismo è bloccato e va avanti per inerzia. L’organizzazione del regime è a “strati”. Ogni strato ha paura dell’altro e, quindi, continua a fare il suo lavoro in una guerra diventata routine. La popolarità del vicepresidente degli Usa, J.D. Vance, è al minimo storico e rischia di compromettere la sua carriera politica; ma è bastato che dimostrasse un po’ di “sana” ostilità nei confronti di Israele per risalire un po’ la china. Ha detto, infatti, che i Servizi israeliani stavano esagerando nel comunicare a Trump il piano iraniano per eliminarlo e che, tutto sommato, si poteva soprassedere.

Ma il Premio Oscar della settimana va al sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ancora non riesce a capire quali siano i compiti di un sindaco (e i suoi poteri); in conseguenza l’Amministrazione della città sta facendo rapidissimi passi indietro, insieme alla sua popolarità. Dal primo atto pubblico compiuto, ovvero il giuramento, ha dimostrato la cifra della sua personalità: ha giurato, infatti, sul Corano, dando enfasi alla sua ostilità nei confronti della comunità ebraica più numerosa al mondo fuori da Israele, che non ha manifestato, invece, nessuna ostilità preconcetta. I maggiori contribuenti della città, invece, hanno mostrato la volontà di cambiare residenza, a causa della nuova stretta fiscale, cui il sindaco ha dato avvio, con l’introduzione di tassazioni “patrimoniali”. Come fare, dunque, a recuperare visibilità e consensi? Gli è venuto in mente di confermare ciò che va dicendo da quando ha iniziato la sua campagna elettorale, nel dicembre 2024, che ha ripetuto all’atto del suo insediamento: cioè arrestare Netanyahu alla prima occasione utile.

A settembre ci sarà l’annuale Assemblea ordinaria dell’ONU, che vedrà arrivare a New York tutti i leader mondiali, tra cui Bibi. Il sindaco coglie subito l’occasione e annuncia al mondo che darà disposizione al capo del Dipartimento di Polizia Urbana di arrestare il criminale di guerra, dando esecuzione all’ordinanza della Corte Penale Internazionale, previa verifica della possibilità di farlo. Siccome Trump gli ha risposto subito, dicendo che il sindaco non può fare politica estera, per non fare marcia indietro, ha detto che sin da ora darà incarico all’ufficio legale di studiare la questione, perché lui ha tutta l’intenzione di non mollare. Innanzitutto gli Usa non hanno aderito all’organismo di giustizia internazionale, così come Israele, e questo già pone un limite invalicabile; poi c’è il paletto “immunità diplomatica” che non può essere violato da un’autorità amministrativa locale. Però il sindaco ha riguadagnato la prima pagina su tutti i quotidiani del mondo, con una mossa da grande genio. C’è solo da considerare che in questo momento andare contro Israele paga in termini di popolarità, mentre Israele non può rendere pubblica la lista dei Paesi che stanno in fila per avere la disponibilità dei sistemi di difesa, a cominciare dall’antisemita (a parole) Spagna.

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